18/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La 35° convention di Jesse Jackson: serve una nuova strada per gli Usa
Scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Il simbolo della Rainbow Coalition / Push
Sono stato alla 35sima Convention della Rainbow/Push Coalition, fondata e diretta tuttora dal Reverendo Jesse Jackson, Sr.
Giovane aiutante di Martin Luther King nelle battaglie per i diritti civili delle minoranze razziali durante gli anni sessanta, ha poi continuato la lotta, creando la Rainbow/Push come organizzazione ideologicamente multirazziale e progressista. Questa coalizione è stata il veicolo e la piattaforma delle sua campagnie presidenziali, nelle primarie Democratiche degli anni ottanta. Tanto t
empo è passato da quelle campagne elettorali, ma Jesse Jackson e Rainbow Push hanno continuato a tessere quei tenui fili che legano i pochi giunchi del progressismo americano.

Chi crede che i diritti civili siano una concquista affermata non deve far altro che soffermarsi nelle città americane, prima ancora di visitare le statistiche aggregate, per capire che in larga misura il progetto d’integrazione civile è fallito. Fallito in primo luogo sull’incapacità di trasformarsi in integrazione sociale. Inoltre chi crede che il problema della povertà riguardi solo i neri si deve ricredere; come ha notato di recente il New York Times, il salario medio in America è stagnante da vent’anni, la disuguaglianza aumenta, l’accesso all’istruzione superiore e alla salute declinano, l’ascesa sociale nella classe media si è compressa. Questo è un paese in crisi sociale.

Le prime due giornate della Convention si sono concentrate sul fatto che in America non esiste diritto al voto costituzionalmente protetto a livello federale. Pertanto il Voting Rights Act (1964), che fu tanto strumentale nel rompere il monopolio dei bianchi e degli abbienti sul voto negli stati del sud (e non solo) va ciclicamente riconfermato, o le sue disposizioni decadranno. Riconfermato nel 1982, sotto Reagan, con un Congresso in mano ai Democratici, deve essere riapprovato nel 2007. Bush ha dichiarato di non essere informato a riguardo, e che valuterà al momento opportuno se sostenere tale legge.

Jesse Jackson jr.Come ha tuonato il rappresentante dell’Illinois, Jesse Jackson Jr, il diritto al voto in America è frazionato stato per stato, contea per contea. Anche solo riapprovare il Voting Rights Act non supplisce a questa natura frammentaria. E come si è visto in Florida nel 2000 e nell’Ohio ed in Florida nel 2004, in stati chiave per la competizione elettorale, gli amministratori che dovrebbero garantire l’esercizio al voto hanno generato intenzionalmente ostacoli per deprimere la partecipazione alle urne da parte di quei gruppi più disposti a sostenere i Democrats.
Del resto la stessa Corte Suprema degli Usa si è riferita alla mancanza di un diritto nazionale al voto per giustificare la sua decisione in Bush vs Gore 2000, riconfermando le decisioni dell’Amministratice delle elezioni in Florida, Kathleen Harris, che poi era anche il Campaign Manager di Bush in quello stato.

Howard Dean, candidato alle Presidenziali, ex-Governatore del Vermont, ed ora divenuto Chairman del Democratic National Council (gracile segreteria dei Democrats) ha tuonato contro le manipolazioni diffuse sul voto. Ma ha anche attacato implicitamente i Kerry ed i Clinton, per aver accettato supinamente le angherie dei Repubblicani, e per aver rifiutato di dar battaglia partendo dai propri valori.
Il Partito Democratico, come e` ovvio, vuole che tutti i voti ad esso favorevole vengano espressi, e contati. Come ha detto l’ex-Presidente Jimmy Carter, negli Usa oggi non vi è trasparenza nè garanzia nel proprio voto. Ma gente come Jesse Jackson, Sr., come Andrew Stern, capo del militante sindacato Seiu, of il Presidente di Unite here, altro sindacato militante ed in crescita, hanno posto sul tavolo una rabbia ed una coerenza programmatica lucida e convergente. Il voto in sè non basta, hanno detto, se non esiste un partito disposto a fare suo un programma che unisca i diritti civili e quelli sociali, che si ponga come obiettivi reali la sanità per tutti e la scuola per tutti, il diritto dei lavoratori ad organizzarsi, il rifiuto del militarismo. Oggi i Democrats non sono questo partito.

Uno storico treno UsaCome Jackson ha ricordato, nessuno dei due partiti fece proprio il voto alle donne, nessuno dei due partiti fece proprio il diritto dei lavoratori ad organizzarsi, nessuno dei due partiti fece propria nè la battaglia contro la schiavitù nè quella contro la desegregazione, nè quella per la pace.
Ogni qual volta vi sono state conquiste democratiche in questo paese è avvenuto sotto la spinta di un ‘terzo veicolo della democrazia’, che, come la terza rotaia del metrò, quella elettrica, ha messo in moto il sistema politico, dandogli una scossa, con uno o l’altro dei due contenitori elettorali in mossa per intercettare queste forze esterne.
"E’ ora di costruire la terza rotaia" ha continuato a ripetere Jesse Jackson nei suoi interventi, tra gli applausi del pubblico. "E' ora di costruire la terza rotaia" hanno ribattuto in eco i sindacalisti, e rappresentanti della crescente comunità ispanica.
Categoria: Politica, Costume
Luogo: Stati Uniti