31/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Strasburgo rigetta l'accusa di vizio politico nel processo avviato dall'allora presidente russo Putin. Riconosciuta comunque l'"irregolarità della detenzione" dell'ex numero uno di Yukos

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha deciso di respingere la denuncia avanzata da Mikhail Khodorkovsky, ex dirigente della compagnia petrolifera Yukos in carcere dal 2003 per evasione fiscale, il quale sostiene che la sua detenzione sia stata decisa, per ragioni politiche, dall'allora presidente Vladimir Putin, con l'obiettivo di liberarsi di un rivale politico "scomodo".

Il verdetto, diffuso oggi con un comunicato del Consiglio d'Europa, ritiene che "i dubbi di Khodorkovsky dovrebbero basarsi su prove incontestabili", che non sono state tuttavia presentate. Secondo la corte, dunque non sarebbe stato violato l'articolo 18 della Convenzione dei diritti dell'uomo, mentre invece sussisterebbero "irregolarità procedurali in relazione alla detenzione" dell'ex oligarca, che avrebbe violato gli articoli 3 e 5 della Convenzione. Mosca dovrà versare al detenuto l'equivalente di 10 mila euro per danni morali prodotti dai sei mesi di carcere cui è stato condannato prima del processo e 15 mila euro di spese processuali.