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"Non tornerò vivo. Perdonatemi per tutti i problemi che vi ho causato. Proteggete la famiglia, i nipoti e mantenete per me un posto accanto alla tomba di mia figlia Ana". Con queste parole Ratko Mladic, arrestato la scorsa settimana dopo sedici anni di latitanza, si è congedato dalla moglie Bosiljka prima di lasciare il Tribunale di Belgrado e imbarcarsi sull'aereo governativo diretto a Rotterdam, da cui poi l'ex generale serbo-bosniaco raggiungerà la Corte penale internazionale per l'ex Jugoslavia. "Sapevo che sarebbe andata a finire così", ha affermato, mentre abbracciava la moglie, la sorella Milica e la moglie del figlio Darko.
Intanto il procuratore generale Serge Brammertz ha annunciato di aver presentato una nuova versione dell'atto di accusa contro Mladic, ma si è detto ancora incerto circa la possibilità di unificare i due procedimenti. Brammertz si è poi pronunciato sulla cattura dell'ex generale e ha chiesto alle autorità serbe di far chiarezza sulle cause del ritardo. Il procuratore ha infatti giudicato "un periodo troppo lungo per la giustizia" i sedici anni di latitanza del generale Mladic, che invece "poteva essere arrestato prima".