scritto per noi da
Paola Erba
E' fuggito ieri,
a bordo di un jet che lo ha portato a Bangui, nella Repubblica
Centrafricana. Da lì proseguirà per il Sudafrica, probabile sede del
suo esilio. Sabato notte si era tenuto un incontro tra membri
del governo e diplomatici stranieri per discutere l'uscita di scena del
presidente senza bagni di sangue. Negli ultimi giorni, con i ribelli
alle porte della capitale barricata e la tensione giunta alle stelle,
prima la Francia e poi gli Stati Uniti lo avevano invitato ad
andarsene. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha deciso l'invio dei
caschi blu, mentre sara' il giudice della Corte Suprema Boniface
Alexandre a prendere temporaneamente le redini di Haiti. I ribelli sono
entrati nella capitale. Avevano promesso di attaccarla, ma ora, con la fuga di
Aristide, sono entrati trionfanti,
accompagnati dai marines. Guy Philippe, il loro
capo, ha dichiarato alla Cnn che daranno 'piena collaborazione' alle
forze di pace internazionali. Intanto, continuano i disordini nella
capitale, dove da tre giorni, le chimeres, le
milizie private di Aristide si danno al saccheggio, ai furti, alle
violenze.
“La
capitale è in mano alle bande armate di Aristide.
Saccheggiano, rubano, distruggono. Ci sono cadaveri per strada, le vie
sono deserte. Io mi sono barricato in casa".
A parlare al telefono, venerdì sera, da Port-au-Prince, è un
nostro informatore. Come lui, chi ha deciso di restare nelle capitale
(o non ha potuto andarsene) passa le ultime ore chiuso in casa. Fuori,
le strade sono vuote, le bande di saccheggiatori spadroneggiano, mentre
i ribelli sono alle porte della capitale: giovedì hanno conquistato Les
Cayes (al sud) e venerdì Mirebalais, 48 chilometri a Nord di Port- au
Prince.
"Le chimeres girano con auto rubate e svaligiano quello che trovano: case,
imprese, negozi. Tutto è chiuso da una settimana. E’ impossibile
trovare da mangiare. La gente si riunisce tra familiari e
amici e resiste con quello che ha. Dove vivo io, su dieci appartamenti,
solo due sono ancora abitati: il mio e quello di una famiglia accanto,
che è appena venuta a chiedermi qualcosa da cucinare. Fra poco
razioneremo l’elettricità. Ci viene fornita da un gruppo
elettrogeno, perchè qui, anche in tempi normali, la corrente c’è solo
per due ore al giorno. Tutte le compagnie aeree hanno sospeso
i voli. Giovedì, mia moglie e mio figlio sono usciti dal
Paese insieme ad altre 150-200 persone, con voli messi a
disposizione dall’Ambasciata di Spagna e dalle Nazioni Unite. Il
convoglio che li portava all’aereoporto era scortato dai marines. Sono stato per
anni in Africa,
ho vissuto l’embargo del Burundi, ma queste sono le
giornate più dure che mi siano mai capitate. Ieri, alcuni
colleghi francesi e un italiano sono rimasti bloccati a
Jeremy, dove si erano recati per espatriare”.
E a Port-au-Prince c’è anche chi è rimasto bloccato sul
luogo di lavoro. Dominique, infermiera all’ospedale di Canape-Vert,
spiega preoccupata al telefono che l’auto dell’ospedale è stata rubata.
“Non posso uscire – dice – e a casa ho due bambini di 4 e 2 anni che mi
aspettano. Me li sta curando una vicina”.
Intanto continua l'esodo per mare: tra venerdì e sabato, la
Guardia Costiera ha individuato oltre 500 persone a bordo di una decina
di imbarcazioni.