Pubblichiamo alcuni stralci di
un'intervista a Jabbar al-Kubaysi, ex esponente del partito
socialista panarabo Baath, oppositore del regime di Saddam Hussein e
per questo esiliato in Siria fino al novembre 2002, quando è tornato in
Iraq per prendere parte alla resistenza contro le forze d'occupazione
statunitensi. Al-Kubaysi
dirige l' Alleanza
nazionale patriottica irachena, gruppo che lavora alla creazione di un
fronte di liberazione nazionale in cui confluiscano tutte le fazioni
della resistenza. Questa intervista è stata
realizzata, e successivamente diffusa, dal Campo Antimperialista
tenutosi in Austria lo scorso dicembre. Ieri
mattina, tre organizzatori di questo evento annuale sono stati
arrestati in Umbria con l'accusa di sostenere sia la resistenza armata
irachena che un movimento politico turco di estrema sinistra
che si oppone al governo di Istanbul. Ma
non è per questo che abbiamo deciso di pubblicare questo materiale. Né certamente
perché sosteniamo i metodi cruenti e
violenti utilizzati dalla resistenza irachena. La
nostra decisione scaturisce esclusivamente dal desiderio di diffondere
un docuemnto interessante
perché esprime un punto di vista
'altro' sui tragici fatti iracheni, e in quanto tale
rappresenta una base di riflessione su fatti e situazioni
sui quali ci viene quotidianamente fornita solo una versione:
quella degli Stati Uniti.
Come sta progredendo la resistenza contro
l´occupazione? Farò un
esempio di vita quotidiana che riflette quanto la mobilitazione sia
penetrata tra la popolazione. Si ritiene che le donne anziane non si
interessino alla politica. Tuttavia, durante i miei viaggi attraverso
il paese, mi capita spesso di sentire le donne più anziane chiedere a
figli e nipoti perché essi siano ancora a casa e non stiano combattendo
con la resistenza. La resistenza non è considerata come lo sforzo di
alcuni radicali ma come parte integrante del popolo. Tutti devono
contribuire nel modo a loro possibile.
Esiste realmente una differenza significativa
tra il sud sciita e il nord sunnita? La differenza è minore di quanto mostrato dai media
occidentali. In occasione dell´ultimo Ramadan, ad esempio, sunniti e
sciiti, per la prima volto dallo scisma, hanno iniziato il digiuno lo
stesso giorno. Si tratta di un segnale irrefutabile. Il numero di
collaborazionisti tra il clero, gli sceicchi, i politici
auto-proclamatisi tali e la cosiddetta società civile composta da
intellettuali e artisti occidentalizzati è in realtà estremamente
ridotto. Anche le forze armate delle brigate al-Badr di al-Hakim e le
milizie di Talabani, che con il pretesto di punire i baathisti
terrorizzavano tutti coloro che simpatizzavano per la resistenza, sono
ora costretti alla clandestinità. A causa della loro collaborazione
essi hanno perso la fiducia della gente, mentre i sostenitori della
resistenza sono potuti emergere alla luce del sole nuotando come pesci
sull´onda crescente della rabbia popolare. Nell´ultimo periodo le
maggiori città meridionali quali Kut, Nasseriya ed Amara sono stato
teatro di manifestazioni di massa e di scontri con le forze di
occupazione che hanno causato una dozzina di morti e un alto numero di
feriti. Coloro che sono scesi in strada erano per lo più ex impiegati
pubblici, insegnanti, professori universitari, funzionari statali,
impiegati o soldati che sono stati licenziati in massa dagli occupanti
con l´accusa di essere baathisti. Molti di loro erano effettivamente
membri del partito Baath, alcuni per convinzione molti per la loro
carriera professionale, e la maggior parte di loro naturalmente con un
passato sciita. Sei mesi fa tali manifestazioni sarebbero state
impossibili in quanto le forze filo-americane che sono entrate nel
paese con gli invasori hanno condotto una vera e propria caccia alle
streghe di tipo maccartista, con migliaia e migliaia di morti. Oggi il clima politico
è cambiato radicalmente. I membri del
partito Baath e il baathismo sono di nuovo accettati come parte della
tradizione nazionale irachena. I manifestanti hanno combinato la
richiesta di essere riassunti e di ricevere gli stipendi arretrati con
la richiesta della fine dell´occupazione. Anche il livello
degli attacchi militare nel sud sta crescendo. Tutte le
principali città sono interessate da azioni di resistenza e alcune di
esse, come per esempio, Baluba nella provincia di Diala, dove sciiti e
sunniti sono completamente mescolati, sono sotto il pieno controllo
della resistenza. Nei prossimi mesi il sud raggiungerà e forse
sorpasserà il livello di resistenza del nord. Occorre tener presente
che si tratta della zona più povera del paese dove più fortemente
colpiscono gli stenti imposti alla nazione.
