16/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Sulla sentenza del tribunale argentino che riapre i processi ai militari golpisti
di Massimo Carlotto
Sto festeggiando, da ieri sera, con grande cautela. Perché conoscendo la situazione argentina so che non c'è da fidarsi più che tanto.
Anche se è vero che da quando Kirchner è Presidente della Repubblica, molte cose sono cambiate.
Aveva ragione Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che diceva che lui ha una grande attenzione verso i desaparecidos. Una delle prime cose che ha fatto è stato ripulire l'ambiente militare e poliziesco, usando come consulenti proprio le ma
dri e le nonne di Plaza de Mayo, che avendo un archivio possente da molti anni sapevano bene chi aveva collaborato con la dittatura.
E' vero che ci sono state prese di posizione altrettanto importanti sul tema, che poi hanno reso possibile questo tipo di operazione. Ma fino a che non si mette in moto concretamente questo meccanismo, dobbiamo festeggiare con cautela.
Abbiamo già visto in Argentina altre situazioni del genere che poi in realtà non sono andate a buon fine.
Però è una grande speranza, una grande possibilità.

E' fondamentale che i processi ricostruiscano per intero al storia dei desaparecidos e della dittatura argentina, delle sue connessioni e delle sue alleanze, a livello di area e a livello internazionale.
Seguo da tempo le Nonne di Plaza de Mayo, e credo che questa possa essere una grande occasione per fare  finalmente luce su Plan Condor, ad esempio, che è ancora un argomento poco conosciuto.
I processi potrebbero servire a definire quanti sono stati realmente i desaparecidos, quanti furono i campi di concentramento clandestini, e poi tutta la rete trasversale degli assassini che misero in piedi la repressione argentina.
C'è sempre la speranza che la verità ci aiuti ad individuare la rete che gestì il sequestro dei bambini nati dalle prigioniere che stavano nei campi di concentramento clandestini.
E poi naturalmente, per me notizie del genere riaccendono grandi speranze per il ritrovamento di Guido, il figlio di Laura Carlotto, che oltre ad essere la figlia di Estela Carlotto era una mia cugina.

le nonne di plaza de mayo La macchina della desaparicion ha terrorizzato un intero paese. Se non avessero fatto l'errore di sottovalutare la donne argentine, molte cose non si sarebbero sapute e quella sarebbe stata un'altra tranquilla macelleria del Novecento.
L'errore dei militari fu quello di non restituire i cadaveri. Da un lato fu una mossa vincente. Dall'altro non dare una salma e una tomba su cui piangere, su cui razionalizzare il lutto, ha determinato questa ribellione, unica al mondo, che di fatto ha determinato anche la fine della dittatura.


In Italia è stato celebrato solo un processo, per rendere giustizia agli italiani scomparsi in Argentina. Eppure la dittatura ha provocato la più grande strage di italiani dopo la seconda guerra mondiale.
Con una decisione politica, abbastanza vergognosa, si è poi chiusa la questione, invece sarebbe molto importante continuare i processi, riaprirne di nuovi se necessario, anche in Italia.
Questa notizia che arriva dall'Argentina ci può aiutare molto, perchè anche noi dobbiamo chiarire una parte della nostra storia nazionale che riguarda quel periodo. Non solo le complicità con la dittatura a livello diplomatico. Anche altri temi scottanti, come i rapporti della Fiat e del Vaticano con la dittatura.
Bisogna ricordare il Nunzio apostolico Pio Laghi, che benediceva e faceva benedire generali e torturatori. Ma bisogna anche ricordare tutte le aziende italiane che lavoravano in Argentina, come appunto la Fiat, su cui ci sono dei capitoli oscuri da riaprire e da verificare.

Si parla poco della dittatura argentina, e la mia impressione è che se ne parli sempre meno. In Italia, forse, per le complicità del governo italiano dell'epoca.
E a livello internazionale, perchè l'Argentina è stata la macelleria scientificamente meglio organizzata del Novecento. E' una cosa che infastidisce, non se ne vuole parlare.
I processi di questo tipo sono importanti anche per ricostruire spezzoni di storia. E questa è una storia importante, non solo per l'Argentina, ma per il mondo.
L'Argentina è l'unico paese che si è inventato un sistema repressivo che poi ha esportato e venduto come un prodotto nazionale: vendeva bistecche, grano e desaparicion. Non era mai accaduto al mondo: è la prima volta nella storia che un sistema repressivo è stato proprio venduto come un prodotto.
Questo è un dato che spesso sfugge, su cui si deve riflettere. I militari argentini, gli organizzatori della repressione, non solo avevano uffici di consulenza nei paesi dell'America Latina, ma sono andati a “vendere” l'organizzazione della desaparicion fino all'Arabia Saudita.

L'Argentina è un paese profondamente malato: una società che non riesce a rendere giustizia a se stessa è malata. Ma è anche vero che le resistenze sono moltissime, perché non bisogna dimenticare che la dittatura argentina non fu solo un pronunciamento militare: creò un modello economico, una serie di alleanze e complicità la cui tela ancora oggi resiste.
Adesso l'emozione è molto forte: in Argentina c'è molto fermento, e una parte della società - non tutta - ha voglia di chiudere questo capitolo atraverso l'accertamento della verità. Speriamo che accada. Ma mi sembra presto per festeggiare.

Per quanto mi riguarda, non vedo l'ora che aprano i processi. Ho già la valigia pronta.
Categoria: Tortura, Politica, Storia
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