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Due miliardi di persone ogni anno intossicate dal cibo o dall’acqua. Se la maggior
parte delle volte il tutto si risolve con malesseri o diarrea, rimangono comunque
troppi i casi mortali, soprattutto, e ancora una volta, perché prevenibili. Soltanto
in Asia, in un anno, muoiono circa 700.000 persone per casi isolati di malattie
conseguenti all’alimentazione: non dunque per epidemie diffuse e generalmente
portate all’attenzione del mondo dai mass media. Sono ancora di più coloro che,
pur non perdendo la vita, rimangono debilitati per lungo tempo. E i Paesi in via
di sviluppo pagano il prezzo più alto di questo inaccettabile numero di intossicazioni,
come ha sottolineato Kerstin Leitner, del settore Sviluppo Sostenibile e Salute
Ambientale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Il tema della sicurezza alimentare ha riunito da tutto il mondo i rappresentanti
di diversi Paesi nel secondo Global Forum of Food Safety Regulators, che si è svolto a Bangkok, in Thailandia, dal 12 al 14 ottobre. Gli esperti di salute, agricoltura e commercio si sono confrontati su come
migliorare i sistemi di sicurezza alimentare e come costruire una politica comune
di aiuto reciproco fra le diverse nazioni, tutte coinvolte seppure a livelli differenti.
“Hanno partecipato al Forum 394 persone provenienti da 90 Paesi e diverse organizzazioni
non governative e internazionali” ci spiega Peter Ben Embarek, ricercatore dell’OMS
nel campo della sicurezza alimentare (Food Safety Scientist). “Al momento attuale,
stanno prendendo piede cambiamenti profondi e nello stesso tempo rivoluzionari
dei metodi per la sicurezza alimentare in diversi Stati e i partecipanti hanno
espresso il loro interesse nell’imparare da queste esperienze, con la prospettiva
di rivedere i loro sistemi nazionali. E’ diventato molto chiaro che le malattie
causate dal cibo sono un problema sia dei paesi sviluppati sia di quelli in via
di sviluppo. La maggior parte delle malattie legate al consumo alimentare, come
la salmonellosi o le campilobatteriosi (infezioni batteriche intestinali, ndr), si verificano comunemente in tutto il mondo”.
I rischi collegati all’alimentazione, comprendendo nel termine cibo e liquidi,
possono avere diverse origini: a livello di produzione; per una manipolazione
e conservazione impropria; per una scorretta preparazione e cottura in casa o
in altri posti dove viene consumato il pasto. Sia la possibile contaminazione,
e quindi il rischio associato al cibo, sia le conseguenze sulla salute delle persone
vengono indirizzate e gestite in modo inadeguato a livello nazionale e dalle autorità
internazionali responsabili del controllo sulla produzione del cibo stesso. Da
qui l’importanza di uno sforzo coordinato a livello mondiale, per uniformare protocolli
e regole di comportamento.
Durante il Forum è stata sottolineata l’importanza di imparare gli uni dagli
altri, con approcci unificati e integrazione dei dati, e di lavorare insieme,
attraverso collegamenti in tempo reale fra i diversi responsabili della sicurezza
alimentare: “Il Forum ha testimoniato l’inaugurazione di una nuova rete elettronica
interattiva fra le autorità nel campo della sicurezza alimentare (INFOSAN), che
ha lo scopo di permettere un’interazione in tempo reale e di condividere informazioni
ed esperienze sulla sicurezza alimentare” spiega ancora Peter Ben Embarek. La
rete ha lo scopo anche di gestire al meglio e in tempi rapidi situazioni di emergenza,
per esempio di fronte a epidemie.
Di fatto la stima di due miliardi di intossicati ogni anno riportata dal Forum
rappresenta un dato presunto, sulla base dell’estrapolazione delle informazioni
che arrivano dai Paesi più significativi. “L’OMS fornisce stime di morte per malattie
con diarrea da cibo o acqua” racconta Embarek. “Globalmente, ogni anno, muoiono
1,8 milioni di persone per malattie conseguenti a tali consumi. Non è possibile
separare le due origini, nella maggior parte dei casi collegate poiché l’acqua
viene utilizzata per la preparazione del pasto. Altre malattie alimentari sono
invece più specifiche di particolari regioni. Per esempio, nel Sud Est asiatico
vi sono numerose malattie parassitarie (causate da germi trematodi), che derivano
da usanze della popolazione, che consuma pesce crudo o poco cotto e così via.
In tutto il mondo è stato stimato che 50 milioni di persone hanno questa infezione
parassitaria: di questi, 40 milioni vivono nelle zone del Sud Est ed Est dell’Asia”.
Purtroppo, ancora una volta, anche se il discorso interessa tutto il mondo e
sembra non avere confini, a farne maggiormente le spese sono i Paesi più poveri,
dove malattie infettive come salmonellosi, campilobatteriosi e colera hanno una
mortalità alta. “In generale sono più a rischio i bambini e le persone immunocompromesse
(in cui le difese immunitarie, rappresentate dagli anticorpi non sono in grado
di proteggere dalle infezioni, ndr). Per alcune malattie come la listeriosi (tossinfezione alimentare, anche mortale,
causata da un batterio, ndr), il gruppo più a rischio è formato da donne in gravidanza, anziani e soggetti
immunocompromessi. Nei Paesi in via di sviluppo, le malattie diarroiche di origine
alimentare sono particolarmente gravi nell’infanzia” spiega ancora Embarek.
Il primo Forum sulla sicurezza alimentare si era svolto in Marocco due anni e
mezzo fa, e allora si era discusso sui principi basilari della sicurezza alimentare.
Ora si è arrivati a un accordo sulle regole di base e a un movimento unitario
nella medesima direzione, che valorizza l’importanza della collaborazione e dell’approccio
integrato al problema. In questa dimensione si inserisce, oltre all’iniziativa
della rete INFOSAN, il progetto “5 keys”, che sottolinea semplici azioni (illustrate in 25 lingue), da mettere in atto
per ridurre i rischi: tenere pulite le mani e le superfici di lavoro in cucina,
separare i cibi crudi da quelli cotti; cuocere accuratamente le pietanze; conservarle
a temperature corrette; utilizzare acqua e ingredienti crudi sicuri. Sottolinea
Embarek: “Si tratta di una serie di semplici consigli che una persona può applicare
mentre cucina o prepara il pasto, per migliorare la sicurezza degli alimenti che
consuma a casa. Il progetto intende diffondere questi messaggi a diversi gruppi
(bambini a scuola, persone che manipolano il cibo, famiglie, venditori per strada
e così via). Questo sarà fatto con l’utilizzo di poster e manuali di formazione
adatti ai diversi tipi di pubblico, e attraverso Organizzazioni Non Governative,
campagne nazionali, scuole eccetera”.
A Bangkok si è parlato anche di un possibile Golbal Forum numero 3, per l’interesse
generalizzato a continuare sulla strada della collaborazione e dell’interazione
fra tutte le zone del mondo. Nell’attesa, il sistema INFOSAN, al quale partecipano
oltre cento Paesi, rappresenta già una forma virtuale di Global Forum, per una
risposta unificata ed efficace.
Valeria Confalonieri