23/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una giornata per commemorare la fine della tratta degli schiavi
Schiavi in cateneUna giornata mondiale per commemorare la fine della tratta degli schiavi. E’ l’iniziativa indetta oggi, 23 agosto, dall’Unesco per ricordare le centinaia di migliaia di persone che nei secoli sono state vittime della compravendita e dello sfruttamento, alimentando un mercato di carne umana divenuto illegale appena due secoli fa. E che ancora oggi vive, clandestino, tra le piantagioni, le sabbie, le fabbriche e i sobborghi di molti paesi di Asia, Africa e America Latina. O dall’altra parte del muro di casa nostra.
 
La data scelta nel 1977 dall’organizzazione culturale della Nazioni Unite è puramente simbolica. Il 23 agosto del 1791, ad Haiti, scoppiò una rivolta di alcuni schiavi che spezzando le proprie catene, scrissero una pagina importante nella storia del traffico di esseri umani e della tratta atlantica. “E’ una giornata molto importante per noi – dice Marie Lengue dagli uffici dell’Unesco di Parigi, dove oggi si tiene la cerimonia di commemorazione – in un anno, il 2004, che la nostra organizzazione ha scelto come ‘Anno dell’Abolizione della Schiavitù’”. Una giornata, dunque, dedicata a tutte le persone che, prelevate dalle proprie case, legate o incaprettate, sono andate a ingrossare il numero di volti senza un nome incatenati in fondo alle navi e a raggiungere le braccia di chi li aveva preceduti nel Nuovo Mondo. Un’altra cerimonia di commemorazione si svolgerà in contemporanea nell’Isola di Goréé, piccolo spuntone di roccia vulcanica al largo della capitale senegalese Dakar, considerata luogo simbolo del traffico di schiavi neri. E’ qui che sorge infatti la Maison des Esclaves (Casa degli schiavi), un centro di detenzione temporanea dove migliaia di persone attendevano di attraversare il cosiddetto ‘punto di non ritorno’, una porta che dall’edificio si affacciava direttamente sul mare e sui pontili delle navi negriere.
 
Ma commemorare la schiavitù di allora potrebbe non servire a granché, se non si ricorda quella che oggi si nutre della povertà e dell’arretratezza di certe aree del mondo. Lo ricorda Beth Herzfield, coordinatrice dell’organizzazione britannica AntiSlavery, una delle più attive nella lotta allo schiavismo moderno: “E’ bene ricordare la differenza tra due tipi di schiavismo – sostiene la Herzfield – quello vecchio e quello nuovo. La differenza fondamentale sta nel fatto che in quello vecchio ridurre in schiavitù qualcuno e venderlo era legale. Oggi non lo è più. Questo tuttavia non significa che oggi non ci siano più schiavi, anzi. Nonostante non sia possibile fare una stima delle persone che si trovano in queste condizioni, possiamo dire con sicurezza che il loro numero è di svariati milioni. Sono tutti distribuiti nella varie categorie in cui si suddivide la schiavitù moderna, dai lavori forzati al traffico di bambini alla prostituzione forzata. Nei continenti in cui la gente non ha nulla e in quelli dove ha tutto. Anche in Europa e in Italia”.
 
“Commemorare l’abolizione della schiavitù è un po’ anacronistico”, commenta Marco Bufo, coordinatore dell’organizzazione italiana On the Road, che dai primi anni ’90 monitora il traffico clandestino di ragazze provenienti dall’Europa orientale e dall’Africa. “La schiavitù è ancora viva e manifesta, anche se nascosta. Si stima che solo in Europa, ogni anno, 500mila donne vengano trafficate per alimentare il mercato del sesso. E la legislazione europea non sempre le tutela a dovere. Spesso si guarda a loro più come a un mezzo per combattere la criminalità organizzata che a persone che hanno subito violenze”.
 
Il capo dell’Unesco, Koichiro Matsuura, che oggi a Parigi presiede la cerimonia, ha tuttavia specificato che – sebbene abolita – “la schiavitù coinvolge ancora la vita di milioni di persone nel mondo”. In questi giorni, nello stato americano dell’Ohio, si sta per inaugurare un museo sulla schiavitù, per ricordare l’anonimato di chi ha vissuto per secoli la propria esistenza in catene. Anche se, non lontano dai luoghi della memoria di tutto il mondo, dove oggi si staccando biglietti (e non catene), il dramma di tante donne, bambini e uomini continua nell’ombra della clandestinità.
 
Pablo Trincia
Categoria: Diritti