27/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un monte sacro, una fiaccola e competizioni sportive: ma non sono i giochi olimpici
Il tempio di GarniOgni agosto in Armenia la comunità pagana celebra il Navasard, un’antica festività che affonda le radici nella storia pre-cristiana di questo paese, dov’è in atto un formidabile revival del paganesimo. Con la benedizione della destra nazionalista al potere
 
La luce dorata del tramonto illumina la vetta brulla del monte Aragats. Sulla sua cima, il gran sacerdote, vestito con una tunica rosso-fuoco, canta inni al dio Vahagn aspettando che i raggi del sole convogliati da una lente accendano la fiaccola che tiene in mano. Improvvisamente una fiamma fa capolino in cima alla torcia, che poi verrà portata fino al tempio di Garni, dedicato al dio-sole Mithra. La festa può avere inizio. I giovani che attorniano il sacerdote iniziano a cantare e a danzare, e subito iniziano i giochi. La prima sfida è quella del tiro con l’arco. Non siamo sul monte Olimpo. Non siamo nell’antica Grecia. Non è la cerimonia d’inizio delle Olimpiadi. Il monte Aragats si trova in Armenia, e questa cerimonia, che si ripete la sera dell’11 agosto di ogni anno, segna l’apertura del Navasard, la festività pagana più importante del calendario armeno che celebra il giorno in cui il patriarca Hayk uccise il tiranno Bel liberando la sua famiglia, dalla quale discese il popolo armeno. Una ricorrenza festeggiata con antichi rituali religiosi e competizioni sportive molto simili a quelle dei giochi olimpici.
 
“Questa sarebbe la 9.588esima edizione del Navasard – spiega Slak Kakosian, l’alto sacerdote, intervistato dall’agenzia Iwpr – ma in realtà abbiamo ricominciato a celebrarlo solo nel 1990, dopo la fine del regime comunista. Prima era vietato professare qualsiasi tipo di religione, fosse quella cristiana o quella pagana. Eravamo in clandestinità. Nel 1961 sono stato arrestato con l’accusa di ‘nazionalismo’ e mi hanno rinchiuso per due anni in un campo di prigionia. Poi, sempre per la mia fede, nel 1965 sono stato costretto a fuggire negli Stati Uniti. Sono tornato nel mio paese solo con l’avvento al potere di Gorbacev”.
 
L’Armenia è nota come il primo Stato cristiano della storia: nel 301 d.C. il re Tridate abbracciò la nuova fede erigendola a religione del suo regno. Ma prima di allora gli abitanti dell’altopiano armeno professavano una versione riadattata dello zoroastrismo persiano, che con la sua divinità solare Mithra (cui è nel primo secolo d.C. venne eretto il famoso tempio ellenistico di Gori) si sovrappose bene all’antichissimo animista culto locale dell’adorazione del sole e delle stelle, testimoniato dallo ‘Stonehenge armeno’ di Karahundj, un osservatorio astronomico formato da centinaia di pietre forate, risalente a circa seimila anni fa.
 
Da alcuni anni gli armeni, disillusi dalle ideologie ma anche dalla Chiesa Apostolica Armena, sta riscoprendo le sue antiche radici pagane, tanto che secondo recenti sondaggi ben il 32 per cento della popolazione si dichiara pagana, contro il 34 per cento che si dice cristiano e il 24 per cento che si definisce ateo. Un revival sponsorizzato dal maggiore partito di governo, il Partito Repubblicano Armeno (Hhk) del primo ministro Andranik Markaryan, la formazione politica nazionalista di estrema destra che si richiama allo Tseghakron, la dottrina poltico-religiosa dell’eroe nazionale armeno Garegin Nzhdeh (1886-1955) e che lottò contro la dominazione sovietica del paese.
 
Ma i membri della nutrita comunità pagana armena prendono le distanze dalla politica. “Per noi – dice Kakosian, il gran sacerdote – l’unica cosa importante è la riscoperta delle nostre radici culturali. Vogliamo che il testo sacro del paganesimo armeno, l’Ukhtagir, rimpiazzi la Bibbia, perché il popolo armeno deve prendere coscienza del fatto che la sua storia non è iniziata con Noè, perché noi vivevamo su queste montagne da molto prima del diluvio”. Eduard Enfiajian ci va giù più duro: “Noi non abbiamo niente contro il Cristianesimo come religione, ma riteniamo inaccettabile che esso sia diventato una così potente istituzione sociale. Oggi in Armenia il principio costituzionale della separazione tra Chiesa e Stato è violato: la religione cristiana è insegnata negli asili, nelle scuole, nelle università e perfino nelle caserme dell’esercito. Secondo noi questo è profondamente sbagliato, perché ogni persona deve poter scegliere il dio a cui obbedire”.
 
Anait, vent’anni, studente di medicina, è uno dei giovani che partecipano alle ‘olimpiadi pagane’. “Sono entrato nella comunità pagana da un anno. Mi piace. Nessuno mi dice quello che devo fare. Ci spiegano la storia dell’Armenia pre-cristiana e ci danno libri da leggere. Il tempio di Garni è il nostro centro spirituale. Il paganesimo non ha regole rigide, dogmi e comandamenti. E’ solo la riscoperta delle nostre radici”. Anait ha tatuata sul collo una swastika, antico simbolo e universale simbolo solare. “I miei compagni d’università mi scambiano per un nazista, e dicono che un armeno dovrebbe tatuarsi la croce cristiana, non la swastika. Ma sono solo degli ingoranti che confondono due cose che non c’entrano nulla”.
 
Sarà. Ma le analogie con il paganesimo nazionalista e sciovinista hitleriano sono inquietanti. Un giovane ufficiale dell’esercito armeno, che ha voluto rimanere anonimo, ha dichiarato all’Iwpr: “Io mi sono avvicinato al paganesimo perché sono un patriota, perché penso che sia questa la vera fede degli armeni, quella che ci ha aiutato a vincere la guerra con l’Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh”. Un conflitto provocato anche dal nazionalismo razzista armeno e che, tra il 1988 e il 1994, causò la morte di almeno trentamila persone.
 
Enrico Piovesana
Categoria: Religione, Costume
Luogo: Armenia