Come mai non ha ancora preso vita un fronte
politico della resistenza? Non c'è motivo di aver fretta. Il livello militare della
resistenza è tale, con 45 fino a 70 attacchi al giorno, da creare
enormi problemi militari, finanziari e politici agli Stati Uniti. In un
certo senso la resistenza è già riuscita a ritardare la loro guerra
globale preventiva. Sul piano politico gli Stati uniti si sono mostrati
completamente incapaci di stabilizzare la situazione. Il loro
cosiddetto Consiglio di Governo è sempre più isolato. Non soltanto i
loro componenti ma anche i loro partiti collaborazionisti devono essere
protetti dagli occupanti mostrando così alla popolazione chi sono
veramente. Un esempio dalla mia città natale Falluja. Dopo l´arresto di
Saddam la popolazione è scesa in strada – come del resto in molte altre
città – distruggendo gli uffici di quattro partiti collaborazionisti.
Per vendetta gli americani sono venuti con i carri armati e hanno
distrutto l´ufficio dell´Alleanza Patriottica. Ma il tempo gioca a
favore del popolo iracheno e contro gli Stati Uniti. Tuttavia, le
principali componenti della resistenza si sono già riunite ed è in
discussione una bozza di programma. Ritengo che il fronte verrà presto
proclamato e che quando gli Stati uniti cercheranno di trasferire una
parte del potere ai loro burattini, passaggio previsto per l´estate,
esso potrebbe già essere in grado di funzionare come alternativa.
Qual'e il programma del
fronte politico della resistenza? 1) Tutte le truppe straniere devono lasciare l´Iraq e
l´occupazione deve terminare. Noi siamo per la piena sovranità,
indipendenza e unità dell´Iraq. 2) Tutti i mezzi utilizzati per
resistere al progetto di occupazione imperialista-sionista sono
legittimi. 3) L´occupazione è illegale per cui chiediamo piena
riparazione agli aggressori. 4) Tutte le istituzioni create
dall´occupante sono nulle. Non le accetteremo e la resistenza le
considererà bersagli legittimi, anche nel caso in cui esse fossero
“irakizzate”. 5) l´Iraq liberato per il quale lottiamo si base sul
principio della parità di diritti per tutti i cittadini, la libertà
politica e una costituzione decisa dal popolo. Essa proteggerà inoltre
la cultura arabo-islamica dell´Iraq. 6) L´occupazione americana
dell´Iraq è indistricabilmente legata a quella sionista della
Palestina. Esiste un comune progetto imperialista-sionista per
opprimere il popolo arabo che deve essere sconfitto dall`intera nazione
araba. 7) Il fronte politico è aperto a tutte le forze anche se esse
dovessero decidere di unirsi a noi in un secondo tempo. 8)
L´aggressione e l´occupazione dell´Iraq è solo una parte della grande
strategia degli Usa volta ad erigere il loro impero globale. Pertanto
la nostra battaglia è parte integrante della lotta per difendere
l´umanità dal nemico principale, gli Usa. 9) Fare dei passi per
costruire un fronte arabo e internazionale per la liberazione della
Palestina e dell´Iraq e per sconfiggere l´impero americano.
