24/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Terra a contadini sudafricani. Così lo stato africano cerca il potenziamento dell'agricoltura per raggiungere la sicurezza alimentare e diversificare l'economia

Si tratta di un interessante esperimento: il governo del Congo Brazzaville ha assegnato 80 mila ettari di terra non messa a coltura a una quarantina di contadini sudafricani. Il ragionamento, spiegato dal ministro dell'Agricoltura Rigobert Maboundou, è semplice: loro hanno esperienza e competenza, noi abbiamo la terra.

Ne ha veramente tanta, l'ex Congo francese: almeno due milioni di ettari di terreno coltivabile ma ne sfrutta solo una percentuale irrisoria, il due per cento circa.

I contratti avranno una durata di circa 30 anni ma sono rinnovabili, qualora l'esperimento riesca. L'obiettivo è duplice: aumentare la produzione alimentare del Paese, nel quadro di una politica che mira alla realizzazione della cosiddetta food security, ma anche dare più solidità all'economia nazionale che al momento dipende per l'80 per cento dalla produzione petrolifera.

Il governo guarda al Gabon e alla Repubblica Centrafricana come sbocchi della propria produzione agricola. L'importante è che l'iniziativa venga monitorata attentamente e si stia lontani da scorciatoie o furberie. In breve, bisogna evitare che questa alternativa al land grabbing si trasformi in una variante dello stesso, con i contadini nel ruolo di prestanome di anonimi trust e società finanziarie. Gli interessati negano: è un‘occasione di rinascita per loro e per la popolazione congolese.