14/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra ai poveri del presidente Mugabe
Una donna osserva la sua casa distrutta“L’altro giorno ho acceso la televisione per seguire il notiziario della mattina. Stavano trasmettendo un servizio sulla demolizione delle aree abusive e hanno detto che la mia zona sarebbe stata la prossima ad essere distrutta. Allarmato, ho aperto la porta di casa e mi sono ritrovato davanti a una ruspa”.
Il dramma di George, ventinovenne autista di Harare, è cominciato la scorsa domenica 12 giugno, quando le autorità della capitale dello Zimbabwe hanno dato ordine di smantellare il quartiere abusivo in cui viveva insieme ad altre migliaia di famiglie. Un piano di ‘pulizia’ voluto dallo stesso presidente Robert Mugabe, che all’indomani della conferma del suo ennesimo mandato  ha deciso di eliminare la povertà seguendo una tattica ben delineata: eliminare i poveri. L’operazione è stata denominata Murambatsvina, che in una delle lingue locali, lo Shona, significa letteralmente ‘Ripulire dalla spazzatura’. E la ‘spazzatura’, ovvero un numero incalcolabile di persone (i dati ufficiali parlano di 200mila, anche se secondo fonti indipendenti si sfiorerebbe il milione) ha dovuto abbandonare le proprie attività lavorative in nero e le abitazioni negli slums, con gravi conseguenze per intere comunità. “Ho detto alle autorità che la mia abitazione non era illegale, che pagavo l’affitto a una cooperativa statale– continua George al telefono con PeaceReporter.net – ma non c’è stato nulla da fare. Ho un figlio piccolo e una moglie. Come farò ora a mantenerli? Dove andrò?”
Gli fa eco una vicina, Lesile, consulente legale. “Ora io e la mia famiglia siamo davvero nei guai. Non abbiamo più un tetto, dobbiamo chiedere ai parenti di aiutarci. E non possiamo nemmeno andare a vivere in qualche villaggio, perché nelle campagne c’è la fame e non c’è lavoro”.
 
 
Due orfani piangono dopo aver perduto la propria casaLe ragioni di Mugabe. Che cosa spinge un Presidente della Repubblica da molti ricordato come l’eroe nazionale dell’indipendenza dai bianchi, a una misura così dura nei confronti della propria popolazione? Dopotutto lo Zimbabwe è uno dei paesi più poveri dell’Africa, e la maggior parte dei suoi cittadini, come in tutto il resto del sud del mondo, gravita intorno alla cosiddetta economia informale, in un mondo precario che oscilla tra l’illegalità, l’abusivismo e l’arte dell’arrangiarsi per sopravvivere. Tutte componenti che secondo Mugabe, 25 anni di dittatura alle spalle, screditavano l’immagine dello Zimbabwe agli occhi degli investitori stranieri. L’economia del Paese è da tempo vittima di una crisi che giorno dopo giorno svaluta la moneta nazionale, allunga le code davanti ai negozi vuoti, affama le frange meno abbienti della popolazione. E il mercato nero è diventato un settore a sé stante, anche a causa della forte instabilità politica. Quindi il governo di Harare ha deciso che quella era la prima cosa da eliminare. Ma secondo alcune fonti raccolte da PeaceReporter.net, dietro alla decisione di lasciare senza tetto migliaia di famiglie ci sarebbe una scelta politica dettata da vendette e ripicche.
 
Contro l'opposizione. “Era stato lo stesso governo a incoraggiare, cinque anni fa, l’occupazione di alcune aree urbane delle città”, dice al telefono da Harare, Arnold Tsunga, capo dell’organizzazione Zimbabwean Lawyers for Human Rights (Avvocati dello Zimbabwe per i Diritti Umani). “Questo – continua –  ha aiutato il partito al governo, lo Zanu Pf, a raccogliere voti e consensi da parte della popolazione. Lo stesso era avvenuto nelle campagne, quando Mugabe dette in concessione terre e terreni, molti dei quali restano incoltivati e improduttivi. Si può immaginare che danno questo abbia arrecato all’agricoltura nel nostro Paese. Ma dopo aver vinto le ultime elezioni, Mugabe ha pensato bene di fare piazza pulita della povera gente nelle aree urbane, dove peraltro il partito d’opposizione (il Movement for Democratic Change di Morgan Tsvangirai, nda) aveva avuto notevoli consensi. Ora resta da capire come il governo aiuterà queste migliaia di sfollati”.
"Il governo dovrebbe aiutare questa gente, non possono distruggere le loro case e le attività in questo modo – dice indignato Mlaleli Sibanda, portavoce del sindacato dei lavoratori dello Zimbabwe – che devono ricevere un compenso. Prima li ha ingannati dicendo loro che potevano abitare alcune aree delle città, poi li ha cacciati”.
Mugabe crea, Mugabe distrugge. L’opera di demolizione continua, nonostante l’opposizione e alcuni gruppi di esponenti della società civile abbiano organizzato scioperi e proteste. Nulla da fare, le ruspe di Harare cancellano, calpestano, distruggono. E causano tragedie, come riportato nel quotidiano locale The Standard la settimana scorsa, quando una bambina di due anni, Charmaine Nyika, è morta schiacciata durante le demolizioni.

Pablo Trincia

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