Un monte sacro, una fiaccola e competizioni sportive: ma non sono i giochi olimpici
Ogni agosto in
Armenia la comunità pagana celebra il Navasard,
un’antica festività che affonda le radici nella storia pre-cristiana di
questo paese, dov’è in atto un formidabile revival del paganesimo. Con
la benedizione della destra nazionalista al potere
La
luce dorata del
tramonto illumina la vetta brulla del monte Aragats. Sulla sua cima, il
gran sacerdote, vestito con una tunica rosso-fuoco, canta inni al dio
Vahagn aspettando che i raggi del sole convogliati da una lente
accendano la fiaccola che tiene in mano. Improvvisamente una fiamma fa
capolino in cima alla torcia, che poi verrà portata fino al tempio di
Garni, dedicato al dio-sole Mithra. La festa può avere inizio. I
giovani che attorniano il sacerdote iniziano a cantare e a danzare, e
subito iniziano i giochi. La prima sfida è quella del tiro con l’arco.
Non siamo sul monte Olimpo. Non siamo nell’antica Grecia. Non
è la cerimonia d’inizio delle Olimpiadi. Il monte Aragats si trova in
Armenia, e questa cerimonia, che si ripete la sera dell’11 agosto di
ogni anno, segna l’apertura del Navasard, la
festività pagana più importante del calendario armeno che celebra il
giorno in cui il patriarca Hayk uccise il tiranno Bel liberando la sua
famiglia, dalla quale discese il popolo armeno. Una ricorrenza
festeggiata con antichi rituali religiosi e competizioni sportive molto
simili a quelle dei giochi olimpici.
“Questa sarebbe la 9.588esima edizione del Navasard – spiega Slak Kakosian, l’alto
sacerdote,
intervistato dall’agenzia Iwpr – ma in realtà
abbiamo ricominciato a celebrarlo solo nel 1990, dopo la fine del
regime comunista. Prima era vietato professare qualsiasi tipo
di religione, fosse quella cristiana o quella pagana. Eravamo in
clandestinità. Nel 1961 sono stato arrestato con l’accusa di
‘nazionalismo’ e mi hanno rinchiuso per due anni in un campo di
prigionia. Poi, sempre per la mia fede, nel 1965 sono stato costretto a
fuggire negli Stati Uniti. Sono tornato nel mio paese solo con
l’avvento al potere di Gorbacev”.
L’Armenia è nota come il
primo Stato cristiano della storia: nel 301 d.C. il re Tridate
abbracciò la nuova fede erigendola a religione del suo regno. Ma prima di allora
gli abitanti dell’altopiano armeno
professavano una versione riadattata dello zoroastrismo persiano, che
con la sua divinità solare Mithra (cui è nel primo secolo d.C. venne
eretto il famoso tempio ellenistico di Gori) si sovrappose bene
all’antichissimo animista culto locale dell’adorazione del sole e delle
stelle, testimoniato dallo ‘Stonehenge armeno’ di Karahundj, un
osservatorio astronomico formato da centinaia di pietre forate,
risalente a circa seimila anni fa.
Da alcuni
anni gli armeni, disillusi dalle ideologie ma anche dalla Chiesa
Apostolica Armena, sta riscoprendo le sue antiche radici pagane, tanto
che secondo recenti sondaggi ben il 32 per cento della popolazione si
dichiara pagana, contro il 34 per cento che si dice cristiano e il 24
per cento che si definisce ateo. Un revival sponsorizzato dal
maggiore partito di governo, il Partito Repubblicano
Armeno (Hhk) del primo ministro Andranik Markaryan, la
formazione politica nazionalista di estrema destra che si richiama allo Tseghakron,
la dottrina poltico-religiosa
dell’eroe nazionale armeno Garegin Nzhdeh (1886-1955) e che lottò
contro la dominazione sovietica del paese.
Ma i membri della nutrita comunità pagana armena prendono le
distanze dalla politica. “Per noi – dice Kakosian, il gran sacerdote –
l’unica cosa importante è la riscoperta delle nostre radici culturali.
Vogliamo che il testo sacro del paganesimo armeno, l’Ukhtagir, rimpiazzi la Bibbia,
perché il popolo
armeno deve prendere coscienza del fatto che la sua storia non è
iniziata con Noè, perché noi vivevamo su queste montagne da molto prima
del diluvio”. Eduard Enfiajian ci va giù più duro: “Noi non
abbiamo niente contro il Cristianesimo come religione, ma riteniamo
inaccettabile che esso sia diventato una così potente istituzione
sociale. Oggi in Armenia il principio costituzionale della separazione
tra Chiesa e Stato è violato: la religione cristiana è insegnata negli
asili, nelle scuole, nelle università e perfino nelle caserme
dell’esercito. Secondo noi questo è profondamente sbagliato, perché
ogni persona deve poter scegliere il dio a cui obbedire”.
Anait, vent’anni, studente di medicina, è uno dei
giovani che partecipano alle ‘olimpiadi pagane’. “Sono
entrato nella comunità pagana da un anno. Mi piace. Nessuno mi dice
quello che devo fare. Ci spiegano la storia dell’Armenia pre-cristiana
e ci danno libri da leggere. Il tempio di Garni è il nostro centro
spirituale. Il paganesimo non ha regole rigide, dogmi e comandamenti.
E’ solo la riscoperta delle nostre radici”. Anait ha tatuata sul collo
una swastika, antico simbolo e universale simbolo solare. “I miei
compagni d’università mi scambiano per un nazista, e dicono che un
armeno dovrebbe tatuarsi la croce cristiana, non la swastika. Ma sono
solo degli ingoranti che confondono due cose che non c’entrano nulla”.
Sarà. Ma le analogie con il
paganesimo nazionalista e sciovinista hitleriano sono inquietanti. Un giovane
ufficiale dell’esercito armeno, che ha voluto
rimanere anonimo, ha dichiarato all’Iwpr: “Io mi sono
avvicinato al paganesimo perché sono un patriota, perché penso che sia
questa la vera fede degli armeni, quella che ci ha aiutato a vincere la
guerra con l’Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh”. Un
conflitto provocato anche dal nazionalismo razzista armeno e che, tra
il 1988 e il 1994, causò la morte di almeno trentamila persone.