02/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a al-Kubaysi, leader dell'Alleanza nazionale patriottica irachena
Jabbar al-KubaysiPubblichiamo alcuni stralci di un'intervista a Jabbar al-Kubaysi, ex esponente del partito socialista panarabo Baath, oppositore del regime di Saddam Hussein e per questo esiliato in Siria fino al novembre 2002, quando è tornato in Iraq per prendere parte alla resistenza contro le forze d'occupazione statunitensi. Al-Kubaysi dirige l' Alleanza nazionale patriottica irachena, gruppo che lavora alla creazione di un fronte di liberazione nazionale in cui confluiscano tutte le fazioni della resistenza. Questa intervista è stata realizzata, e successivamente diffusa, dal Campo Antimperialista tenutosi in Austria lo scorso dicembre. Ieri mattina, tre organizzatori di questo evento annuale sono stati arrestati in Umbria con l'accusa di sostenere sia la resistenza armata irachena che un movimento politico turco di estrema sinistra che si oppone al governo di Istanbul. Ma non è per questo che abbiamo deciso di pubblicare questo materiale. Né certamente perché sosteniamo i metodi cruenti e violenti utilizzati dalla resistenza irachena. La nostra decisione scaturisce esclusivamente dal desiderio di diffondere un docuemnto interessante perché esprime un punto di vista 'altro' sui tragici fatti iracheni, e in quanto tale rappresenta una base di riflessione su fatti e situazioni sui quali ci viene quotidianamente fornita solo una versione: quella degli Stati Uniti.
 
Come sta progredendo la resistenza contro l´occupazione? Farò un esempio di vita quotidiana che riflette quanto la mobilitazione sia penetrata tra la popolazione. Si ritiene che le donne anziane non si interessino alla politica. Tuttavia, durante i miei viaggi attraverso il paese, mi capita spesso di sentire le donne più anziane chiedere a figli e nipoti perché essi siano ancora a casa e non stiano combattendo con la resistenza. La resistenza non è considerata come lo sforzo di alcuni radicali ma come parte integrante del popolo. Tutti devono contribuire nel modo a loro possibile.
 
Esiste realmente una differenza significativa tra il sud sciita e il nord sunnita? La differenza è minore di quanto mostrato dai media occidentali. In occasione dell´ultimo Ramadan, ad esempio, sunniti e sciiti, per la prima volto dallo scisma, hanno iniziato il digiuno lo stesso giorno. Si tratta di un segnale irrefutabile. Il numero di collaborazionisti tra il clero, gli sceicchi, i politici auto-proclamatisi tali e la cosiddetta società civile composta da intellettuali e artisti occidentalizzati è in realtà estremamente ridotto. Anche le forze armate delle brigate al-Badr di al-Hakim e le milizie di Talabani, che con il pretesto di punire i baathisti terrorizzavano tutti coloro che simpatizzavano per la resistenza, sono ora costretti alla clandestinità. A causa della loro collaborazione essi hanno perso la fiducia della gente, mentre i sostenitori della resistenza sono potuti emergere alla luce del sole nuotando come pesci sull´onda crescente della rabbia popolare. Nell´ultimo periodo le maggiori città meridionali quali Kut, Nasseriya ed Amara sono stato teatro di manifestazioni di massa e di scontri con le forze di occupazione che hanno causato una dozzina di morti e un alto numero di feriti. Coloro che sono scesi in strada erano per lo più ex impiegati pubblici, insegnanti, professori universitari, funzionari statali, impiegati o soldati che sono stati licenziati in massa dagli occupanti con l´accusa di essere baathisti. Molti di loro erano effettivamente membri del partito Baath, alcuni per convinzione molti per la loro carriera professionale, e la maggior parte di loro naturalmente con un passato sciita. Sei mesi fa tali manifestazioni sarebbero state impossibili in quanto le forze filo-americane che sono entrate nel paese con gli invasori hanno condotto una vera e propria caccia alle streghe di tipo maccartista, con migliaia e migliaia di morti. Oggi il clima politico è cambiato radicalmente. I membri del partito Baath e il baathismo sono di nuovo accettati come parte della tradizione nazionale irachena. I manifestanti hanno combinato la richiesta di essere riassunti e di ricevere gli stipendi arretrati con la richiesta della fine dell´occupazione. Anche il livello degli attacchi militare nel sud sta crescendo. Tutte le principali città sono interessate da azioni di resistenza e alcune di esse, come per esempio, Baluba nella provincia di Diala, dove sciiti e sunniti sono completamente mescolati, sono sotto il pieno controllo della resistenza. Nei prossimi mesi il sud raggiungerà e forse sorpasserà il livello di resistenza del nord. Occorre tener presente che si tratta della zona più povera del paese dove più fortemente colpiscono gli stenti imposti alla nazione.
 
