Le elezioni presidenziali in Iran si avvicinano e il clima nel Paese si fa rovente.
Ieri, in due attentati diversi, hanno perso la vita 8 persone e altre 75 sono
rimaste ferite. La prima esplosione è avvenuta nella cittadina di Ahvaz, nella
regione ricca di petrolio del Khuzestan, e la seconda nella capitale Teheran. Un reportage dall' Iran per cercare di
capire il clima del Paese a pochi giorni dal voto.
scritto per noi da
Narghes Bajoghli
L'inverno è arrivato ed è passato a Teheran, portando con sé la più grande nevicata
registrata in Iran negli ultimi 26 anni, che ha trasformato le strade della capitale
in un fantastico paese delle meraviglie invernale. La città non era mai stata
così bella. L'anniversario della Rivoluzione, celebrato il 22esimo giorno del
mese iraniano di Bahman* è stato imposto come celebrazione di stato: è singolare come i vincenti e i
detentori del potere riscrivano la storia. Le aspirazioni che la nazione aveva
nel corso di quel fatale febbraio 1979 vengono modificate, tagliate ed elaborate,
in modo da presentare solo frammenti della realtà.
La guerra, i martiri, e Dio. Due giorni fa ricorreva la Giornata di Khoramshahr (una città del sud del paese,
completamente distrutta nel corso della guerra Iran-Iraq) e i lampioni del paese
sono stati ricoperti da poster che commemoravano la liberazione della città quando
i soldati iracheni furono cacciati.
Tuttavia, invece di riconoscere il sacrificio dei molti giovani soldati che hanno
dato la loro vita per la liberazione della città, i poster recitavano: "Dio ha
liberato Khoramshahr", un altro esempio classico di come lo stato utilizzi la
guerra per i propri obiettivi politici (oggi questo suona stranamente familiare,
non è vero?). Ho deciso che in risposta alla propaganda di Stato a favore della
guerra, farò un mio pellegrinaggio personale a Khoramshahr nel prossimo weekend:
non per glorificare l'eroismo dei martiri, ma per cacciare dalla mia mente la
nebbia che avvolge la guerra. Per cominciare a scoprire una storia recente che
nessuno in Iran (ad eccezione dello Stato) vuole ricordare, una storia di cui
non viene mai raccontato niente esattamente, ma che ha portato la mia famiglia
al di fuori del paese, negli Stati Uniti. Così, il prossimo weekend toccherà
a me visitare Khoramshahr e Shalmcheh e testimoniare gli orrori compiuti durante
la guerra.
Musica. Mentre le commemorazioni si susseguivano, la primavera veniva festeggiata con
gioia e il tempo è stato splendido. Siamo stati benedetti da una serie di temporali
che hanno agitato le notti e io sono rimasta felicemente a letto, sapendo che
la pioggia avrebbe lavato via l'inquinamento e che il giorno dopo sarei stata
in grado di vedere quelle cime maestose che mi lasciano sempre senza fiato. Le
strade sono piene di vita, poiché le scuole sono quasi terminate e i preparativi
per l'estate sono in corso: il verde che circonda la città è rigoglioso e molte
famiglie fanno scampagnate nelle valli e sulle montagne dei dintorni, per passare
la giornata tra splendidi fiori, facendo un picnic. C'è un anziano con gli occhiali
e migliaia di rughe, che passa camminando per Valiasr Street ogni sera, suonando il flauto. È sempre vestito con un completo grigio e tiene
gli occhi a terra mentre procede in linea retta, suonando il suo strumento, bello
e antico. Suona brani folkloristici, superando le macchine strombazzanti e le
motociclette rumorose e la sua musica è divenuta una sorta di rituale della sera:
aspetto che passi e mi lascio sommergere dalla sua musica, prima di entrare tra
le mura di casa e chiudere fuori la città. La sua musica, come la primavera,
provoca un esplosione di energia rispetto all'inverno. E un certo sollievo prima
che il caldo estivo sopraggiunga crepitando.
Religione buona e cattiva. Con la primavera, fiorisce anche la stagione delle importanti elezioni presidenziali. Mentre il paese decide se votare o boicottare queste elezioni, ancora una volta
i politici si sono introdotti a forza nei salotti di ogni famiglia iraniana. Nel corso dell'ultima settimana, presso l'Università di Teheran, c'è stato un
simposio di due giorni dal titolo "Democrazia in transizione" e tutti gli intellettuali
del movimento riformista degli ultimi otto anni sono stati invitati ad intervenire. Nomi come Bashiriy, Hadjarian, Kadivar e molti sono intervenuti per riflettere
sull'esperienza degli ultimi otto anni e parlare del futuro. Un avvenimento di
questo genere otto anni fa avrebbe richiamato orde di gente, la settimana scorsa
era invece solo affollato. Gli studenti attorniavano ancora Hadjarian con rispetto,
mentre usciva dall'auditorio alla fine del suo discorso, ma non vi è più traccia
dell'entusiasmo del passato. Mentre assistevo alla lezione di Mohsen Kadivar,
un ecclesiastico estremamente riformista che è stato deputato nell'ultima legislatura,
sono rimasto scioccata ed elettrizzata dal suo discorso. Egli ha affermato apertamente
che non crede nella velayat-e faqih (il governo basato sui precetti giuridici dei religiosi) e non vedeva alcuno
spazio per gli ecclesiastici sulla strada politica verso la democrazia. "Quello
che abbiamo oggi non è affatto democrazia, né ci avviciniamo alla democrazia quando
i religiosi al potere non vogliono ascoltare il popolo. Non possiamo avere democrazia,
se non siamo tutti uguali e questo significa che non è possibile affermare, come
si fa oggi, che il giudizio e la capacità di governare sono presenti solo presso
i religiosi”, ha detto Kadivar . Ha poi continuato: "È vero che noi religiosi
abbiamo svolto il ruolo più importante nella società iraniana nel corso dell'ultimo
secolo: abbiamo svolto il ruolo più positivo ma anche quello più negativo nella
storia recente del paese".
