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Manuel Zelaya, accolto da un bagno di folla, è atterrato nella capitale honduregna con un volo diretto, accompagnato da Piedad Cordoba, la senatrice colombiana ormai simbolo di mediazione e di pace. Con lui anche il ministro degli Esteri venezuelano, Nicolas Maduro, e quello dominicano, Carlos Morales Troncoso, nel cui paese ha trascorso tutto il suo esilio. Dopo il golpe del 28 giugno 2009, e la dittatura che ne è susseguita, Zelaya può finalmente rientrare, grazie alla mediazione internazionale. In particolare il processo di mediazione è stato capeggiato dai governo di Caracas e Bogotà, in un piano che da una parte ha permesso al paese centroamericano di rientrare nell'Organizzazione degli stati americani, da dove era stato espulso nel momento del colpo di stato, e dall'altra ha risolto la crisi interna, con il rientro dell'ex presidente e il riconoscimento come partito politico del Fronte nazionale di resistenza popolare che chiede un'assemblea costituente e nuove elezioni. L'accordo, sottoscritto in Cartagena de Indias, Colombia, ha assicurato anche che tutte i processi pendenti contro Zelaya fossero cancellati.