Come mai non ha ancora preso vita un fronte politico della resistenza? Non c'è motivo di aver fretta. Il livello militare della resistenza è tale, con 45 fino a 70 attacchi al giorno, da creare enormi problemi militari, finanziari e politici agli Stati Uniti. In un certo senso la resistenza è già riuscita a ritardare la loro guerra globale preventiva. Sul piano politico gli Stati uniti si sono mostrati completamente incapaci di stabilizzare la situazione. Il loro cosiddetto Consiglio di Governo è sempre più isolato. Non soltanto i loro componenti ma anche i loro partiti collaborazionisti devono essere protetti dagli occupanti mostrando così alla popolazione chi sono veramente. Un esempio dalla mia città natale Falluja. Dopo l´arresto di Saddam la popolazione è scesa in strada – come del resto in molte altre città – distruggendo gli uffici di quattro partiti collaborazionisti. Per vendetta gli americani sono venuti con i carri armati e hanno distrutto l´ufficio dell´Alleanza Patriottica. Ma il tempo gioca a favore del popolo iracheno e contro gli Stati Uniti. Tuttavia, le principali componenti della resistenza si sono già riunite ed è in discussione una bozza di programma. Ritengo che il fronte verrà presto proclamato e che quando gli Stati uniti cercheranno di trasferire una parte del potere ai loro burattini, passaggio previsto per l´estate, esso potrebbe già essere in grado di funzionare come alternativa.
 
Qual'e il programma del fronte politico della resistenza?  1) Tutte le truppe straniere devono lasciare l´Iraq e l´occupazione deve terminare. Noi siamo per la piena sovranità, indipendenza e unità dell´Iraq. 2) Tutti i mezzi utilizzati per resistere al progetto di occupazione imperialista-sionista sono legittimi. 3) L´occupazione è illegale per cui chiediamo piena riparazione agli aggressori. 4) Tutte le istituzioni create dall´occupante sono nulle. Non le accetteremo e la resistenza le considererà bersagli legittimi, anche nel caso in cui esse fossero “irakizzate”. 5) l´Iraq liberato per il quale lottiamo si base sul principio della parità di diritti per tutti i cittadini, la libertà politica e una costituzione decisa dal popolo. Essa proteggerà inoltre la cultura arabo-islamica dell´Iraq. 6) L´occupazione americana dell´Iraq è indistricabilmente legata a quella sionista della Palestina. Esiste un comune progetto imperialista-sionista per opprimere il popolo arabo che deve essere sconfitto dall`intera nazione araba. 7) Il fronte politico è aperto a tutte le forze anche se esse dovessero decidere di unirsi a noi in un secondo tempo. 8) L´aggressione e l´occupazione dell´Iraq è solo una parte della grande strategia degli Usa volta ad erigere il loro impero globale. Pertanto la nostra battaglia è parte integrante della lotta per difendere l´umanità dal nemico principale, gli Usa. 9) Fare dei passi per costruire un fronte arabo e internazionale per la liberazione della Palestina e dell´Iraq e per sconfiggere l´impero americano.
 
Quali sono le componenti del fronte politico della resistenza? Ci sono quattro correnti principali nel paese. Noi stessi, cioè l´ ”Alleanza Patriottica Irachena”, un alleanza che posso a grandi linee descrivere come antimperialista, arabo-nazionalista, in lotta per la democrazia e la giustizia sociale nonché per il rispetto e la difesa della nostra eredità islamica. Vi è poi il “Comitato Islamico” sunnita che raggruppa i principale leader islamici che si contrappongono con forza ai Fratelli Musulmani i quali stanno collaborando con il nemico. Costoro sono pronti a lavorare con chiunque stia opponendo resistenza all´occupante ivi compresi cristiani e comunisti. La terza forza sono i nasseristi che si stanno al momento riorganizzando. Infine vi sono i comunisti antimperialisti del “Comando Centrale” che sono dei nostri vecchi amici e che speriamo di riuscire a convincere. Mentre l´ICP [Partito Comunista Iracheno] collaborava e governava con Saddam negli anni ´70, i comunisti antimperialisti e la sinistra del partito Baath venivano incarcerati. Esistono inoltre altri partiti e associazioni di carattere regionale e una serie di famosi dignitari.
 
