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Almeno 18 mila funzionari corrotti, tra cui dipendenti pubblici, poliziotti, dirigenti privati e statali, hanno lasciato la Cina in meno di vent'anni, disperdendo un patrimonio di 800 miliardi di yuan, circa 80 miliardi di euro. Lo rivela un rapporto pubblicato in questi giorni dalla Banca centrale cinese, secondo cui i metodi più utilizzati per trasferire illegalmente il denaro all'estero sarebbero i prelievi in contante tramite carta di credito, bonifici bancari, investimenti offshore.
Il rapporto, che analizza il periodo fra la metà degli anni '90 e il 2008, si rifà ad una precedente ricerca dell'Accademia cinese di Scienze Sociali e spiega che, mentre i quadri di basso livello hanno preferito mete vicine, come Thailandia, Russia, Malesia, quelli di alto livello, che hanno rubato enormi somme di denaro, hanno scelto le più liberali Australia, Canada e Olanda. In cima alla lista però ci sarebbero gli Stati Uniti, destinazione favorita dai funzionari corrotti che riescono ad ottenere un visto per l'Occidente.
Il rapporto della Banca centrale si conclude con una raccomandazione alle autorità cinesi, affinché intensifichino i controlli nei settori più sensibili, quali finanza, trasporti, monopoli di Stato. Si afferma inoltre che "la corruzione sta minando le basi del Partito comunista", indobolendone il potere.