Fuggito Aristide, Haiti torna alla normalità. O almeno ci prova
scritto per noi da
Paola
Erba
"C'è una relativa calma, qualche negozio è aperto, ma
la gente non osa uscire di casa. Le milizie di Aristide hanno ancora
molte armi". A parlare è Simon
Pluess, del centro della Croce Rossa Internazionale di
Port-au-Prince. "Gli ospedali funzionano pochissimo perchè non c'è
personale. I trasporti sono difficili. Solo ieri siamo riusciti a
recuperare 10mila kit di primo soccorso che giacevano all'aereoporto".
Ma al di là dell'insicurezza, sono in molti a
"respirare un'aria diversa" da quando l'ex presidente se n'è andato.
"E' difficile spiegarlo - dice Gerard Pierre Charles, uno degli
esponenti di punta dell'opposizione
pacifica - : con Aristide, tutto il Paese si sentiva
perseguitato. Oggi, dopo giorni che dormivo fuori, sono finalmente a
casa".
Spetterà
ora all'opposizione pacifica (che si riunisce attorno alla Piattaforma democratica),
trovare un compromesso
tra le forze in gioco e ricominciare: "Prima di un nuovo governo
- spiega Gerard - sceglieremo un primo ministro
che soddisfi tutte le parti: opposizione politica, ribelli e anche
alcuni settori delle Lavalas, il partito di
Aristide" .
Le priorità della nuova
amministrazione? "Cibo e sicurezza innanzitutto. Bisogna tornare a far
funzionare la giustizia. Aristide ha creato uno stato di paura e ha
distrutto la fiducia dei cittadini nella cosa pubblica".
Quanto al ruolo dei ribelli nel prossimo governo, Pierre Charles
commenta: "Avranno probabilmente un posto, ma non privilegiato, perchè
l'opposizione armata è solo una delle azioni che
hanno provocato la fuga di Aristide. I ribelli hanno avuto il
merito di portare Haiti sotto i riflettori internazionali, liberandoci
del presidente prima di quando pensassimo. Nessuno di noi avrebbe mai
immaginato uno sviluppo tanto rapido. Forse neanche il nuovo Capo di
Stato, che ancora tace. Aristide sceglieva accanto a sè uomini che non
potessero contestargli il potere. Boniface Alexandre è uno di questi.
Per costituzione si trova la potere, ma di certo, non lo avrebbe mai
immaginato".
Non usa mezze misure, Gerard,
quando parla di Aristide e delle sue recenti accuse al governo
statunitense, dal quale - secondo quanto dichiarato alla CNN - sarebbe
stato portato via a forza. "E' un bugiardo - dice-. Per questo la gente
non si fidava più di lui. Diceva di essere il padre dei poveri ed è uno
degli uomini più ricchi del Paese. Si dichiarava 'uomo di pace' e
assassinava gli oppositori politici".
Gerard non esclude però che dietro ai ribelli ci siano gli
Stati Uniti: " Guy Philippe e i suoi uomini vivevano a Santo domingo. Per uscire
di lì,
qualche complicità devono averla avuta. Di quale natura, non lo
sappiamo. Ma in fondo cosa importa? Aristide era finito politicamente
prima ancora che i ribelli o gli Stati Uniti gli dessero il colpo
finale. Per questo, non possiamo parlare di colpo di stato".
E intanto ieri i rappresentanti della Piattaforma
democratica hanno incontrato i leader dei ribelli. Si è raggiunto un
accordo perchè siano questi ultimi ad occuparsi della sicurezza in
città. Si è poi deciso di formare un comitato tripartito che riunirà un
rappresentante dell’ex partito di Aristide, Fanmi
Lavalas, uno dell’opposizione e uno della comunità
internazionale. Il comitato nominerà un Consiglio di saggi di nove
membri, in rappresentanza di tutti i settori della società haitiana.
Poi si sceglierà un primo ministro di transizione e infine il governo.
Prima di nuove elezioni passeranno ameno diciotto mesi.
Ma non tutto fila liscio: ieri, dopo le
trattative, il capo dei ribelli Guy Philippe si è
autoproclamato capo della polizia e ha detto che non deporrà le
armi. La risposta del portavoce del Dipartimento di Stato Usa,
Richard Boucher, non si è fatta attendere: "Tutti i gruppi
illegali e armati debbono disarmare -ha detto-. Bisogna che i ribelli
si disperdano e tornino alle loro case. E’ in corso un processo di
regolarizzazione costituzionale e in esso i ribelli non hanno alcun
ruolo".
Per il momento Aristide è
rifugiato a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, nel
palazzo del Capo dello Stato François Bozizé. Nei prossimi giorni
partirà alla volta del Sudafrica, che con ogni probabilità gli
concederà asilo politico. Ieri, in un' intervista telefonica alla CNN
ha detto di essere stato costretto con le armi dai militari Usa a
lasciare Haiti. La Casa Bianca ha seccamente smentito le
accuse.