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Il 2 novembre del 2004 il regista olandese Theo Van Gogh veniva accoltellato
a morte ad Amsterdam. Confitto nel cuore del regista, il coltello dell'assassino
recava un foglio con un messaggio: "Finirai a pezzi scontrandoti con l'Islam.
L'Islam trionferà grazie al sangue dei martiri". Dal 3 al 10 novembre, nove moschee
olandesi venivano incendiate o vandalizzate, mentre dal 3 al 30 si verificavano
174 incidenti a sfondo razzista: un numero vicino ai 190 registrati durante il
mese che seguì all'11 settembre 2001. I cosiddetti 'crimini dell'odio', ovvero
gli atti di violenza alla base dei quali vi sono pregiudizi di ordine religioso,
razziale, ideologico e sessuale, sono aumentati in maniera esponenziale in Europa
e nel Nord America negli ultimi anni. L'organizzazione per la tutela dei diritti
umani 'Human Rights First', ha compilato un rapporto contenente sia dati statistici
che un'analisi dei fattori che incoraggiano tali violenze e le modalità con cui
governi e istituzioni cercano di fronteggiarle.
La retorica del 'diverso'. Dal rapporto, 'Everyday Fears: A Survey of Violent Hate Crimes in Europe and North America', emerge che se in Europa e nel Nord America islamofobia e xenofobia hanno ricevuto
nuova linfa non è solo colpa della radicalizzazione dell'antinomia Occidente-Oriente
seguita all'11 settembre, o della guerra preventiva contro il terrorismo islamico
teorizzata dagli Usa, o ancora delle guerre e dei rapimenti di ostaggi occidentali
in Iraq e Afghanistan. Così come non è solo colpa dell'occupazione israeliana
in Palestina, se le manifestazioni antisemite sono più che raddoppiate - documenta
il rapporto - in Francia e Gran Bretagna lo scorso anno. Intolleranza e discriminazioni
sono endemiche nel nostro continente: a questo approda Human Rights First. Ciò
che si è verificato in anni recenti è stato il diffondersi di una retorica politica
alimentata dalle rappresentazioni di immigrati, rifugiati, minoranze, come minacce
alla sicurezza interna, pericoli sociali, ostacoli allo sviluppo. Retorica che
certamente anche la guerra foraggia non poco.Della gravità della situazione parlano i dati del rapporto sui 'crimini dell'odio'. Nel Regno Unito gli attacchi antisemiti contro persone sono raddoppiati nel 2004, rispetto all'anno prima. In Francia tali episodi sono cresciuti del 63%. Sempre in Francia, le violenze contro gli omosessuali sono più che raddoppiate, dalle 41 del 2002 alle 86 del 2003. In Russia, dopo Beslan, il clima politico si è fatto gradualmente più xenofobo. Qui sono presenti tra i 50 mila e i 70 mila tra neo-nazisti, skinheads e nazionalisti di estrema destra, mentre le minoranze cecene, daghestane e tagike in particolare sono oggetto di ricorrenti aggressioni ad opera di bande estremiste. In Germania e Olanda sono aumentati gli attacchi contro le comunità Rom e Sinti, contro turchi e asiatici. I richiedenti asilo rappresentano le vittime più frequenti di tali attacchi.
Cosa fanno gli Stati. Solo 19 sui 55 Stati membri dell'Ocse (Organizzazione europea per la cooperazione
e la sicurezza) presi in esame hanno adottato leggi espressamente concepite per
punire crimini razziali. Solo 5 governi (Spagna, Belgio, Canada, Francia e Regno
Unito) hanno leggi che sanzionano reati fondati su pregiudizi contro omosessuali
o disabili. Negli Stati Uniti, solo 29 Stati hanno tali leggi. Solo Francia, Olanda,
Svezia e il Regno Unito hanno organismi anti-discriminazione funzionanti. In generale,
nei Paesi occidentali scarseggiano anche organismi di monitoraggio, e, laddove
esistono, i dati vengono trascurati dalle autorità preposte a prevenzione e contrasto.
Come esempio viene citata la situazione degli Usa. Qui, secondo un osservatorio
sui 'crimini dell'odio' chiamato 'Uniform Crime Reporting System', per circa il
90% delle 17mila strutture anticrimine, tali delitti non esistono. O, più semplicemente,
non vengono classificati come tali.
Luca Galassi