Quali sono le componenti del fronte
politico della resistenza? Ci sono quattro correnti principali nel paese. Noi
stessi, cioè l´ ”Alleanza Patriottica Irachena”, un alleanza che posso
a grandi linee descrivere come antimperialista, arabo-nazionalista, in
lotta per la democrazia e la giustizia sociale nonché per il rispetto e
la difesa della nostra eredità islamica. Vi è poi il “Comitato
Islamico” sunnita che raggruppa i principale leader islamici che si
contrappongono con forza ai Fratelli Musulmani i quali stanno
collaborando con il nemico. Costoro sono pronti a lavorare con chiunque
stia opponendo resistenza all´occupante ivi compresi cristiani e
comunisti. La terza forza sono i nasseristi che si stanno al momento
riorganizzando. Infine vi sono i comunisti antimperialisti del “Comando
Centrale” che sono dei nostri vecchi amici e che speriamo di riuscire a
convincere. Mentre l´ICP [Partito Comunista Iracheno] collaborava e
governava con Saddam negli anni ´70, i comunisti antimperialisti e la
sinistra del partito Baath venivano incarcerati. Esistono inoltre altri
partiti e associazioni di carattere regionale e una serie di famosi
dignitari.
E per quanto
riguarda i rappresentati sciiti? Innanzitutto occorre precisare che gli sciiti sono ben
rappresentati nella maggior parte delle forze menzionate, e che in
alcune di esse rappresentano addirittura la maggioranza. Dovete
superare l´idea diffusa dagli americani che la società sciita sia una
entità a sé, completamente separata. Molti sciiti si considerano arabi
iracheni e partecipano in quanto tali alla vita politica. Mentre
osservano il rispetto tradizionale dovuto al clero, soltanto una
minoranza segue il clero politicamente. Se non mi credete, i fatti mi
daranno presto ragione. La sola possibilità per il clero sciita di
essere accettato è di sostenere la resistenza. Ed effettivamente vi è
un numero crescente di rappresentanti del clero e di sceicchi che
sostengono il nostro nascente fronte politico.
E Muqtada al-Sadr? Egli ha un ruolo ambiguo. Da un lato i suoi
sostenitori delle classi povere esercitano su di lui una considerevole
pressione affinché si unisca alla resistenza. Siamo in contatto con
molti leader del suo movimento che hanno onestamente promesso di
cooperare. Dall´altro lato però vi è un forte influsso iraniano che
lavora in senso opposto. Non bisogna inoltre scordarsi che si tratta di
un giovane di 24 anni. In una società dove l´anzianità conta, egli
sembra essere dilaniato da forze contrapposte. Cercheremo comunque di
tenere aperti i rapporti con lui anche se non possiamo permettere che
tali forze tentennanti parlino a nome del fronte politico. Un giorno
egli proclama l´istituzione di un contro-governo e di voler creare un
esercito e il giorno dopo dichiara che gli americani sono amici e che
la resistenza può solo usare metodi pacifici.
È vero che al-Sadr guida le proprie milizie? Non si possono certo
paragonare le milizie di al-Badr e di Talabani con le forze di al-Sadr.
I primi hanno personale addestrato e stipendiato ed una catena di
comando. Per quanto riguarda al-Sadr occorre tener presente che ci sono
armi in abbondanza. Gli americani tollerano che egli si circondi di
alcuni seguaci armati ma non si tratta che di questo. In ogni caso
niente di professionale.
