Sulla sentenza del tribunale argentino che riapre i processi ai militari golpisti
di Massimo Carlotto
Sto festeggiando, da ieri sera, con grande cautela.
Perché conoscendo la situazione argentina so che non c'è da fidarsi più
che tanto.
Anche se è vero che da quando Kirchner è Presidente della
Repubblica, molte cose sono cambiate.
Aveva ragione Estela Carlotto,
presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che diceva che lui ha una
grande attenzione verso i desaparecidos. Una delle prime cose
che ha fatto è stato ripulire l'ambiente militare e poliziesco, usando
come consulenti proprio le madri e le nonne di Plaza de Mayo, che
avendo un
archivio possente da molti anni sapevano bene chi aveva collaborato con
la dittatura.
E' vero che ci sono state prese di posizione altrettanto importanti
sul tema, che poi hanno reso possibile questo tipo di operazione. Ma
fino a che non si mette in moto concretamente questo meccanismo,
dobbiamo festeggiare con cautela.
Abbiamo già visto in Argentina altre
situazioni del genere che poi in realtà non sono andate a buon fine.
Però è una grande speranza, una grande possibilità.
E' fondamentale che i processi ricostruiscano per intero al storia dei desaparecidos e della dittatura argentina, delle sue connessioni e delle sue alleanze, a livello
di area e a livello internazionale.
Seguo da tempo le Nonne di Plaza de Mayo, e credo che questa possa
essere una grande occasione per fare finalmente luce su Plan
Condor, ad esempio, che è ancora un argomento poco conosciuto.
I
processi potrebbero servire a definire quanti sono stati realmente i desaparecidos,
quanti furono i campi di concentramento clandestini, e poi tutta la
rete trasversale degli assassini che misero in piedi la repressione
argentina.
C'è sempre la speranza che la verità ci aiuti ad individuare la rete
che gestì il sequestro dei bambini nati dalle prigioniere che stavano
nei campi di concentramento clandestini.
E poi naturalmente, per me notizie del genere riaccendono grandi
speranze per il ritrovamento di Guido, il figlio di Laura Carlotto, che
oltre ad essere la figlia di Estela Carlotto era una mia cugina.
La macchina della desaparicion ha terrorizzato un intero paese.
Se non avessero fatto l'errore di sottovalutare la donne argentine,
molte cose non si sarebbero sapute e quella sarebbe stata un'altra tranquilla
macelleria del Novecento.
L'errore dei militari fu quello di non
restituire i cadaveri. Da un lato fu una mossa vincente. Dall'altro non
dare una salma e una tomba su cui piangere, su cui razionalizzare il
lutto, ha determinato questa ribellione, unica al mondo, che di fatto
ha determinato anche la fine della dittatura.
In Italia è stato celebrato solo un processo, per rendere giustizia
agli italiani scomparsi in Argentina. Eppure la dittatura ha provocato la
più grande strage di italiani dopo la seconda guerra mondiale.
Con una decisione politica, abbastanza vergognosa, si è poi chiusa la
questione, invece sarebbe molto importante continuare i processi, riaprirne di
nuovi se necessario, anche
in Italia.
Questa notizia che arriva dall'Argentina ci può aiutare molto, perchè
anche
noi dobbiamo chiarire una parte della nostra storia nazionale che
riguarda quel
periodo. Non solo le complicità con la dittatura a livello diplomatico.
Anche altri temi scottanti, come i rapporti della Fiat e del Vaticano
con la dittatura.
Bisogna ricordare il Nunzio apostolico Pio Laghi, che benediceva e
faceva benedire generali e torturatori. Ma bisogna anche ricordare
tutte le
aziende italiane che lavoravano in Argentina, come appunto la Fiat, su
cui ci sono dei capitoli oscuri da riaprire e da verificare.
Si parla poco della dittatura argentina, e la mia impressione è che se
ne parli sempre meno. In Italia, forse, per le complicità del governo italiano
dell'epoca.
E a livello internazionale, perchè l'Argentina è stata la macelleria
scientificamente meglio organizzata del Novecento. E' una cosa che
infastidisce, non se ne vuole parlare.
I processi di questo tipo sono importanti anche per ricostruire spezzoni di
storia. E questa è una storia importante, non solo per l'Argentina, ma per il
mondo.
L'Argentina è l'unico paese
che si è inventato un sistema repressivo che poi ha esportato e venduto
come un prodotto nazionale: vendeva bistecche, grano e desaparicion.
Non era mai accaduto al mondo: è la prima volta nella storia che un
sistema repressivo è stato proprio venduto come un prodotto.
Questo è un dato
che spesso sfugge, su cui si deve riflettere. I militari argentini, gli
organizzatori della repressione, non solo avevano uffici di consulenza
nei paesi dell'America Latina, ma sono andati a “vendere”
l'organizzazione della desaparicion fino all'Arabia Saudita.
L'Argentina è un paese profondamente malato: una società che non
riesce a
rendere giustizia a se stessa è malata. Ma è anche vero che
le resistenze sono moltissime, perché non bisogna dimenticare che la
dittatura argentina non fu solo un pronunciamento militare: creò un
modello economico, una serie di alleanze e complicità la cui tela
ancora oggi resiste.
Adesso l'emozione è molto forte: in
Argentina c'è molto fermento, e una parte della società - non tutta -
ha voglia di chiudere questo capitolo atraverso l'accertamento della
verità. Speriamo che accada. Ma mi sembra presto per festeggiare.
Per quanto mi riguarda, non vedo l'ora che aprano i processi. Ho già la valigia
pronta.