E per quanto riguarda i rappresentati sciiti?  Innanzitutto occorre precisare che gli sciiti sono ben rappresentati nella maggior parte delle forze menzionate, e che in alcune di esse rappresentano addirittura la maggioranza. Dovete superare l´idea diffusa dagli americani che la società sciita sia una entità a sé, completamente separata. Molti sciiti si considerano arabi iracheni e partecipano in quanto tali alla vita politica. Mentre osservano il rispetto tradizionale dovuto al clero, soltanto una minoranza segue il clero politicamente. Se non mi credete, i fatti mi daranno presto ragione. La sola possibilità per il clero sciita di essere accettato è di sostenere la resistenza. Ed effettivamente vi è un numero crescente di rappresentanti del clero e di sceicchi che sostengono il nostro nascente fronte politico.
 
E Muqtada al-Sadr? Egli ha un ruolo ambiguo. Da un lato i suoi sostenitori delle classi povere esercitano su di lui una considerevole pressione affinché si unisca alla resistenza. Siamo in contatto con molti leader del suo movimento che hanno onestamente promesso di cooperare. Dall´altro lato però vi è un forte influsso iraniano che lavora in senso opposto. Non bisogna inoltre scordarsi che si tratta di un giovane di 24 anni. In una società dove l´anzianità conta, egli sembra essere dilaniato da forze contrapposte. Cercheremo comunque di tenere aperti i rapporti con lui anche se non possiamo permettere che tali forze tentennanti parlino a nome del fronte politico. Un giorno egli proclama l´istituzione di un contro-governo e di voler creare un esercito e il giorno dopo dichiara che gli americani sono amici e che la resistenza può solo usare metodi pacifici.
 
È vero che al-Sadr guida le proprie milizie? Non si possono certo paragonare le milizie di al-Badr e di Talabani con le forze di al-Sadr. I primi hanno personale addestrato e stipendiato ed una catena di comando. Per quanto riguarda al-Sadr occorre tener presente che ci sono armi in abbondanza. Gli americani tollerano che egli si circondi di alcuni seguaci armati ma non si tratta che di questo. In ogni caso niente di professionale.
 
È vero che il credente sciita è vincolato alla parola del suo leader religioso? Non bisogna sottovalutare l´effetto quotidiano dell´occupazione. Per catturare una persona l´esercito americano terrorizza interi quartieri o villaggi. Se non riescono a catturare la persona che cercano, puniscono intere famiglie distruggendo le loro case, imitando in tal modo il terrorismo sionista nei confronti dei palestinesi. Noi abbiamo notizia di oltre 1100 case private deliberatamente distrutte per punizione. Mentre in Palestina vengono sradicati gli alberi d´ulivo, qui vengono bruciate le palme da dattero con il pretesto che servono da nascondiglio alla guerriglia. Per non parlare delle persone, compresi bambini, uccisi ai check point. Se essi [gli americani] si sentono in pericolo tendono a premere il grilletto indiscriminatamente. Ciò non sta accadendo soltanto nel Nord ma in tutto il paese e colpisce tutti. Quindi anche gli sciiti seguiranno coloro che chiamano alla resistenza. Una parte dei leader religiosi seguirà presto l’onda della resistenza. Ma ci sono anche molti che usano l´atteggiamento riluttante dei religiosi come una scusa. Se improvvisamente gli Ayatollah dovessero chiamare alla resistenza essi non ubbidirebbero. Si tratta in primo luogo di una questione politica e non religiosa. Non dimentichiamo inoltre che la popolazione sciita era altamente politicizzata e che la struttura sociale e culturale tradizionale si è conservata meno che in altre aree.
 