È
vero che il credente sciita è vincolato alla parola del suo leader
religioso? Non bisogna
sottovalutare l´effetto quotidiano dell´occupazione. Per catturare una
persona l´esercito americano terrorizza interi quartieri o villaggi. Se
non riescono a catturare la persona che cercano, puniscono intere
famiglie distruggendo le loro case, imitando in tal modo il terrorismo
sionista nei confronti dei palestinesi. Noi abbiamo notizia di oltre
1100 case private deliberatamente distrutte per punizione. Mentre in
Palestina vengono sradicati gli alberi d´ulivo, qui vengono bruciate le
palme da dattero con il pretesto che servono da nascondiglio alla
guerriglia. Per non parlare delle persone, compresi bambini, uccisi ai
check point. Se essi [gli americani] si sentono in pericolo tendono a
premere il grilletto indiscriminatamente. Ciò non sta accadendo
soltanto nel Nord ma in tutto il paese e colpisce tutti. Quindi anche
gli sciiti seguiranno coloro che chiamano alla resistenza. Una parte
dei leader religiosi seguirà presto l’onda della resistenza. Ma ci sono
anche molti che usano l´atteggiamento riluttante dei religiosi come una
scusa. Se improvvisamente gli Ayatollah dovessero chiamare alla
resistenza essi non ubbidirebbero. Si tratta in primo luogo di una
questione politica e non religiosa. Non dimentichiamo inoltre che la
popolazione sciita era altamente politicizzata e che la struttura
sociale e culturale tradizionale si è conservata meno che in altre
aree.
Cosa pensa della
richiesta di una Assemblea Costituente
Democratica? Se percorro
l´Iraq e parlo con la gente comune di democrazia finisco con l´essere
scacciato a scarpate. Cosa significa democrazia? Le persone comuni
sanno che l´embargo contro di loro è stato imposto per stabilire la
democrazia, che la guerra è stata fatta per portar loro la democrazia e
ora siamo occupati sempre per il bene della democrazia. La democrazia
di cui si parla è un´arma contro il nostro popolo che non vuole
subordinarsi al mondo occidentale.
Ma non crede che ogni lotta di liberazione,
ogni rivoluzione che scalza il regime dell´oppressore debba poggiarsi
sulle masse popolari? Certo.
Tuttavia occorre considerare che noi non abbiamo una tradizione di
assemblee popolari. Non possiamo andare contro le abitudini sociali e
la rete di relazioni tradizionali, tanto più che queste stanno
ampiamente resistendo contro l´occupazione. Noi dobbiamo combinare
questi elementi con il movimento popolare sulla base politica della
lotta contro l´occupazione. Organizzeremo assemblee nazionali di
rappresentanti dei lavoratori, dei contadini, degli studenti della
resistenza e in generale delle masse popolari in combinazione per
esempio con manifestazioni di massa. Tutto ciò delegittimerà il
Consiglio di Governo istaurato dagli Usa e altre istituzioni fantoccio
simili.
In base a quali
principi sarà organizzato un contro potere? Esso poggerà sulla sovranità del popolo iracheno cioè
sulla nostra stessa democrazia, una democrazia che segua gli interessi
del nostro popolo e non dell´imperialismo. Noi stiamo facendo ogni
sforzo per una nuova costituzione decisa dal popolo nell´esercizio del
suo diritto all´autodeterminazione. Essa sarà fondata sul principio
della parità di diritti per tutti i cittadini indipendentemente dalla
loro religione o nazionalità, sul diritto alla formazione e alla
elezione di partiti politici. Un Iraq libero difenderà la nostra
cultura arabo-islamica.
