09/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Zvi Zamir, storico direttore dei servizi segreti israeliani, commenta la violenza esplosa nel giorno della Naksa: "Una manifestazione attesa: nessuna giustificazione alla sparatoria"

"La regola è mai sparare sui civili". Con queste parole Zvi Zamir, veterano del Palmach e della guerra d'Indipendenza, a capo del Mossad dal 1968 al 1974, si è pronunciato oggi alla radio militare e ha condannato il fuoco israeliano che lo scorso 5 giugno ha ucciso 23 civili. Nel giorno della Naksa, anniversario della sconfitta araba nella guerra dei Sei Giorni, le pattuglie israeliane hanno infatti sparato contro un gruppo di manifestanti che cercava di oltrepassare la linea di demarcazione, fissata sulle alture del Golan dopo la guerra del Kippur.

Un evento "atteso" secondo Zamir, che poteva essere evitato ponendo "reticolati profondi una trentina di metri", che avrebbero di per sé fermato i manifestanti, nessuno dei quali in possesso di armi, senza bisogno di aprire il fuoco. L'ex capo del Mossad, pur riconoscendo comprensibile quanto accaduto lo scorso 15 maggio, nell'anniversario della diaspora palestinese, in cui le truppe israeliane colte di sorpresa hanno reagito violentemente, non giustifica la reazione di domenica, che un dispositivo di sicurezza ben predisposto avrebbe potuto evitare.