Cosa pensa della richiesta di una Assemblea Costituente Democratica? Se percorro l´Iraq e parlo con la gente comune di democrazia finisco con l´essere scacciato a scarpate. Cosa significa democrazia? Le persone comuni sanno che l´embargo contro di loro è stato imposto per stabilire la democrazia, che la guerra è stata fatta per portar loro la democrazia e ora siamo occupati sempre per il bene della democrazia. La democrazia di cui si parla è un´arma contro il nostro popolo che non vuole subordinarsi al mondo occidentale.
 
Ma non crede che ogni lotta di liberazione, ogni rivoluzione che scalza il regime dell´oppressore debba poggiarsi sulle masse popolari? Certo. Tuttavia occorre considerare che noi non abbiamo una tradizione di assemblee popolari. Non possiamo andare contro le abitudini sociali e la rete di relazioni tradizionali, tanto più che queste stanno ampiamente resistendo contro l´occupazione. Noi dobbiamo combinare questi elementi con il movimento popolare sulla base politica della lotta contro l´occupazione. Organizzeremo assemblee nazionali di rappresentanti dei lavoratori, dei contadini, degli studenti della resistenza e in generale delle masse popolari in combinazione per esempio con manifestazioni di massa. Tutto ciò delegittimerà il Consiglio di Governo istaurato dagli Usa e altre istituzioni fantoccio simili.
 
In base a quali principi sarà organizzato un contro potere? Esso poggerà sulla sovranità del popolo iracheno cioè sulla nostra stessa democrazia, una democrazia che segua gli interessi del nostro popolo e non dell´imperialismo. Noi stiamo facendo ogni sforzo per una nuova costituzione decisa dal popolo nell´esercizio del suo diritto all´autodeterminazione. Essa sarà fondata sul principio della parità di diritti per tutti i cittadini indipendentemente dalla loro religione o nazionalità, sul diritto alla formazione e alla elezione di partiti politici. Un Iraq libero difenderà la nostra cultura arabo-islamica.
 
Molti dicono che solo sotto il controllo delle Nazioni Unite sono possibili delle libere elezioni: lei cosa ne pensa? Come può una persona sana di mente credere che il popolo iracheno possa avere fiducia nelle Nazioni Unite? L´ONU ci ha imposto un embargo che è costato la vita a quasi 2 milioni di persone e che ha devastato un paese precedentemente ricco. L´ONU ha giustificato l´aggressione contro l´Iraq nel 1991 e non ha detto una sola parola sulle continue violazioni del diritto internazionale da parte degli Usa e della Gran Bretagna. L´ONU non è altro che un burattino nelle mani dell´imperialismo americano. Il diritto internazionale non vale evidentemente né per noi né per loro. Essi lo violano impunemente mentre a noi è negato. Il sionismo per esempio non fa altro che violare tutte le leggi internazionali senza alcuna punizione. Il diritto internazionale non è che uno scherzo di cattivo gusto. Non permetteremo a nessun paese di occuparci sia esso sotto la veste delle Nazioni Unite o di un altro ente. Se ci saranno le elezioni siamo pronti a invitare degli osservatori internazionali ma escluderemo tutti i paese che hanno servito l´occupazione americana.
 
Essi sostengono anche che senza le Nazioni Unite scoppierà la guerra civile. Questo è quanto cercano di fomentare. A loro piacerebbe mettere sunniti contro sciiti, kurdi e sciiti contro sunniti, musulmani contro cristiani ecc. Essi desiderano distruggere l´identità arabo-islamica che ci unisce. Per questo soltanto la resistenza può unire l´intero popolo iracheno. Soltanto uniti possiamo liberarci dell´occupazione e vedrete che anche tra i kurdi, i cui attuali leader, Barzani e Talabani stanno intensamente collaborando con gli Usa, la resistenza crescerà adottando l´islam come legame comune con gli arabi.
 
