16/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Giustizia. La fine dell'impunità per i militari della dittatura argentina
scritto per noi da
Enrico Calamai
 
Argentina, durante la dittatura
L’annullamento delle due leggi, Punto final e Obedienca debida, che hanno garantito per anni l’impunità ai militari accusati di sequestro, torture e occultamento dei cadaveri di oltre 30mila desaparacidos, arriva come una bella notizia che tutti aspettavamo.
Era infatti nel programma elettorale di Nestor Kirchner, il quale appena eletto ha fatto votare la legge dal Parlamento, innescando così un processo che ha permesso adesso alla Corte Costituzionale di dichiarare l’incostituzionalità delle due leggi. Quindi non dovrebbe sorprendere. Faceva parte di una linea politica che è stata seguita fino in fondo. Questa è la democrazia, o perlomeno questa dovrebbe essere.
 
Stretta di mano fra il dittatore argentino e un vescovo della Chiesa cattolicaSiamo di fronte a un avvenimento molto importante. Innanzitutto perché permette di riaprire i processi che porranno fine all’impunità di tutti quei militari e poliziotti colpevoli di crimini contro l’umanità. Ma non solo per questo: la questione è assai più profonda. La giustizia deve funzionare, il diritto è l’arma della società civile, non ci può essere società civile se esiste l’impunità. Certo, purtroppo, paesi in cui le stragi rimangono impunite ci sono, ma resta che quando si verificano dei fenomeni di impunità rispetto a dei crimini così atroci viene inceppato l’intero funzionamento del Paese. Che democrazia ci può essere se non vengono colpiti i peggiori criminali?
 
Il popolo argentino ha riconquistato la democrazia nell’83, quando i militari che avevano attuato il colpo di stato nel ’76 hanno dovuto lasciare il governo. E non a causa di un movimento di resistenza, bensì della sconfitta nella guerra per le isole Malvine/Falkland. Il motivo per cui non sono stati processati i colpevoli, per cui le leggi Punto final e Obedienca debida sono state promulgate, è che i militari hanno continuato anche in seguito a controllare il Paese con l’uso della forza. I gerarchi della dittatura erano sempre lì, compatti e forti nella difesa della totalità delle forze armate.
 
Manifestazione per la giustizia, 2001, ArgentinaNel passaggio da un regime a un altro inevitabilmente ci sono delle trattative, dei compromessi, che riflettono i rapporti di forza. Ecco, in questo caso il rapporto di forza tra la neonata democrazia e i militari era molto asimmetrico. Più di tanto la democrazia argentina non poteva fare ed è restata per tre decenni una democrazia ingessata, incompiuta.
 
I militari argentini prendendo il potere nel '76 e attuando una politica repressiva senza precedenti nel Paese, di stampo nazista, si sono proposti una cosa molto chiara: prevenire la possibilità di una svolta democratica anche negli anni a venire. La repressione feroce attuata è stata traumatica per il popolo argentino, che è rimasto con il terrore nel dna. Con l’incubo che se si fosse impadronito della gestione del proprio destino, che se si fosse impegnato a far decollare la democrazia, i militari sarebbero potuti tornare. Una vera e propria spada di Damocle. 
 
Una nonna di Plaza de Mayo scappa durante una manifestazione finita in tafferugli con la poliziaC’è un filo rosso che lega ciò che c’è stato in quel Paese, il saccheggio, la corruzione, l’impunità durante la dittatura a quello che hanno fatto i militari fino a ora. Il degrado politico, economico, sociale del popolo argentino si spiega così, con il  terrore e l’ingestibilità democratica provocata dalla dittatura. Questo è andato avanti per un’intera generazione, fino a che nel 2001 c’è stato uno scoppio di rabbia popolare che ha finalmente interrotto la spirale autorepressiva. E’ stato in quel momento che si sono avviati seri tentativi di ristabilire la democrazia, penalizzati dalla totale assenza di un’intera generazione decimata dai dittatori. Coloro che oggi avrebbero dovuto gestire il Paese sono stati spazzati via dai militari. Questo non va dimenticato. È importante. Spesso ci domandiamo come sia possibile che un Paese ricco come l’Argentina sia finito così male. È finito così per la politica lucidamente attuata dai militari argentini in collaborazione – teniamolo sempre a mente – con le democrazie occidentali, tra cui quella italiana. E se non ci fosse stata collaborazione occidentale, la dittatura non avrebbe retto.
Ma oggi, finalmente l’Argentina ha tutto quello che le serve per camminare da sola e sulla via giusta.
Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Argentina