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Il sindaco di Tirana è ancora Edi Rama, anzi no. La Commissione elettorale albanese, nonostante il candidato socialista e sindaco uscente Rama avesse ottenuto dieci voti in più dell'avversario, ha deciso di eleggere il candidato del Partito Democratico al governo, l'ex ministro degli Interni Lulzim Basha, assegnando a lui 81 voti che erano stati posti nell'urna sbagliata e quindi invalidati secondo la corrente legislazione albanese.
Alta tensione a Tirana, dove a gennaio scorso scontri di piazza tra sostenitori dell'opposizione socialista e polizia avevano causato la morte di quattro persone, e a Bruxelles, dove l'Unione europea (incassata la bocciatura della tornata elettorale da parte degli osservatori dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa - Ocse) ha minacciato l'arresto della procedura di adesione dell'Albania all'Ue. PeaceReporter ha intervistato
Enza Roberta Petrillo, analista politico, che si occupa di transizione politica dell'est europeo, di criminalità organizzata e di relazioni tra mercati illeciti e politica. Lavora come consulente di organizzazioni internazionali e think tank. Research fellow presso l'università di Sant'anna a Pisa ed è autrice assieme ad altri del libro Narconomics, edizioni Lantana, sui traffici illeciti nei Balcani, oltre che del capitolo I Balcani. Elezioni senza democrazia, in Oltre la Democratizzazione, ESI editore.
L'elezioni amministrative in Albania hanno portato alla ribalta le tensioni interne del Paese. L'Ue minaccia di fermare il processo di adesione, ma sono solo queste elezioni il problema?
Il discorso dell'adesione è più regionale che rivolto solo all'Albania. Comprende ad esempio la Bosnia - Erzegovina, che versa in una situazione tutt'altro che serena. La Commissione europea, in particolare, si muove su due livelli: la governance e il rispetto dei diritti umani. Quando hanno dovuto calibrare tutta questa azione sui singoli aspetti nazionali son venuti fuori tutti i problemi. A Bruxelles si sono resi conto, e le esternazioni del presidente della Commissione europea Josè Barroso in questi giorni si possono leggere in questo senso, che Sali Berisha non è certo un premier con il quale poter trattare in maniera lineare e univoca. Berisha ha avuto dei colpi di coda, in particolare rispetto alle organizzazioni internazionali, piuttosto strani. Da un'iniziale posizione di vicinanza all'Unione europea, si è allontanato in nome di un filo-atlantismo della Nato, non a caso Berisha è molto sostenuto dall'ambasciatore Usa in Albania. Il discorso, quindi, non va limitato solo all'Ue. Bruxelles aveva compiuto dei passi importanti, come la liberalizzazione dei visti, ma gli scontri di piazza di gennaio - con i quattro morti - seguiti dalla candidatura a sindaco di Tirana proprio di Lulzim Basha (ministro degli Interni durante i disordini) sono di sicuro un segnale di distanza tra il governo di Tirana e Bruxelles. Comunque, rispetto ai parametri di adesione, il problema non sono solo le elezioni, ma anche il rispetto dei diritti delle minoranze e la libertà di stampa.
Nel periodo che va dagli scontri di gennaio alle elezioni di maggio cos'è accaduto nel Paese delle Aquile?
Non posso che riportare il polso della situazione così come lo raccontano colleghi che sono là. Per loro la calma apparente che ha regnato nel Paese dopo gli scontri di gennaio era suggerita dall'opportunità di compiacere l'Ue, che chiedeva una politica di appeasement in cambio del sostegno a Tirana. Una pace armata, dunque, anche se da un punto di vista pratico, poi, le cose sono andate in modo diverso. I toni sono rimasti sempre gli stessi, violenti e carichi di rancore, con la stessa stampa che si è allineata sulle posizioni dell'uno o dell'altro. Resta poi la centralità del tema della scissione tra urbano e rurale e mie fonti raccontano che la tensione è rimasta palpabile in questi tre mesi, con un clima teso e di profonda divisione.
Una pace armata, come in Bosnia - Erzegovina. Non sarebbe il caso, a Bruxelles, di rivedere lo schema adesione in cambio di pace?
L'Unione europea, nel senso della Commissione, adesso è alla debacle. Basta solo considerare l'operato di Barroso, che decide - settimana scorsa - di non andare più in Albania per affrontare la vicenda o le stesse dichiarazioni di lady Ashton (responsabile della politica estera Ue) che fanno emergere come l'Ue non riesca ad affrontare l'enigma Balcani. Resta solo la politica del bastone e della carota: vi concediamo facilitazioni e voi state buoni. Anche perché gli stessi paesi membri sono divisi tra di loro su quale sia la politica migliore per i Balcani occidentali. In Albania, inoltre, il problema di fondo è la politica nazionale, perché né Rama né Berisha sono in grado di contrastare questo approccio un po' paternalista dell'Europa. E' chiaro che una situazione di questo tipo rischia di implodere.
E l'Italia?
L'Italia è impegnata in Albania solo da un punto di vista geoeconomico. Continuiamo a potenziare la delocalizzazione produttiva, senza saper valutare gli aspetti politici che sono connessi all'allargamento geografico. Qualche giorno fa, il gruppo Telecom ha delocalizzato i call center a Tirana e a Valona, ma non ci si è posti nessun problema di natura giuridica o politica. L'Italia considera l'Albania come una colonia economica, con un approccio dall'alto, mentre dal basso nel Paese mancano dei movimenti sociali forti. Lo stesso Mjaft, un'organizzazione non governativa che era sembrata opporsi a certe logiche, si è persa e comunque non è emerso altro.
Alle divisioni politiche e sociali, in Albania si somma la criminalità organizzata.
I traffici illeciti sono contigui alla politica in Albania. Alla prossimità lecito/illecito non è immune nessuno dei due schieramenti. Lo stesso Partito Socialista di Edi Rama, che ogni giorno attacca la corruzione del Partito Democratico di Sali Berisha, ha molto da farsi perdonare. Ne è prova il fatto che proprio dove i socialisti hanno vinto di nuovo, in alcuni casi per la quarta volta di seguito, c'è una vera a propria emergenza criminale. In un contesto come quello albanese, nessuno è pulito.
Certe pratiche sono molto sedimentate, come il famigerato potere dei clan, che è difficile da combattere. In alcuni contesti, gli exit poll vengono calcolati su base familiare, non a caso si parla di family voting, perché una famiglia tende a votare in massa per uno steso candidato. Una struttura clanica che pervade la politica come le forme di contrasto all'illegalità. Su questo fronte lo stesso Rama fa il paladino della lotta alla corruzione, con tanto di movimento di piazza, in realtà anche loro hanno i loro scheletri nell'armadio. Rama è accusato di essere legato agli immobiliaristi che stanno cambiando il volto di Tirana. Anche su questo si sente il silenzio dell'Ue che arriva tardi e male anche su questo tema, non scalfendo questi problemi.
Christian Elia
Parole chiave: sali berisha, edi rama, tirana, ocse, ue, josč barroso, catherine ashton