Come pensate di poter vincere contro il mondo intero che afferma di trovarsi ri unito nelle Nazioni Unite? Possiamo solo sputare sulla cosiddetta comunità internazionale e il mondo democratico e civile che ha partecipato ad ogni crimine commesso contro il nostro popolo. Chi ci ha difeso quando venivamo fatti morire di fame e incessantemente bombardati? Che civiltà è mai questa che ci fornisce solo distruzione? Per questo motivo siamo nemici di questo ordine mondiale imperialista. L´Iraq è un campo di battaglia decisivo per il destino dell´impero americano e il popolo iracheno mostrerà al mondo che se una serie di fattori si congiungono questo impero si può vincere. Da un lato la resistenza sta infliggendo perdite crescenti agli occupanti non soltanto sul piano militare ma anche su quello politico e morale al punto tale che essi non potranno più farvi fronte. Quanto più tempo ci vorrà tanto meglio sarà per la resistenza. Dall´altro lato la resistenza fará divampare l´incendio anche fuori dai confini dell´Iraq in quanto l´occupazione dell´Iraq e della Palestina sono rivolte contro l´intero mondo arabo e musulmano e pertanto riguarda tutti quanti. Tutti i regimi fantoccio degli Stati Uniti saranno attaccati e finalmente i nostri paesi saranno liberati dall´imperialismo e dal sionismo. È una lotta per l´umanità e perciò noi contiamo anche sul sostegno di tutti i movimenti e i popoli che lottano per la loro liberazione dall´imperialismo americano.
 
Qual´è la situazione della gente comune? Ho già descritto la brutalità e l’arbitrio con i quali gli occupanti provocano la popolazione. Ci sono molti altri esempi che possono essere aggiunti come i circa 2.000 stupri ad opera dei soldati americani e gli oltre 500 bambini sessualmente abusati. Nessuno parla delle vittime civili dell’occupazione. Ogni giorno nella sola zona di Baghdad vengono uccise tra le 40 e le 50 persone. I dottori riferiscono che circa una ventina di questi morti mostrano ferite causate da munizioni in dotazione soltanto alle truppe Usa. Come reazione a tali dichiarazioni il Consiglio di Governo ha proibito le statiche indicanti il tipo di proiettile che ha inflitto la ferita. Vi sono poi gli incredibili furti che gli Usa e i suoi seguaci iracheni stanno commettendo. Dove sono le entrate degli oltre 2 milioni di barili di olio grezzo che essi vendono ogni giorno? Perché acqua, elettricità, telefono e altri servizi di base non sono stati ripristinati, mentre le imprese americane si dice che stiano accumulando fortune fantastiche con i nostri soldi. Hanno licenziato milioni di impiegati statali con il pretesto che si tratterebbe di baathisti. I loro posti sono ora occupati da collaboratori/collaborazionisti completamente incompetenti le cui famiglie hanno spesso una storia di collaborazione già ai tempi dell´occupazione britannica. È questo il caso, ad esempio della famiglia Chalabi o dei Pachachi. Essi portano i loro famigliari allo scopo di arraffare quanto più possibile nel minor tempo possibile. Nel contempo, nel periodo immediatamente successivo alla guerra, sono state smantellate e trasferite in Iran importanti apparecchiature industriali. Se si entra ora nei complessi di fabbrica o industriali si trovano solo sale vuote. Di fatto siamo stati completamente deindustrializzati. Per quanto riguarda la fornitura dei beni di consumo di base, è stato fermato il programma dell´ONU “Oil for Food”, anche se molti contratti sono stati prolungati a causa della guerra. In questo modo per alcuni mesi la sopravvivenza sarà ancora possibile, poi la popolazione morirà di fame. Soltanto queste razioni pongono un freno alla crescente inflazione, ma dopo essa schizzerà alle stelle. Già ora il prezzo dei prodotti petroliferi si è moltiplicato. In uno dei paesi del mondo più ricco di petrolio la gente deve fare la coda per far benzina. Per non parlare poi della totale mancanza di sicurezza pubblica. La gente e in particolare le donne hanno paura di lasciare la propria casa in quanto gli americani non si curano minimamente delle attività criminali.
 
E per quanto riguarda i campi di prigionia? Attualmente ci sono circa 42.000 iracheni detenuti illegalmente in 4 complessi carcerari ammessi anche dagli occupanti. Abbiamo ragione di ritenere che di fatto vi siano circa altri 20.000 prigionieri in campi di detenzione sconosciuti. Il trattamento di tutti questi prigionieri viola ogni legge internazionale. Spesso ai detenuti non viene neanche detto perché sono stati incarcerati. Non ci sono procedure legali ne processi. Le autorità d´occupazione non si considerano obbligate a dare informazioni ai parenti o agli avvocati. La gente viene rilasciata in modo arbitrario così come era stata incarcerata, spesso a condizione di collaborare. Non ricevono cibo a sufficienza, gli standard igienici sono a livelli subumani e la tortura è comune. Un centinaio di prigionieri sono morti a causa dei maltrattamenti subiti e molti sono stati resi disabili permanenti. Ci sono anche un centinaio di bambini e di donne incarcerati. Circa 6.000 persone sono state rapite, e circa la metà sono i cadaveri ritrovati.
 
