Giustizia. La fine dell'impunità per i militari della dittatura argentina
scritto per noi da
Enrico Calamai
L’annullamento
delle due leggi,
Punto final e
Obedienca debida, che hanno garantito
per anni l’impunità ai militari accusati di sequestro, torture e occultamento
dei cadaveri di oltre 30mila desaparacidos, arriva come una bella notizia che
tutti aspettavamo.
Era infatti nel programma elettorale di Nestor Kirchner, il quale appena eletto
ha fatto
votare la legge dal Parlamento, innescando così un processo che ha
permesso adesso alla Corte Costituzionale di dichiarare l’incostituzionalità
delle due leggi. Quindi non dovrebbe sorprendere. Faceva parte di una linea
politica che è stata seguita fino in fondo. Questa è la democrazia, o perlomeno
questa dovrebbe essere.

Siamo di
fronte a un avvenimento molto importante. Innanzitutto perché permette di
riaprire i processi che porranno fine all’impunità di tutti quei militari e
poliziotti colpevoli di crimini contro l’umanità. Ma non solo per questo: la
questione è assai più profonda. La giustizia deve funzionare, il diritto è
l’arma della società civile, non ci può essere società civile se esiste
l’impunità. Certo, purtroppo, paesi in cui le stragi rimangono impunite ci
sono, ma resta che quando si verificano dei fenomeni di impunità rispetto a dei
crimini così atroci viene inceppato l’intero funzionamento del Paese. Che
democrazia ci può essere se non vengono colpiti i peggiori criminali?
Il
popolo argentino ha riconquistato la democrazia nell’83, quando i militari che
avevano attuato il colpo di stato nel ’76 hanno dovuto lasciare il governo. E
non a causa di un movimento di resistenza, bensì della sconfitta nella guerra
per le isole Malvine/Falkland. Il motivo per cui non sono stati processati i
colpevoli, per cui le leggi Punto final e
Obedienca debida sono state promulgate,
è che i militari hanno continuato anche in seguito a controllare il Paese con
l’uso della forza. I gerarchi della dittatura erano sempre lì, compatti e forti
nella difesa della totalità delle forze armate.

Nel
passaggio da un regime a un altro inevitabilmente ci sono delle trattative, dei
compromessi, che riflettono i rapporti di forza. Ecco, in questo caso il
rapporto di forza tra la neonata democrazia e i militari era molto asimmetrico.
Più di tanto la democrazia argentina non poteva fare ed è restata per tre
decenni una democrazia ingessata, incompiuta.
I
militari argentini prendendo il potere nel '76 e attuando una politica
repressiva senza precedenti nel Paese, di stampo nazista, si sono proposti una
cosa molto chiara: prevenire la possibilità di una svolta democratica anche
negli anni a venire. La repressione feroce attuata è stata traumatica per il
popolo argentino, che è rimasto con il terrore nel dna. Con l’incubo che se si
fosse impadronito della gestione del proprio destino, che se si fosse impegnato
a far decollare la democrazia, i militari sarebbero potuti tornare. Una vera e
propria spada di Damocle.

C’è un
filo rosso che lega ciò che c’è stato in quel Paese, il saccheggio, la
corruzione, l’impunità durante la dittatura a quello che hanno fatto i militari
fino a ora. Il degrado politico, economico, sociale del popolo argentino si
spiega così, con il terrore e l’ingestibilità democratica provocata dalla
dittatura. Questo è andato avanti per un’intera generazione, fino a che nel
2001 c’è stato uno scoppio di rabbia popolare che ha finalmente interrotto la
spirale autorepressiva.
E’ stato in quel momento che si sono avviati seri tentativi di ristabilire la
democrazia, penalizzati dalla totale assenza di un’intera generazione decimata
dai dittatori. Coloro che oggi avrebbero dovuto gestire il Paese sono stati
spazzati via dai militari. Questo non va dimenticato. È importante. Spesso ci
domandiamo come sia possibile che un Paese ricco come l’Argentina sia finito
così male. È finito così per la politica lucidamente attuata dai militari argentini
in collaborazione – teniamolo sempre a mente – con le democrazie occidentali,
tra cui quella italiana. E se non ci fosse stata collaborazione occidentale, la
dittatura non avrebbe retto.
Ma oggi,
finalmente l’Argentina ha tutto quello che le serve per camminare da sola e
sulla via giusta.