15/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le politiche statunitensi viste dal presidente Chavez
 
Il presidente Hugo Chavez Non aspettava altro il presidente Chavez. Non aspettava altro che poter dare libero sfogo ai pensieri e tramutarli in parole. Ed è quello che è successo domenica mattina durante il solito programma trasmesso da radio e televisione che lo vede protagonista.
Questa volta a tenere banco sono le sue dichiarazioni in merito alla posizione statunitense nella crisi della Bolivia. Le parole del presidente sono arrivate pesanti come macigni e sono andate a colpire soprattutto il nemico giurato del Venezuela: gli Stati Uniti d’America. Durante la messa in onda del programma il presidente ha sostenuto che la politica del libero mercato propagandata da Bush è stata una vera e propria "medicina di morte" per la Bolivia.
 
Chavez vs tutti. Il primo rappresentante della repubblica bolivariana del Venezuela ha fatto sapere che la politica esportata dagli Usa e l’assoluta mancanza di controllo del mercato hanno provocato “differenze sociali, miseria e destabilizzazione”, aggiungendo che la decisione di Bush di proporre un accordo di libero commercio è come “una medicina mortale”. 
Chavez non si è lasciato scappare l’occasione per fare proclami: “No sir, I'm sorry” ha detto in inglese quasi a voler sbeffeggiare il suo interlocutore. “Noi paesi dell'America Latina le diciamo di no signore, Mister Danger (signor pericolo n.d.r.). La sua tesi di medicina avvelenata è fallita. I popoli di questo continente costruiranno un cammino nel quale Cuba rivoluzionaria e la Cuba socialista sono stati e saranno sempre un esempio”.
 
la trasmissione televisiva del presidente Alo PresidenteIl modello. Il presidente del Venezuela ha anche aggiunto un commento sul modello economico proposto da Bush, un trattato di libero commercio per la zona americana, una sorta di mercato comune nei paesi centroamericani. La scorsa settimana durante la riunione dell’Oea, l’organizzazione degli stati americani, Chavez ha detto che un’economia basata su questi principi farebbe sprofondare la regione nella povertà e nei continui scioperi sociali: “No, i popoli dell’America Latina dicono no a Bush. No a mister pericolo!”. I complimenti, il presidente venezuelano li ha riservati al popolo della Bolivia, “che perlomeno ha aperto la porta verso un cammino pacifico, anche se sono arrivati sull'orlo di una guerra civile”
 
il sottosegretario statunitense Roger NoriegaColpe. “Qual è la causa della crisi boliviana?  E' per caso il presidente di Cuba, Fidel Castro? E' per caso il presidente della repubblica Bolivariana di Venezuela, Hugo Chavez? No, è George W. Bush la causa, e tutto quello che lui vuole e  rappresenta. Il neoliberalismo, il capitalismo, non sono positivi per il nostro popolo. Sono la strada della perdizione, con la destabilizzazione, la violenza, la guerra tra fratelli”. Chavez ha risposto così alla provocazione del sottosegretario statunitense Roger Noriega, il quale, durante la conferenza dell’Oea svoltasi in Florida,  aveva detto: “è chiaro a tutto il mondo il ruolo di Chavez nella crisi boliviana”.
 
E il petrolio? Il Venezuela è il secondo produttore al mondo di greggio, con 2,791.90 barili al giorno. Lo esporta anche negli Usa. Da non molto tempo il governo di Chavez ha però fatto un prezzo di favore sul greggio all’amico Fidel Castro che ha ricambiato mandando gratuitamente in Venezuela decine di medici. 
 

Alessandro Grandi

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