14/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra in Kashmir: attentati e piccoli passi verso la pace
Scritto per noi da
Alessandra Mezzadri* 
 
Ieri un’autobomba è esplosa davanti a un liceo a soli 30 chilometri dalla capitale del Kashmir indiano Srinagar . Quattordici persone hanno perso la vita e circa 100 Scuola di Pulwama dopo l'attentato sono rimaste ferite, tra cui diversi studenti. Nella regione himalayana contesa da mezzo secolo da India e Pakistan è quasi impossibile tenere una conta delle vittime. Da una parte ci sono i militanti islamici che chiedono l’autonomia della regione, organizzati in molti gruppi spesso in contrasto fra loro. Dall’altra c’è l’esercito indiano che cerca di sedare l’insurrezione con ogni mezzo: retate, repressione di manifestazioni pacifiche, uccisioni sommarie.
I ribelli, invece, adottano la strategia del terrore: l’attentato alla scuola non è stato rivendicato, ma è quasi sicuro che sia opera delle loro frange estremiste. Nonostante lo stillicidio giornaliero, c’è anche chi parla di pace. All’inizio del 2004 Nuova Delhi e Islamabad hanno cominciato i negoziati per porre fine alla guerra e negli ultimi giorni anche alcuni gruppi separatisti  si sono dimostrati disponibili a trattare.
 
Aman Setu - foto di Sanjit DasLa visita dei ribelli in Pakistan. Il 2 giugno scorso nove membri moderati del movimento separatista kashmiro si sono recati a Islamabad per una visita definita “storica” dalle principali testate nazionali indiane. La delegazione è partita da Srinagar, a bordo dell’autobus che da poco più di un mese collega India e Pakistan per la prima volta dal 1947. Lo scopo della visita è stato definito dagli stessi portavoce del movimento separatista come “il primo passo” verso la risoluzione del conflitto kashmiro. 
I leader separatisti si sono offerti – si leggeva sul quotidiano nazionale indiano “The Hindu” il 3 giugno, di diventare il “ponte di pace” per il Kashmir. Il loro arrivo in Pakistan attraverso l’Aman Setu bridge (che in lingua kashmiri significa proprio “ponte della pace”) è stato definito il simbolo di questa volontà. “La battaglia per la nostra libertà è passata dal campo di guerra al tavolo delle trattative per raggiungere un compromesso con le autorità pakistane e quelle kashmiro-pakistane”, ha dichiarato uno dei leader del movimento separatista, Mirwaiz Umar Farooq.
Questo cambiamento di rotta di una parte dell’Hurriyat (la coalizione dei gruppi separatisti kashmiri) è significativo, considerando la sua strenua opposizione all’inaugurazione dell’autobus in questione.
  Ufficio del turismo in fiamme - foto di Sanjit Das
La testimonianza. Prima del 7 aprile scorso, quando è stata effettuata la prima corsa, ci sono state molte polemiche e minacce che hanno generato altrettanti timori. “La città di Srinagar sembrava una roccaforte militare”, racconta Sanjit Das, un giovane fotografo indiano che si è recato al confine per riprendere il passaggio dell’autobus. “Noi della stampa siamo arrivati il giorno prima. Tutti temevano un attacco dei separatisti. La lista dei passeggeri dell’autobus era entrata in qualche modo in loro possesso ed era a rischio l’incolumità di queste persone. Così i passeggeri sono stati raggruppati e ospitati nell’ufficio kashmiro per il turismo che era presidiato dalle forze armate indiane. Due militanti islamici, tuttavia, sono riusciti ad avvicinarsi all’edificio. Hanno cominciato a sparare e appiccato il fuoco. I passeggeri sono stati evacuati dalle finestre. Uno è rimasto lievemente ferito durante la sparatoria. Era come essere nel mezzo di una guerra”.
 
Membro delle forze di sicurezza indiane - foto di Sanjit DasTraguardi storici. Intanto Nuova Delhi non si è piegata ai militanti. Il primo Ministro indiano Manmohan Singh e Sonia Gandhi, presidente del Congresso, il partito attualmente al potere in India, si sono recati a Srinagar per assistere alla partenza dell’autobus e dar prova del grande valore simbolico di questo nuovo collegamento con il Pakistan. Così, nonostante l’attentato del giorno prima, il 7 aprile l’autobus è partito, attraversando il ponte della pace Aman Setu. 
Sanjit si trovava con gli altri membri della stampa su un minibus partito poco prima di quello ufficiale. All’alba ha raggiunto Muffarabad in Pakistan, per filmare la riunificazione delle famiglie  separate da moltissimi anni. “E’ stato emozionante – racconta - riprendere queste persone che non si vedevano magari da cinquanta anni e vedere interi villaggi in festa al passaggio dell’autobus, in territorio sia indiano sia pachistano. Le persone ci salutavano con la mano e sorridevano”.
 
Ostacoli alla pace. La partenza dell’autobus e l’esultanza della popolazione kashmira hanno rappresentato una vittoria per il governo indiano e una sconfitta per i separatisti. Non a caso nell’ultimo mese in Kashmir, dopo l’inaugurazione del bus, sono tornati gli attacchi terroristici: una chiara reazione dei militanti alla perdita di credito derivata dal successo del nuovo collegamento. Ne è la riprova l’attentato di ieri alla scuola di Pulwama. I gruppi separatisti sono molto divisi. I moderati sono saliti sull’autobus della pace per recarsi in Pakistan e vogliono essere considerati parte in gioco nel processo di pace. Le frange estremiste, invece, si oppongono ai tentativi di soluzione. Non credono alle promesse di Nuova Delhi che intanto continua a fare la guerra nella regione himalayana. Qui ogni giorno muoiono in media fra le otto e le dieci persone.
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: India