Molti
dicono che solo sotto il controllo delle Nazioni Unite sono possibili
delle libere elezioni: lei cosa ne pensa? Come può una persona sana di mente credere
che il popolo iracheno possa avere fiducia nelle Nazioni Unite? L´ONU
ci ha imposto un embargo che è costato la vita a quasi 2 milioni di
persone e che ha devastato un paese precedentemente ricco. L´ONU ha
giustificato l´aggressione contro l´Iraq nel 1991 e non ha detto una
sola parola sulle continue violazioni del diritto internazionale da
parte degli Usa e della Gran Bretagna. L´ONU non è altro che un
burattino nelle mani dell´imperialismo americano. Il diritto
internazionale non vale evidentemente né per noi né per loro. Essi lo
violano impunemente mentre a noi è negato. Il sionismo per esempio non
fa altro che violare tutte le leggi internazionali senza alcuna
punizione. Il diritto internazionale non è che uno scherzo di cattivo
gusto. Non permetteremo a nessun paese di occuparci sia esso sotto la
veste delle Nazioni Unite o di un altro ente. Se ci saranno le elezioni
siamo pronti a invitare degli osservatori internazionali ma escluderemo
tutti i paese che hanno servito l´occupazione americana.
Essi sostengono anche che senza le
Nazioni Unite scoppierà la guerra civile. Questo è quanto cercano di fomentare. A loro
piacerebbe mettere sunniti contro sciiti, kurdi e sciiti contro
sunniti, musulmani contro cristiani ecc. Essi desiderano distruggere
l´identità arabo-islamica che ci unisce. Per questo soltanto la
resistenza può unire l´intero popolo iracheno. Soltanto uniti possiamo
liberarci dell´occupazione e vedrete che anche tra i kurdi, i cui
attuali leader, Barzani e Talabani stanno intensamente collaborando con
gli Usa, la resistenza crescerà adottando l´islam come legame comune
con gli arabi.
Come pensate
di poter vincere contro il mondo intero che afferma di trovarsi ri
unito nelle Nazioni Unite? Possiamo solo sputare sulla cosiddetta comunità
internazionale e il mondo democratico e civile che ha partecipato ad
ogni crimine commesso contro il nostro popolo. Chi ci ha difeso quando
venivamo fatti morire di fame e incessantemente bombardati? Che civiltà
è mai questa che ci fornisce solo distruzione? Per questo motivo siamo
nemici di questo ordine mondiale imperialista. L´Iraq è un campo di
battaglia decisivo per il destino dell´impero americano e il popolo
iracheno mostrerà al mondo che se una serie di fattori si congiungono
questo impero si può vincere. Da un lato la resistenza sta infliggendo
perdite crescenti agli occupanti non soltanto sul piano militare ma
anche su quello politico e morale al punto tale che essi non potranno
più farvi fronte. Quanto più tempo ci vorrà tanto meglio sarà per la
resistenza. Dall´altro lato la resistenza fará divampare l´incendio
anche fuori dai confini dell´Iraq in quanto l´occupazione dell´Iraq e
della Palestina sono rivolte contro l´intero mondo arabo e musulmano e
pertanto riguarda tutti quanti. Tutti i regimi fantoccio degli Stati
Uniti saranno attaccati e finalmente i nostri paesi saranno liberati
dall´imperialismo e dal sionismo. È una lotta per l´umanità e perciò
noi contiamo anche sul sostegno di tutti i movimenti e i popoli che
lottano per la loro liberazione dall´imperialismo americano.
