24/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regime di Damasco tiene il passo, ma la rabbia delle vittime aumenta

 

scritto per noi da

Noemi Deledda 

 

 

"Meglio morire che essere umiliati" grida il popolo siriano, un popolo umiliato per anni proprio perché privato di quella libertà che oggi, sfidando la dura repressione del regime, reclama a gran voce. Sono oltre mille le vittime di questa rivoluzione siriana e circa 11 mila le persone arrestate le cui condizioni sono ignote secondo le ultime cifre delle organizzazioni per i diritti umani.

Umm Mohammad, una donna siriana, piange suo figlio Bassam di soli diciassette anni, un figlio che ieri, assieme ad altri cinque ragazzi, é stato ucciso dalle forze di sicurezza del regime mentre era seduto a fumare un narghilè nella piazza di Homs.

"Un carro armato con dei soldati si e' avvicinato e i ragazzi hanno cominciato a gridare hurriya (liberta'), non era passato nemmeno un minuto, quando hanno aperto il fuoco", racconta in lacrime Umm Mohammad mentre fa fatica a credere e a realizzare che oggi , durante i funerali, quell'abbraccio che dara' a suo figlio sara' l'ultimo.

Intanto sit in in solidarieta' con Bassam e con tutte le altre vittime sono in corso in questo momento in tutto il paese.

"Noi ti odiamo Bashar", si legge su molti manifesti, proprio per sottolineare quella spaccatura ormai irreversibile tra il popolo e il regime e ancora "Assad vigliacco porta il tuo esercito nel Golan", per evidenziare la retorica, che resta solo retorica senza fatti, del presidente siriano nei confronti dello Stato di Israele.

"Non c'e' nessuna via di uscita per il regime", scrive da Damasco Yassin Hajj Saleh, scrittore e membro del Partito Comunista siriano in un articolo sul quotidiano al Hayat, "la maggior parte della gente e' ormai certa che Assad e' incapace di fare delle riforme siano esse politiche, come l'apertura ad altri partiti politici, siano esse economiche esociali, come prendere in considerazione il salario degli operai e delle classi inferiori".

"Ci vorrà tempo, ci vorranno altri morti ma il regime crollerà'", dice Yasin, un ragazzo siriano di trent'anni che da due giorni si e' rifugiato a Beirut dopo aver perso la sorella e la madre durante l'ultimo venerdi della liberta'.

"Mia madre e mia sorella non erano salafiste ne' saudite", aggiunge Yasin, mentre cerca di farsi forza stringendo la foto di sua madre, "eppure sono state massacrate prima di botte e poi dai colpi di arma da fuoco dall'esercito".

Intanto a Damasco (ma non nella periferia) regna un'atmosfera che sembra essere stata ovattata per quanto e' calma. Gli ambulanti di frutta e verdura con i loro carretti continuano a gridare per segnalare il loro passaggio in quei vicoli della Damasco vecchia fatta di odori, di bambini che si rincorrono e della voce del muezzin che richiama alla preghiera. Oggi la gente non ha voglia di commentare, troppi sono stati i morti, troppa la paura e troppe le minacce. Quei bambini vivaci e sorridenti che danno dei calci ad un pallone indossando le magliette di Ronaldo e Totti, sembrano essere estranei a quel quadro fatto di massacri e dipinti col sangue, il sangue di coloro che il regime ha etichettato "traditori della Patria".

"Oggi c'e'sole e fa caldo", risponde la maggior parte degli amici che sono rimasti a Damasco mentre gli viene chiesto: "Come va", chiedendo in fretta se si ha bisogno di qualcosa perche' devono andare al lavoro.

Dove sara' Bashar al Assad? Si stara'godendo anche lui, come i cittadini di Damasco, questa giornata di sole? Dove sara' Bashar al Assad, che pure piu' volte si e' identificato come padre di questa nazione? Se questo fosse il caso perche' sta lasciando i "suoi figli" morire massacrati? Piu' volte, come nell'ultimo discorso alla nazione nelle vesti di padre piu' che da presidente ha fatto intendere che lui sa quale e' il meglio per il suo popolo. Sarebbe questo il meglio?

Eppure qualcuno dovrebbe dirgli che in Siria la formula magica per uscire da questo caos o inferno (secondo i punti di vista) e' proprio il suo popolo, proprio perche' il popolo e' capace a scegliere da solo, proprio perche'la storia insegna che un popolo unito non sara' mai vinto. Se un complotto esiste in Siria e' quello di un regime contro questo popolo.

Parole chiave: bashar al-assad, damasco
Luogo: Siria