La Corea del
Nord è un Paese isolato con dei problemi enormi, lo dicono tutti gli osservatori
internazionali. I
negoziati a sei sul nucleare tra Nord e Sud Corea, Stati Uniti, Cina,
Giappone, Russia sono durati dal 25 al 28 febbraio scorso senza
raggiungere una svolta decisiva. La Corea del Nord ha proposto di
congelare i suoi programmi nucleari solo in cambio di garanzie per la
propria sicurezza (“patto di non aggressione” con gli Usa) e di aiuti
economici. Gli Stati Uniti le hanno chiesto lo smantellamento totale
degli impianti. Il Giappone ha messo sul tavolo delle trattative un
nuovo problema ancora, quello degli ostaggi nipponici rapiti dai
servizi segreti nordcoreani negli anni ’70 e ’80 e lasciati tornare
solo temporaneamente in patria nell’ottobre 2002. Ma Pyongyang ha detto
che la questione non era rilevante in questo tipo di discussioni.
Ermes parla del problema nucleare
e della tragedia umana del Paese attraverso la sua personale
esperienza: “Il governo nordcoreano rinuncerebbe ai programmi nucleari
solo dopo aver ottenuto aiuti umanitari bilaterali, procurati cioè
senza la mediazione delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non
governative. Solo in questo modo potrebbe monitorare l’iter dei
finanziamenti. Pyongyang, inoltre, punta a un trattato di non
aggressione che gli Usa non sono assolutamente disposti a
concedere”.
La Corea del Nord è
alla fame. Oltre tredici milioni di persone, più della metà della
popolazione (23 milioni di abitanti) soffre di malnutrizione. “Rispetto
alla carestia del ’97 (la più grave del secolo scorso e che ha
provocato almeno duecentomila morti) i raccolti nelle ultime stagioni sono andati
meglio.
Però l’indigenza è enorme a causa delle condizioni di isolamento a cui
il Paese è sottoposto”. Negli ultimi due anni anche il World Food Programme dell’Onu ha ridotto la
sua distribuzione di cereali per un calo nelle donazioni, aggravando la
situazione. Coloro che sono rimasti privi della sua assistenza, sono
dipesi dal sistema pubblico di fornitura dei generi alimentari,
praticamente inesistente. Ermes prosegue nel suo racconto: “I
nord coreani non hanno neanche uno stipendio. Devono consegnare la paga
al cosiddetto capo cellula”. Ovvero il referente del partito unico al
potere del capo di stato Kim Jong II, il Partito dei
Lavoratori (Kwp). “Il capo cellula controlla ogni attività degli
operatori umanitari. Per esempio manda un interprete ad accompagnarci
nei sopraluoghi. Questo stilerà un report una volta alla settimana
elencando tutti i movimenti dei volontari stranieri e specificando se
hanno fatto domande a sproposito. In genere non ci è concesso di
soggiornare fuori dalla capitale, Pyongyang, e di prendere la
metropolitana. Eppure ho visto un mondo straniero muoversi con maggiore
libertà per i grandi viali metropolitani, fatto di russi, etiopi,
indonesiani, laotiani.”.
Il Cesvi è l’unica
ong italiana presente in Corea del Nord, dove mancano tutti i generi di
prima necessità: cibo, elettricità, acqua potabile, medicine. “La
realtà più drammatica – denunciano i suoi operatori – è la mancanza di
energia, perché da questa deriva la paralisi di tutte le attività
produttive”.
Intanto continuano le
trattative del dopo vertice, il secondo avvenuto a Pechino dopo quello
dell’agosto 2003. Un primo incontro di tecnici dovrebbe tenersi a metà
marzo. Lo ha annunciato ieri il consigliere per la sicurezza nazionale
del presidente sudcoreano Roh Moo Hyun. Sempre martedì 2 marzo, il
ministro degli Esteri della Corea del Sud si è recato alla Casa Bianca
per consultazioni.
Sono passati
ormai diciassette mesi da quando la crisi sul nucleare ebbe inizio, il
16 ottobre 2002. Allora l’inviato Usa James Kelly, di ritorno da
Pyongyang, dichiarò che gli ufficiali nord coreani avevano ammesso di
avere un programma nucleare segreto. A dicembre Stati Uniti, Giappone
ed Unione Europea sospesero i rifornimenti di petrolio al Paese. E la
Corea del Nord rispose uscendo dal Trattato di Non Proliferazione
Nucleare (Tnp) firmato nel 1994 e che prevedeva il congelamento di
tutte le sue attività nucleari. Allontanò, quindi, gli ispettori e
riattivò ufficialmente il reattore di Yongbyong. Questo, costruito a
partire dal 1965 con scopi civili, nel 1980 iniziò a essere utilizzato
per la produzione di armi nucleari. Pare, inoltre, che il regime di Kim
Jong II abbia utilizzato il Tnp come mera copertura, portando avanti
fin dal 1995 un programma nucleare top secret. A essere mutato era solo
il modo di produzione, non più basato sull’estrazione del plutonio, ma
sull’arricchimento dell’uranio.