Il recente rilascio di circa 500 prigionieri può essere considerato un passo verso la distensione della situazione? No, non significa proprio nulla. Dall´inizio della occupazione sono state imprigionate circa 182.000 persone di cui la maggior parte è stata poi di nuovo rilasciata. In questo senso il tanto strombazzato rilascio non è che routine.
 
Gli Usa affermano di avere portato in Iraq la libertà di stampa. Questa affermazione è assolutamente ridicola. Soltanto i media che lavorano con l´occupazione sono autorizzati. Il parlare o scrivere contro l´occupazione è stato dichiarato un crimine. Tutti i giornali che si sono schierati con la resistenza sono stati vietati. Sapete anche della pressione esercitata dagli Usa sopra i grandi network satellitari arabi quali al-Jazira e al-Arabiyya affinché non oltrepassino un certo limite. Una volta una cellula della resistenza spedì loro un video di tre ufficiali americani catturati, ma essi rifiutarono di trasmetterlo. Avendo provato l´espulsione dall´Iraq e tenendo ben presente le aperte minicce degli Usa, essi applicano una sorta di auto-censura. 6. Sulla resistenza militare
 
Chi sta portando avanti la resistenza militare? Al momento si stima che si siano uniti alla resistenza tra i 70.000 e i 100.000 combattenti e che essa stia portando avanti circa 45-70 attacchi al giorno in tutto il paese. La resistenza non è né strettamente centralizzata né rigidamente controllata da una leadership dall´alto. I giovani vi si uniscono senza badare se a comandare sono forze islamiche o baathiste. Le fedeltà si mescolano seguendo semplicemente i comandanti più esperti – spesso ex soldati – in una data area. In una cellula della resistenza si possono trovare combattenti che si considerano nazionalisti, baathisti, islamisti o addirittura comunisti. Tutti loro hanno in comune il fatto di voler difendere la patria arabo-islamica.
 
Come si possono legittimare gli attacchi contro gli occupanti che causano un numero maggiore di morti tra i civili? C´è molta propaganda su questa questione. Chi ha interesse a mostrare al mondo che la resistenza sta uccidendo civili iracheni? Certo gli occupanti. Ci sono state alcune esplosioni di bombe con un alto numero di morti civili per i quali la resistenza non è responsabile e si può soltanto sospettare che dietro vi siano piuttosto i servizi segreti americani o israeliani. Dovete anche ammettere che l´esercito americano sta deliberatamente usando i civili iracheni come scudi umani. Essi tentano sempre di avere auto di civili intorno ai loro convogli e di stare tra la gente il più possibile per far sì che gli attacchi colpiscano anche i civili. Durante il Ramadan, quando la gente sta a casa dopo il calar del sole, vi era anche una minore presenza degli occupanti per le strade. La resistenza cerca di evitare le morti dei civili per quanto possibile.
 
È possibile che dietro a questi attacchi vi siano forze wahabite come al-Qaida? No, questo è ridicolo! I media corporativi stanno cercando di ridurre la resistenza ai cosiddetti saddamisti e ad al-Qaida. Abbiamo già spiegato che la maggior parte della gente si è unita alla resistenza malgrado il fatto che essi non fossero d´accordo con il suo regime, anche se è chiaro che possono esserci alcuni che sono personalmente leali a Saddam. Per quanto riguarda i wahabiti, occorre sapere che da 200 anni a questa parte il popolo iracheno vi si è sempre opposto. Sunniti e sciiti hanno combattuto delle guerre per difendere l´Iraq contro di essi. Perché gli iracheni dovrebbero diventare wahabiti proprio ora? È possibile che ci siano dei combattenti stranieri, ma non esistono significativi sostenitori iracheni di al-Qaida o gruppi wahabiti simili. Il popolo vuole che i combattenti stranieri tornino nei loro paesi a combattere in casa propria i regimi fantoccio degli Usa.
 
