stampa
invia
Al silenzio delle autorità si contrappone però una campagna della società civile attraverso i social network, nella quale i testimoni dell'accaduto rivelano una verità sconcertante: Daniel sarebbe stato morto a causa di un pestaggio brutale da parte di un appartenente alle forze di sicurezza speciali, le cosiddette Tigri. Secondo alcune testimonianze il poliziotto avrebbe avuto un alterco con il ragazzo in seguito a un tentativo di quest'ultimo di arrampicarsi su un palco, lo avrebbe fermato e aggredito. Alcuni media di opposizione offrono spazio alla notizia mentre le proteste organizzate via Facebook e Twitter portano in piazza a manifestare diverse centinaia di giovani.
La polizia, che inizialmente ha attribuito la morte di Daniel a cause naturali e ai postumi di una caduta, si trova messa alle strette e, in un carosello di incongruenze, nella giornata di martedì 7 dichiara che dai risultati dell'autopsia è risultato che le ferite da pestaggio inflitte al giovane ne avrebbero causato la morte e che la sera precedente Igor Spasov, 32enne appartenente alle Tigri, si sarebbe costituito dichiarandosi colpevole di omicidio (notizia resa nota solo il giorno successivo). Le ragioni di una tale brutalità sono ancora ignote.
Le autorità del Ministero degli Interni, dopo aver cercato di mettere a tacere il caso per due giorni e essersi espresse con grottesche dichiarazioni - una fonte ha dichiarato che le forze dell'ordine sarebbero state inconsapevoli che lo stavano uccidendo (!) -, hanno nella giornata di ieri provato a far calare la tensione, dichiarando che simili violenze non possono essere tollerate e promettendo di indagare anche ulteriori responsabilità. E mentre ieri si sono svolti i funerali di Daniel, da tre giorni le proteste continuano tutte le sere alle sei e alcune centinaia di giovani esce in strada a Skopje per protestare contro la brutalità della polizia e contro la cattiva performance che la Macedonia ha offerto di se stessa come stato di diritto.