Stanchi, anche di denunce. Mentre prendevo appunti, incapace di credere a quello che stavo ascoltando in
un intervento pubblico, ho notato che gli altri studenti gli dedicavano solo vuote
occhiate. Ho capito, con un po' di vergogna, che anche se il discorso di Kadivar
poteva essere nuovo ed elettrizzante per me, gli studenti dell'auditorio erano
stanchi di sentire queste affermazioni, indipendentemente da quando coraggiose
e forti fossero: per loro, l'esposizione di queste affermazioni in un intervento
pubblico non era più un fatto sorprendente. Il fatto che qualcuno denunci pubblicamente
la velayat-e faqih oggi è diventato comune e non strappa più di un breve applauso. Quando ho parlato
con i miei amici, dopo questa lezione, ho potuto percepire il rispetto che sentono
nei confronti dei riformisti che hanno aperto la via del dialogo pubblico per
il cambiamento dell'Iran, ma anche la disillusione dovuta al fatto che il riformista
non ha fatto seguire gli atti alle parole. La discussione è inevitabilmente finita
sulle prossime elezioni presidenziali e sull'opportunità di votare o meno. Man
mano che il dibattito diventava rovente e culminava nell'assenza di una reale
conclusione, la maggior parte degli studenti affermava che avrebbe boicottato
le lezioni, mentre molti restavano incerti. I miei amici se ne sono andati e io
ho attraversato il campus dirigendomi verso casa. Mi sentivo presa da un sentimento
di oppressione, mentre pensavo alle questioni presentatesi durante il seminario,
nel corso delle conversazioni con gli amici e le lezioni: questioni che riguardano
la legittimità, democrazia, il voto, lo sviluppo, la modernità, la teocrazia,
tutte questioni reali, tangibili e che possono essere decise proprio qui. Non
si tratta solo di teorie per svagare la mente. Queste questioni sono importanti
e pesanti, non ci sono risposte giuste.
Il volo dei turbanti. Durante l'ultimo weekend, ho fato una gita di un giorno con un gruppo di amici,
fino a una valle fiorita a nord di Teheran. La vista era magnifica: la neve copriva
le montagne circostanti mentre giocavamo nella vallata verdeggiante: i nostri
copricapo erano ammucchiati in una pila, la musica suonava in sottofondo e il
kebab cuoceva sulla griglia. Il nostro viaggio ha avuto inizio alle 6.30 del
mattino, su un mini-bus traballante con un autista determinato a sfidare le divinità
della velocità con la propria guida. Mentre l'autista procedeva a zigzag con
il suo vecchio veicolo, noi passeggeri, i miei amici e i loro amici, un gruppo
di ragazze e ragazzi tra i 19 e i 25 anni, studenti e giovani professionisti,
eravamo impegnati a tirare le tendine dei finestrini, sistemare gli altoparlanti
per ottenere il massimo del suono e mettere CD con la musica pop persiana più
recente. Alle 7.00 Yasie, un'energica 24enne che ha appena avviato la sua società
informatica con cinque amiche, è saltata nel corridoio e ha iniziato a ballare. Il resto di noi l'ha presto seguita, ballando sfrenatamente alle 7 di mattina,
mentre eravamo scaraventati da una parte all'altra del nostro folle autista. Presto i nostri turbanti sono volati via ma li abbiamo tenuti in mano, nel caso
fosse stato necessario fermarsi a un posto di blocco e abbiamo ballato senza sosta
fino all'una del pomeriggio, quando siamo arrivati in quella valle paradisiaca. Esausti per aver dato fondo a tutte le nostre energie, abbiamo lasciato che
l'aria
fresca ci rinvigorisse mentre mangiavamo all'aperto nel bel clima primaverile,
mettendo da parte la politica semplicemente per essere felici di esistere, pretendendo
di essere solo giovani adulti senza preoccupazioni che non possono esercitare
alcun controllo sul destino della nazione per la nostra esiguità. Certo, sapevamo
che il giorno dopo avremmo dovuto affrontare ancora le stesse questioni e saremmo
dovuti giungere a una conclusione su un governo di cui siamo tutti stufi, ma per
il cui cambiamento non abbiamo soluzioni concrete.
[mese di 30 giorni, dal 21 gennaio al 19 febbraio, l'anniversario cade l'11 febbraio
NdT]