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É di nuovo al centro delle polemiche la Goldman Sachs, la banca d'affari newyorkese accusata in passato di essersi arricchita anche grazie alla crisi del 2008. Questa volta le critiche riguardano i rapporti dell'istituto con il governo di Tripoli.
In base a quanto scritto dal Wall Street Journal online, le autorità finanziarie statunitensi - tra cui la Sec (Security and Exchange Commission, ndr)- stanno verificando se Goldman Sachs e altre banche abbiano o meno violato le norme anticorruzione lavorando con uno o più fondi sovrani libici. In particolare, la Goldman Sachs sarebbe stata pronta a versare una tangente ai responsabili del regime di Tripoli.
La stessa Sec, inoltre, sta indagando circa la regolarità di una commissione da cinquanta milioni di dollari che la Goldman era sul punto di versare alla Libyan Investment Authority (Lia), nell'ambito di un piano di ristrutturazione del fondo sovrano. Sempre secondo il Wall Street Journal, se l'affare fosse stato concluso (cosa che non si è verificata) la Lia avrebbe poi versato i cinquanta milioni ad una società di consulenza esterna, la Palladyne International asset Management, guidata da uno dei familiari del responsabile della compagnia petrolifera libica.