Qual´è la situazione della gente
comune? Ho già descritto la
brutalità e l’arbitrio con i quali gli occupanti provocano la
popolazione. Ci sono molti altri esempi che possono essere aggiunti
come i circa 2.000 stupri ad opera dei soldati americani e gli oltre
500 bambini sessualmente abusati. Nessuno parla delle vittime civili
dell’occupazione. Ogni giorno nella sola zona di Baghdad vengono uccise
tra le 40 e le 50 persone. I dottori riferiscono che circa una ventina
di questi morti mostrano ferite causate da munizioni in dotazione
soltanto alle truppe Usa. Come reazione a tali dichiarazioni il
Consiglio di Governo ha proibito le statiche indicanti il tipo di
proiettile che ha inflitto la ferita. Vi sono poi gli incredibili furti
che gli Usa e i suoi seguaci iracheni stanno commettendo. Dove sono le
entrate degli oltre 2 milioni di barili di olio grezzo che essi vendono
ogni giorno? Perché acqua, elettricità, telefono e altri servizi di
base non sono stati ripristinati, mentre le imprese americane si dice
che stiano accumulando fortune fantastiche con i nostri soldi. Hanno
licenziato milioni di impiegati statali con il pretesto che si
tratterebbe di baathisti. I loro posti sono ora occupati da
collaboratori/collaborazionisti completamente incompetenti le cui
famiglie hanno spesso una storia di collaborazione già ai tempi
dell´occupazione britannica. È questo il caso, ad esempio della
famiglia Chalabi o dei Pachachi. Essi portano i loro famigliari allo
scopo di arraffare quanto più possibile nel minor tempo possibile. Nel
contempo, nel periodo immediatamente successivo alla guerra, sono state
smantellate e trasferite in Iran importanti apparecchiature
industriali. Se si entra ora nei complessi di fabbrica o industriali si
trovano solo sale vuote. Di fatto siamo stati completamente
deindustrializzati. Per quanto riguarda la fornitura dei beni di
consumo di base, è stato fermato il programma dell´ONU “Oil for Food”,
anche se molti contratti sono stati prolungati a causa della guerra. In
questo modo per alcuni mesi la sopravvivenza sarà ancora possibile, poi
la popolazione morirà di fame. Soltanto queste razioni pongono un freno
alla crescente inflazione, ma dopo essa schizzerà alle stelle. Già ora
il prezzo dei prodotti petroliferi si è moltiplicato. In uno dei paesi
del mondo più ricco di petrolio la gente deve fare la coda per far
benzina. Per non parlare poi della totale mancanza di sicurezza
pubblica. La gente e in particolare le donne hanno paura di lasciare la
propria casa in quanto gli americani non si curano minimamente delle
attività criminali.
E per
quanto riguarda i campi di prigionia? Attualmente ci sono circa 42.000 iracheni detenuti
illegalmente in 4 complessi carcerari ammessi anche dagli occupanti.
Abbiamo ragione di ritenere che di fatto vi siano circa altri 20.000
prigionieri in campi di detenzione sconosciuti. Il trattamento di tutti
questi prigionieri viola ogni legge internazionale. Spesso ai detenuti
non viene neanche detto perché sono stati incarcerati. Non ci sono
procedure legali ne processi. Le autorità d´occupazione non si
considerano obbligate a dare informazioni ai parenti o agli avvocati.
La gente viene rilasciata in modo arbitrario così come era stata
incarcerata, spesso a condizione di collaborare. Non ricevono cibo a
sufficienza, gli standard igienici sono a livelli subumani e la tortura
è comune. Un centinaio di prigionieri sono morti a causa dei
maltrattamenti subiti e molti sono stati resi disabili permanenti. Ci
sono anche un centinaio di bambini e di donne incarcerati. Circa 6.000
persone sono state rapite, e circa la metà sono i cadaveri ritrovati.
Il recente rilascio di circa
500 prigionieri può essere considerato un passo verso la distensione
della situazione? No, non
significa proprio nulla. Dall´inizio della occupazione sono state
imprigionate circa 182.000 persone di cui la maggior parte è stata poi
di nuovo rilasciata. In questo senso il tanto strombazzato rilascio non
è che routine.