La resistenza ha già avuto effetto sul morale dei soldati? Certo! È stata registrata la diserzione di oltre 3.000 soldati. Hanno venduto le loro armi e per circa 400 dollari hanno ottenuto abiti arabi e sono stati aiutati a scappare in Turchia o in Giordania. Circa 1.700 sono impazziti, molti si sono auto-mutilati per essere rimpatriati e ufficialmente sono stati riconosciuti 56 suicidi. Gli occupanti hanno davvero paura della resistenza e le loro energie sono impegnate a proteggere se stessi.
 
Può escludere che il Consiglio di Governo imposto dagli Stati Uniti riesca a stabilizzare la situazione? È impossibile che vi riesca. Ogni giorno che passa essi sono più isolati. Coloro che partecipano direttamente al Consiglio di Governo devono essere protetti dalle forze di occupazione in quanto sono bersagli della resistenza. Ma anche i loro partiti e tutti coloro che collaborano con loro vengono sempre più espulsi dal tessuto sociale. Giusto per fare un esempio. A Falluja la resistenza sta affiggendo per le strade liste di collaboratori che devono essere messi fuori legge […] e un altro segno è che le milizie armate che collaborano con gli Stati Uniti le quali erano solite operare nel sud e ad est del paese non possono più apparire in pubblico. Oggi si può colpire un miliziano appartenente alle forze al-Badr di al-Hakim o al-Dawa senza che questi osi reagire. In caso contrario rischia di essere ucciso. I peshmerga kurdi di Talabani osano presentarsi nelle aree arabe soltanto insieme agli americani. Venire da soli, come hanno fatto durante i primi mesi dell´occupazione, sarebbe per loro troppo pericoloso. Ma anche i Fratelli Musulmani collaborazionisti e i partiti a loro legati si trovano in difficoltà. E il fatto che alcuni leader religiosi, alcuni anche di alto rango, si esprimano apertamente contro l´occupazione è un segno della pressione del popolo.
 
Non crede che con i profitti derivati dal petrolio essi riusciranno a comprare una parte significativa di una popolazione ormai completamente impoverita? Per farlo occorre una rete, una piramide sociale che permetta la distribuzione della ricchezza. Per il momento gli Americani sembrano soltanto rubare il nostro petrolio e ciò che resta va direttamente nelle tasche di una piccola minoranza di collaborazionisti. L´incredibile avidità di tutti loro, dall´altro lato, aiuta la resistenza in quanto radicalizza la popolazione.
 
Gli americani stanno cercando di re-instaurare gli sceicchi latifondisti nel sud come fecero a suo tempo i britannici. Negli ultimi decenni l´Iraq ha vissuto cambiamenti irreversibili. Innanzitutto è diventato un paese altamente urbanizzato e la riforma agraria ha rotto il potere degli sceicchi latifondisti. È tuttavia chiaro che il liberismo economico radicale imposto dagli occupanti avrà i suoi effetti. Senza la protezione dello stato i contadini non saranno capaci di andare avanti, e la spirale di debito e di concentrazione della terra si avvierà. Cercheranno di sicuro di renderci nuovamente schiavi ma io non credo che gli sceicchi saranno capaci di riguadagnare il loro antico ruolo e di fornire un pilastro significativo per il regime neo-coloniale. 8. Sulla questione kurda
 
Gli americani sono ancora benvenuti in Kurdistan? Purtroppo è vero che i collaborazionisti ad avere le più forti radici sono i leader kurdi Barzani e Talabani. Hanno sfruttato la situazione per prendere il controllo di Kirkuk, una città a maggioranza turcomanna, e di altre zone. Molti arabi sono stati espulsi, le loro case confiscate e occupate da famiglie kurde, il tutto avanzando il pretesto che le famiglie arabe espulse erano fedelissime di Saddam. Comunque anche in Kurdistan la situazione sta cambiando. Da un lato, nelle montagne, sta crescendo un movimento islamista estremista che rifiuta ogni collaborazione con gli Usa. Essi hanno ancora l´idea che la tv non sia lecita, ma siamo sicuri che con il tempo, con il crescente sostegno popolare di cui godranno, essi dovranno e adotteranno una visione più realistica. Dall´altro lato, nell´area di Kirkuk e Mosul dove la popolazione è completamente mista, composta da arabi, turcomanni, kurdi, caldei e altri, sta emergendo un partito islamico moderato che comprende anche dei kurdi. Noi speriamo che essi possano lavorare con il fronte politico della resistenza e addirittura farne parte. 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Iraq