16/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Grano e dighe, due esempi di come l'economia che più tira in Asia condizioni i mondi circostanti

Sono passati più di sessant'anni da quando i leader dei due Stati comunisti più grandi del mondo, Stalin e Mao, si divisero sull'idea di rivoluzione. Per il leader sovietico, era urbana e operaia; per quello cinese, contadina. Le vedute divergenti corrispondevano alla realtà socioeconomica dei rispettivi Paesi: l'Urss industriale, da una parte; la Cina agricola dall'altra.

Oggi i ruoli si ribaltano: Cina è ormai da anni sinonimo di "fabbrica del mondo", uno stereotipo così abusato che è ormai quasi inattuale. Ma finché il modello di crescita export oriented del Dragone è in auge, necessita di materie prime. Dove procurarsele? In Siberia naturalmente, cioè in Russia, ergo nell'ex Urss industriale, che ora invece esporta le commodities necessarie sia all'industrializzazione, sia alla sussistenza altrui.

Dopo gli incendi dell'estate 2010, il governo russo aveva interrotto le esportazioni di grano. Dal 1 luglio, il bando sarà sollevato. Tirano un sospiro di sollievo non solo la Cina, afflitta dalla siccità ormai da mesi, ma anche Stati Uniti ed Europa. Il ritorno del grano russo dovrebbe rallentare parzialmente la crescita indiscriminata dei prezzi alimentari, ma sull'argomento gli esperti sono divisi.

Quello che però va sottolineato, è che la Siberia si connota ormai come un immenso retroterra per le economie emergenti dell'Asia, Cina soprattutto. Oltre al grano - la siberiana Agrarian Holding Co ne spedirà via nave 5mila tonnellate in Asia ogni anno - contano soprattutto le forniture energetiche.
Come ha rivelato Bbc, uno degli uomini più ricchi di Russia, Oleg Deripaska - che Forbes nel 2008 aveva collocato al nono posto nella sua classifica dei Paperoni mondiali - sta investendo miliardi di dollari nella costruzione di un'enorme diga siberiana - quella di Boguchanskaya - che dovrebbe rifornire appositamente la Cina. È in costruzione sul fiume Angara - un affluente dello Ienissei che esce dal lago Baikal - che ha già tre dighe lungo il suo corso.
In effetti, la Siberia produce già più energia di quanta ne abbia bisogno ed è ricca di fiumi. Il punto è che Pechino ha chiesto a Mosca forniture per 60 miliardi di kilowattora l'anno, quantitativo sufficiente a "illuminare" l'intera Grecia o, restando in Asia, Hong Kong.

La strategia di Deripaska è evidente: monetizzare il boom cinese. La vicenda mostra bene come il Dragone sia ormai il polo d'attrazione economico che distribuisce ricchezza anche fuori dai confini.
Ne beneficiano soprattutto le elite dei diversi Paesi-fornitori della Cina, dal russo Deripaska alle classi dirigenti di molti Stati africani. È oggetto di dibattito il fatto che anche la popolazione estesa abbia la sua fetta di torta.

Nello specifico delle dighe, però, appare chiaro che sulla testa delle genti locali, piovono parecchi problemi.
I villaggi attorno alla nuova diga sull'Angara sono già stati in gran parte svuotati degli abitanti, anziani in genere, che un tempo vivevano di pesca e agricoltura. Le loro case saranno sommerse dal bacino idrico. È la stessa storia già vista proprio in Cina con la diga delle Tre Gole. E nel Sudest Asiatico, lungo il corso del Mekong, altri progetti di dighe - in parte made in China - sono il principale nodo del contendere ormai da anni.

Anche le conseguenze ecologiche sono controverse: da un lato, si sostiene, nuove dighe siberiane permetteranno alla Cina di contenere le proprie emissioni prodotte dal carbone e ridurre quindi l'effetto serra su scala globale. Sull'altro piatto della bilancia, si mettono fiumi che si trasformano in paludi, foreste che marciscono e che di conseguenza alterano la chimica dei corsi d'acqua.

Altri progetti di dighe pro-Cina sono allo studio in Siberia, ormai immenso retrobottega dell'Asia che "tira". Per ora, alimentano l'entusiasmo prometeico di Oleg Deripaska: "Il Pil delle province siberiane potrebbe triplicare nei prossimi quindici anni", trasformandole nel "nuovo Canada".

Gabriele Battaglia

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