Gli Usa
affermano di avere portato in Iraq la libertà di stampa. Questa affermazione è
assolutamente ridicola. Soltanto i media che lavorano con l´occupazione
sono autorizzati. Il parlare o scrivere contro l´occupazione è stato
dichiarato un crimine. Tutti i giornali che si sono schierati con la
resistenza sono stati vietati. Sapete anche della pressione
esercitata dagli Usa sopra i grandi network satellitari arabi quali
al-Jazira e al-Arabiyya affinché non oltrepassino un certo limite. Una
volta una cellula della resistenza spedì loro un video di tre ufficiali
americani catturati, ma essi rifiutarono di trasmetterlo. Avendo
provato l´espulsione dall´Iraq e tenendo ben presente le aperte minicce
degli Usa, essi applicano una sorta di auto-censura. 6. Sulla
resistenza militare
Chi sta
portando avanti la resistenza militare? Al momento si stima che si siano uniti alla resistenza tra i
70.000 e i 100.000 combattenti e che essa stia portando avanti circa
45-70 attacchi al giorno in tutto il paese. La resistenza non è né
strettamente centralizzata né rigidamente controllata da una leadership
dall´alto. I giovani vi si uniscono senza badare se a comandare sono
forze islamiche o baathiste. Le fedeltà si mescolano seguendo
semplicemente i comandanti più esperti – spesso ex soldati – in una
data area. In una cellula della resistenza si possono trovare
combattenti che si considerano nazionalisti, baathisti, islamisti o
addirittura comunisti. Tutti loro hanno in comune il fatto di voler
difendere la patria arabo-islamica.
Come si possono legittimare gli attacchi
contro gli occupanti che causano un numero maggiore di morti tra i
civili? C´è molta propaganda
su questa questione. Chi ha interesse a mostrare al mondo che la
resistenza sta uccidendo civili iracheni? Certo gli occupanti. Ci sono
state alcune esplosioni di bombe con un alto numero di morti civili per
i quali la resistenza non è responsabile e si può soltanto sospettare
che dietro vi siano piuttosto i servizi segreti americani o israeliani.
Dovete anche ammettere che l´esercito americano sta deliberatamente
usando i civili iracheni come scudi umani. Essi tentano sempre di avere
auto di civili intorno ai loro convogli e di stare tra la gente il più
possibile per far sì che gli attacchi colpiscano anche i civili.
Durante il Ramadan, quando la gente sta a casa dopo il calar del sole,
vi era anche una minore presenza degli occupanti per le strade. La
resistenza cerca di evitare le morti dei civili per quanto possibile.
È possibile che dietro a
questi attacchi vi siano forze wahabite come
al-Qaida? No, questo è
ridicolo! I media corporativi stanno cercando di ridurre la resistenza
ai cosiddetti saddamisti e ad al-Qaida. Abbiamo già spiegato che la
maggior parte della gente si è unita alla resistenza malgrado il fatto
che essi non fossero d´accordo con il suo regime, anche se è chiaro che
possono esserci alcuni che sono personalmente leali a Saddam. Per
quanto riguarda i wahabiti, occorre sapere che da 200 anni a questa
parte il popolo iracheno vi si è sempre opposto. Sunniti e sciiti hanno
combattuto delle guerre per difendere l´Iraq contro di essi. Perché gli
iracheni dovrebbero diventare wahabiti proprio ora? È possibile che ci
siano dei combattenti stranieri, ma non esistono significativi
sostenitori iracheni di al-Qaida o gruppi wahabiti simili. Il popolo
vuole che i combattenti stranieri tornino nei loro paesi a combattere
in casa propria i regimi fantoccio degli Usa.
La resistenza ha già avuto effetto sul morale
dei soldati? Certo! È stata
registrata la diserzione di oltre 3.000 soldati. Hanno venduto le loro
armi e per circa 400 dollari hanno ottenuto abiti arabi e sono stati
aiutati a scappare in Turchia o in Giordania. Circa 1.700 sono
impazziti, molti si sono auto-mutilati per essere rimpatriati e
ufficialmente sono stati riconosciuti 56 suicidi. Gli occupanti hanno
davvero paura della resistenza e le loro energie sono impegnate a
proteggere se stessi.
