Chi crede che i
diritti civili siano una concquista affermata non deve far altro che
soffermarsi nelle città americane, prima ancora di visitare le
statistiche aggregate, per capire che in larga misura il progetto
d’integrazione civile è fallito. Fallito in primo luogo
sull’incapacità di trasformarsi in integrazione sociale. Inoltre
chi crede che il problema della povertà riguardi solo i neri si deve
ricredere; come ha notato di recente il New York Times, il salario
medio in America è stagnante da vent’anni, la disuguaglianza
aumenta, l’accesso all’istruzione superiore e alla salute
declinano, l’ascesa sociale nella classe media si è compressa.
Questo è un paese in crisi sociale.
Le prime due
giornate della Convention si sono concentrate sul fatto che in
America non esiste diritto al voto costituzionalmente protetto a
livello federale. Pertanto il Voting Rights Act (1964), che fu
tanto strumentale nel rompere il monopolio dei bianchi e degli
abbienti sul voto negli stati del sud (e non solo) va ciclicamente
riconfermato, o le sue disposizioni decadranno. Riconfermato nel
1982, sotto Reagan, con un Congresso in mano ai Democratici, deve
essere riapprovato nel 2007. Bush ha dichiarato di non essere
informato a riguardo, e che valuterà al momento opportuno se
sostenere tale legge.

Come ha tuonato il rappresentante dell’Illinois, Jesse Jackson Jr, il diritto
al voto
in America è frazionato stato per stato, contea per contea. Anche
solo riapprovare il Voting Rights Act non supplisce a questa natura
frammentaria. E come si è visto in Florida nel 2000 e nell’Ohio
ed in Florida nel 2004, in stati chiave per la competizione
elettorale, gli amministratori che dovrebbero garantire l’esercizio
al voto hanno generato intenzionalmente ostacoli per deprimere la
partecipazione alle urne da parte di quei gruppi più disposti a
sostenere i Democrats.
Del resto la stessa
Corte Suprema degli Usa si è riferita alla mancanza di un diritto
nazionale al voto per giustificare la sua decisione in Bush vs
Gore 2000, riconfermando le decisioni dell’Amministratice delle
elezioni in Florida, Kathleen Harris, che poi era anche il Campaign
Manager di Bush in quello stato.
Howard Dean,
candidato alle Presidenziali, ex-Governatore del Vermont, ed ora
divenuto Chairman del Democratic National Council (gracile segreteria
dei Democrats) ha tuonato contro le manipolazioni diffuse sul voto.
Ma ha anche attacato implicitamente i Kerry ed i Clinton, per aver
accettato supinamente le angherie dei Repubblicani, e per aver
rifiutato di dar battaglia partendo dai propri valori.
Il Partito
Democratico, come e` ovvio, vuole che tutti i voti ad esso favorevole
vengano espressi, e contati. Come ha detto l’ex-Presidente Jimmy
Carter, negli Usa oggi non vi è trasparenza nè garanzia nel proprio
voto. Ma gente come Jesse Jackson, Sr., come Andrew Stern, capo del
militante sindacato Seiu, of il Presidente di Unite here, altro
sindacato militante ed in crescita, hanno posto sul tavolo una rabbia
ed una coerenza programmatica lucida e convergente. Il voto in sè
non basta, hanno detto, se non esiste un partito disposto a fare suo
un programma che unisca i diritti civili e quelli sociali, che si
ponga come obiettivi reali la sanità per tutti e la scuola per
tutti, il diritto dei lavoratori ad organizzarsi, il rifiuto del
militarismo. Oggi i Democrats non sono questo partito.

Come Jackson ha
ricordato, nessuno dei due partiti fece proprio il voto alle donne,
nessuno dei due partiti fece proprio il diritto dei lavoratori ad
organizzarsi, nessuno dei due partiti fece propria nè la battaglia
contro la schiavitù nè quella contro la desegregazione, nè
quella per la pace.
Ogni qual volta vi sono state conquiste
democratiche in questo paese è avvenuto sotto la spinta di un ‘terzo
veicolo della democrazia’, che, come la terza rotaia del metrò,
quella elettrica, ha messo in moto il sistema politico, dandogli una
scossa, con uno o l’altro dei due contenitori elettorali in mossa
per intercettare queste forze esterne.
"E’ ora di
costruire la terza rotaia" ha continuato a ripetere Jesse Jackson
nei suoi interventi, tra gli applausi del pubblico. "E' ora di
costruire la terza rotaia" hanno ribattuto in eco i sindacalisti, e
rappresentanti della crescente comunità ispanica.