09/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Minacce e intimidazioni contro il ministro delle Finanze, scontri tra sostenitori del partito di Mugabe e guerre di correnti. Il Paese è sempre in fibrillazione

Le grandi manovre per la successione al presidente Robert Mugabe sono già cominciate e stanno causando ulteriori spasmi ad un Paese che da anni vive in un clima di crisi politica incombente. L'ultimo episodio, piuttosto inquietante, è avvenuto sabato notte, quando ignoti hanno lanciato un ordigno a basso potenziale contro la villa del ministro delle Finanze Tendai Biti. Pochi danni e molto spavento ma il significato intimidatorio del gesto lo hanno colto tutti. Che non corresse buon sangue tra Mugabe e Biti, membro di spicco del principale partito di opposizione, il Movement for Democratic Change del premier Morgan Tsvangirai, con cui il presidente ha dato vita ad un governo di unità nazionale ormai agonizzante, era cosa ben nota ma ultimamente lo scontro si era fatto tanto acceso da valicare le mura ben protette delle stanze del potere. Il vecchio presidente accusa il ministro di aver usurpato alcune funzioni presidenziali e in pubblico lo dileggia e lo accusa di essere il principale affamatore del popolo, di aver tagliato i finanziamenti ai contadini neri e di non aiutare le imprese del distretto di Bulawayo. C'è di vero che Biti non si è risparmiato e ha ingaggiato un'aspra lotta contro le clientele presidenziali, arrivando a bloccare un prestito da 250 milioni di dollari stanziato dal Fondo monetario internazionale che faceva gola ad alcuni amici di Mugabe. Ora, il leader, alle prese con un malcontento generale, ha ordinato al ministro di trovare le risorse per aumentare lo stipendio dei dipendenti pubblici, per sentirsi rispondere da elementi vicino a Biti che lo stato potrebbe sostenere questo sforzo solo se le cricche vicino a Mugabe cominciassero a far affluire nei bilanci statali i proventi della vendita di diamanti estratti nelle controverse miniere del Chadzwa. C'è poi la guerra ai vertici degli apparati di sicurezza, con Biti che ha chiesto più volte la rimozione dei comandanti sfacciatamente schierati e responsabili in molti casi dell'attività delle milizie che da mesi terrorizzano i sostenitori dell'opposizione.

Ma non c'è solo il fronte tra Mugabe e gli uomini di Tsvangirai, ce n'è anche uno tutto interno al partito-stato, lo Zimbabwe African National Union - Patriotic Front (Zanu-Pf), dove i notabili di rango stanno manovrando per disegnare una successione quanto più favorevole alla propria corrente. Gli apparati hanno già notificato a Mugabe il suo prossimo pensionamento ma è ancora da capire chi gli succederà e come cambieranno gli equilibri all'interno del sistema. Così, in un'atmosfera di grande fibrillazione, alle aggressioni contro i sostenitori dei partiti di opposizione ad opera di squadra organizzate dallo Zanu-Pf, si sono aggiunte anche quelle scatenate all'interno del partito, da correnti diverse. Undici attivisti vicini al deputato Washington Musvaire sono andati a processo il 7 giugno per l'attacco, compiuto nella notte del 12 aprile, contro i supporter di un avversario interno, Kenneth Mutiwekuziva. Le primarie si avvicinano e la tensione cresce, anche perché si fa strada la sensazione che il vento della "primavera araba" possa arrivare a soffiare anche in Zimbabwe, soprattutto in un momento in cui Mugabe è un'anatra zoppa.

E allora il potere va difeso, a tutti i costi e con tutti i mezzi. La data delle elezioni non è ancora stata fissata - ma è assai probabile che si voterà nel giugno del 2012 - che già emergono inquietanti ombre sul prossimo voto: un analista del South African Institute for Race Relations ha confrontato gli elenchi elettorali stilati nel 2010 con i registri degli aventi diritto nel 2008 e ha scoperto che in due anni sono comparsi dal nulla 366 mila elettori. Ragazzi e ragazze che nel frattempo hanno raggiunto la maggiore età? No, persone che spesso hanno nomi e date di nascita di defunti, non hanno indirizzo e, a volte, non hanno nemmeno un sesso. Tra i nuovi aventi diritto figurano ben 41 mila ultracentenari, 16 mila dei quali nati nello stesso giorno, il primo gennaio 1901, particolare che rende lecito il sospetto che qualcuno, alterando i registri, si prepari a manipolare il voto. Ma tutti guardano anche al Sudafrica e alla posizione che assumerà sul tema delle ripetute violazioni dei diritti umani in Zimbabwe, argomento scottante già affrontato dalla Comunità di sviluppo dei Paesi dell'Africa meridionale (Sadc), nell'ultima riunione nello Zambia. Il duro documento, noto come Livingston Position, è stato firmato dalla troika che guida l'organizzazione che venerdì si riunirà a Johannesburg. I pour parler dicono che i leader regionali si avviano a scaricare Mugabe e il suo regime e che la pressione sul presidente sudafricano, Jacob Zuma, mediatore nella crisi politica, sia sempre più forte. Molti analisti sostengono che la performance non brillante del suo African National Congress alle ultime amministrative in Sudafrica sia da ricondurre anche al sostegno garantito al vecchio uomo forte di Harare, sempre meno presentabile e difendibile.    

 

Alberto Tundo

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