Può
escludere che il Consiglio di Governo imposto dagli Stati Uniti riesca
a stabilizzare la situazione? È impossibile che vi riesca. Ogni giorno che passa essi sono
più isolati. Coloro che partecipano direttamente al Consiglio di
Governo devono essere protetti dalle forze di occupazione in quanto
sono bersagli della resistenza. Ma anche i loro partiti e tutti coloro
che collaborano con loro vengono sempre più espulsi dal tessuto
sociale. Giusto per fare un esempio. A Falluja la resistenza sta
affiggendo per le strade liste di collaboratori che devono essere messi
fuori legge […] e un altro segno è che le milizie armate che
collaborano con gli Stati Uniti le quali erano solite operare nel sud e
ad est del paese non possono più apparire in pubblico. Oggi si può
colpire un miliziano appartenente alle forze al-Badr di al-Hakim o
al-Dawa senza che questi osi reagire. In caso contrario rischia di
essere ucciso. I peshmerga kurdi di Talabani osano presentarsi nelle
aree arabe soltanto insieme agli americani. Venire da soli, come hanno
fatto durante i primi mesi dell´occupazione, sarebbe per loro troppo
pericoloso. Ma anche i Fratelli Musulmani collaborazionisti e i partiti
a loro legati si trovano in difficoltà. E il fatto che alcuni leader
religiosi, alcuni anche di alto rango, si esprimano apertamente contro
l´occupazione è un segno della pressione del popolo.
Non crede che con i profitti derivati dal
petrolio essi riusciranno a comprare una parte significativa di una
popolazione ormai completamente impoverita? Per farlo occorre una rete, una piramide sociale che
permetta la distribuzione della ricchezza. Per il momento gli Americani
sembrano soltanto rubare il nostro petrolio e ciò che resta va
direttamente nelle tasche di una piccola minoranza di
collaborazionisti. L´incredibile avidità di tutti loro, dall´altro
lato, aiuta la resistenza in quanto radicalizza la popolazione.
Gli americani stanno cercando
di re-instaurare gli sceicchi latifondisti nel sud come fecero a suo
tempo i britannici. Negli
ultimi decenni l´Iraq ha vissuto cambiamenti irreversibili.
Innanzitutto è diventato un paese altamente urbanizzato e la riforma
agraria ha rotto il potere degli sceicchi latifondisti. È tuttavia
chiaro che il liberismo economico radicale imposto dagli occupanti avrà
i suoi effetti. Senza la protezione dello stato i contadini non saranno
capaci di andare avanti, e la spirale di debito e di concentrazione
della terra si avvierà. Cercheranno di sicuro di renderci nuovamente
schiavi ma io non credo che gli sceicchi saranno capaci di riguadagnare
il loro antico ruolo e di fornire un pilastro significativo per il
regime neo-coloniale. 8. Sulla questione kurda
Gli americani sono ancora benvenuti in
Kurdistan? Purtroppo è vero
che i collaborazionisti ad avere le più forti radici sono i leader
kurdi Barzani e Talabani. Hanno sfruttato la situazione per prendere il
controllo di Kirkuk, una città a maggioranza turcomanna, e di altre
zone. Molti arabi sono stati espulsi, le loro case confiscate e
occupate da famiglie kurde, il tutto avanzando il pretesto che le
famiglie arabe espulse erano fedelissime di Saddam. Comunque anche in
Kurdistan la situazione sta cambiando. Da un lato, nelle montagne, sta
crescendo un movimento islamista estremista che rifiuta ogni
collaborazione con gli Usa. Essi hanno ancora l´idea che la tv non sia
lecita, ma siamo sicuri che con il tempo, con il crescente sostegno
popolare di cui godranno, essi dovranno e adotteranno una visione più
realistica. Dall´altro lato, nell´area di Kirkuk e Mosul dove la
popolazione è completamente mista, composta da arabi, turcomanni,
kurdi, caldei e altri, sta emergendo un partito islamico moderato che
comprende anche dei kurdi. Noi speriamo che essi possano lavorare con
il fronte politico della resistenza e addirittura farne parte.