27/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un attivista e un legale dei Comitati raccontano la mattinata di violenza a Santa Maddalena

"Stiamo cercando di riprendere energie, abbiamo camminato tre quarti d'ora nel bosco": Paolo Arado, ex Cobas, è fuggito sui monti come i partigiani. Dopo la carica degli agenti, che stamani hanno scaricato valanghe di lacrimogeni sul presidio, i manifestanti hanno preso i sentieri della Val di Susa "per sfuggire al fumo tossico". Man mano che salivano sul sentiero, si apriva a fondovalle la dimensione dei blocchi e dei disordini. "Un infinito treno di tir e vetture intasava la SS 24 del Monginevro, qualche tafferuglio ha cominciato a verificarsi anche tra gli attivisti e gli automobilisti". Il traffico verso la Francia è bloccato, e in Val di Susa prosegue la mobilitazione. Qualcuno vuole bloccare anche i Tgv diretti in Francia. "Ci stiamo riorganizzando - dice Arado - e non siamo né rassegnati, né sconfitti. Stiamo cercando di capire come continuare la protesta. Feriti tra le forze dell'ordine? Non capisco, magari hanno avuto qualche problema con la maschera antigas".

Stamani all'alba, a Santa Maddalena di Chiomonte, gli agenti, oltre agli scudi e ai lacrimogeni, erano armati di un'ordinanza del prefetto del 22 giugno scorso, che definiva l'area 'nella disponibilità delle forze di Polizia'. Al punto di accesso noto come 'Centrale idroelettrica', dove sono state erette barricate posticce per contestare l'apertura di un altro cantiere dell'Alta Velocità, è intercorsa una trattativa tra i legali del Legal Team Europe e i vertici delle forze di polizia per scongiurare scontri. Ma evidentemente non è bastato.

"Hano fatto un uso particolarmente massiccio dei lacrimogeni, a un certo punto la gente non sapeva più dove rifiugiarsi. E molti di loro erano anziani". Abbiamo chiesto all''avvocato Emanuele D'amico, membro del Legal Team e consigliere comunale di Guaglione, se non fosse stato possibile evitare, attraverso negoziati, tale uso sproporzionato della forza. "Non ce l'aspettavamo. Oltre allo sgombero del cantiere, che era prevedibile, hanno sgomberato anche una zona che era stata concessa al comitato. Si tratta dell'are di fronte al museo archeologico, per la quale era stata anche pagata l'occupazione del suolo pubblico".

L'ordinanza del prefetto? "Valuteremo sotto il profilo della legittimità. In ogni caso, prevedeva lo sgombero di un'area molto più vasta di quella interessata. Si sono spinti fino all'area prospicente il museo, dove c'erano le tende. Quell'area era stata pagata dalla Comunità montana. La maggioranza delle amministrazioni locali è contraria alla Tav e alla realizzazione delle opere connesse. Sono stati numerosi i ricorsi, perché riteniamo questa operazione illegittima. Tar Lazio, Comunità montane e, tra gli altri, il Comune di Giaglione, hanno impugnato la delibera del Cipe che ha finanziato questa tranche di opera. Non sono state recepite e tenute in conto le osservazioni esposte dai Comuni. Se fossero accolte, qui si bloccherebbe tutto".

Luca Galassi

 

Parole chiave: no tav, susa, chiomonte
Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Italia