Scritto per noi da
Alessandra Mezzadri*
Ieri
un’autobomba è esplosa davanti a un liceo a soli 30 chilometri dalla capitale
del
Kashmir indiano Srinagar . Quattordici persone hanno perso la vita e circa 100

sono
rimaste ferite, tra cui diversi studenti. Nella regione himalayana contesa da
mezzo secolo da India e Pakistan è quasi impossibile tenere una conta delle
vittime. Da una parte ci sono i militanti islamici che chiedono l’autonomia
della regione, organizzati in molti gruppi spesso in contrasto fra loro.
Dall’altra c’è l’esercito indiano che cerca di sedare l’insurrezione con ogni
mezzo: retate, repressione di manifestazioni pacifiche, uccisioni sommarie.
I
ribelli, invece, adottano la strategia del terrore: l’attentato alla scuola non
è stato rivendicato, ma è quasi sicuro che sia opera delle loro frange estremiste.
Nonostante
lo stillicidio giornaliero, c’è anche chi parla di pace. All’inizio del 2004
Nuova Delhi e Islamabad hanno cominciato i negoziati per porre fine alla guerra
e negli ultimi giorni anche alcuni gruppi separatisti si sono dimostrati disponibili a trattare.
La visita dei ribelli in Pakistan. Il 2 giugno scorso
nove membri moderati del movimento separatista kashmiro si sono recati a
Islamabad per una visita definita “storica” dalle principali testate nazionali
indiane. La delegazione è partita da Srinagar, a bordo dell’autobus che da poco
più di un mese collega India e Pakistan per la prima volta dal 1947. Lo scopo
della visita è stato definito dagli stessi portavoce del movimento separatista
come “il primo passo” verso la risoluzione del conflitto kashmiro.
I leader separatisti
si sono offerti – si leggeva sul quotidiano nazionale indiano “The Hindu” il 3
giugno, di diventare il “ponte di pace” per il Kashmir. Il loro arrivo in
Pakistan attraverso l’Aman Setu bridge (che in lingua kashmiri significa proprio
“ponte della pace”) è stato definito il simbolo di questa volontà. “La
battaglia per la nostra libertà è passata dal campo di guerra al tavolo delle
trattative
per raggiungere un compromesso con le autorità pakistane e quelle kashmiro-pakistane”,
ha dichiarato uno dei leader del movimento separatista, Mirwaiz Umar Farooq.
Questo cambiamento di rotta di una parte dell’Hurriyat (la coalizione dei
gruppi separatisti kashmiri) è significativo, considerando la sua strenua
opposizione all’inaugurazione dell’autobus in questione.

La testimonianza. Prima del 7 aprile
scorso, quando è stata effettuata la prima corsa, ci sono state molte polemiche
e minacce che hanno generato altrettanti timori. “La città di Srinagar sembrava
una roccaforte militare”, racconta Sanjit Das, un giovane fotografo indiano che
si è recato al confine per riprendere il passaggio dell’autobus. “Noi della
stampa siamo arrivati il giorno prima. Tutti temevano un attacco dei separatisti.
La lista dei passeggeri dell’autobus era entrata in qualche modo in loro
possesso ed era a rischio l’incolumità di queste persone. Così i passeggeri sono
stati raggruppati e ospitati nell’ufficio kashmiro per il turismo che era
presidiato dalle forze armate indiane. Due militanti islamici, tuttavia, sono
riusciti ad avvicinarsi all’edificio. Hanno cominciato a sparare e appiccato il
fuoco. I passeggeri sono stati evacuati dalle finestre. Uno è rimasto
lievemente ferito durante la sparatoria. Era come essere nel mezzo di una
guerra”.
Traguardi storici. Intanto Nuova
Delhi non si è piegata ai militanti. Il primo Ministro indiano Manmohan Singh
e
Sonia Gandhi, presidente del Congresso, il partito attualmente al potere in
India, si sono recati a Srinagar per assistere alla partenza dell’autobus e dar
prova del grande valore simbolico di questo nuovo collegamento con il Pakistan.
Così, nonostante l’attentato del giorno prima, il 7 aprile l’autobus è partito,
attraversando il ponte della pace Aman Setu.
Sanjit si trovava
con gli altri membri della stampa su un minibus partito poco prima di quello ufficiale.
All’alba ha raggiunto Muffarabad in Pakistan, per filmare la riunificazione
delle famiglie separate da moltissimi
anni. “E’ stato emozionante – racconta - riprendere queste persone che non si
vedevano magari da cinquanta anni e vedere interi villaggi in festa al
passaggio dell’autobus, in territorio sia indiano sia pachistano. Le persone ci
salutavano con la mano e sorridevano”.
Ostacoli alla pace. La partenza
dell’autobus e l’esultanza della popolazione kashmira hanno rappresentato una
vittoria
per il governo indiano e una sconfitta per i separatisti. Non a caso
nell’ultimo mese in Kashmir, dopo l’inaugurazione del bus, sono tornati gli
attacchi terroristici: una chiara reazione dei militanti alla perdita di
credito derivata dal successo del nuovo collegamento. Ne è la riprova
l’attentato di ieri alla scuola di Pulwama. I gruppi separatisti sono molto
divisi. I moderati sono saliti sull’autobus della pace per recarsi in Pakistan
e vogliono essere considerati parte in gioco nel processo di pace. Le frange
estremiste, invece, si oppongono ai tentativi di soluzione. Non credono alle
promesse di Nuova Delhi che intanto continua a fare la guerra nella regione
himalayana. Qui ogni giorno muoiono in media fra le otto e le dieci persone.