27/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Saakashvili avverte che non esiterà a usare la forza
Mikhail SaakashviliSabato scorso. Per le strade di Tbilisi, plotoni di soldati georgiani sfilano in parata con la nuova bandiera nazionale, quella con la croce di San Giorgio. Nel medioevo era l’emblema del regno cristiano-ortodosso di Georgia, dopo il crollo dell’Urss è stata adottata come emblema del partito nazionalista di centro-destra di Mikhail Saakashvili e da gennaio, per decreto dello stesso Saakashvili, divenuto nel frattempo presidente della repubblica, è stato promosso a nuovo vessillo di Stato.
 
‘Misha’, come i georgiani chiamano il giovane avvocato filo-americano salito al potere dopo la ‘rivoluzione delle rose’ dello scorso novembre, quella che ha fatto uscire di scena Eduard Shevrnadze, prende la parola di fronte ai militari fermi sull’attenti. “Noi amiamo la pace, ma per difendere l’integrità territoriale della Georgia useremo la forza senza alcuna esitazione”.
 
Il minaccioso messaggio è rivolto ad Aslan Abashidze, il leader della regione autonoma georgiana dell’Ajaria, piccola enclave musulmana situata nell’angolo sud-occidentale del paese, sulle coste del Mar Nero. Abashidze che, un’ora prima, aveva dichiarato di aspettarsi un intervento armato georgiano da un momento all'altro e per questo aveva proclamato lo stato d'emergenza e il coprifuoco.
 
Tra lui Saakashvili è in corso da mesi un duro braccio di ferro che sta portando la Georgia sull’orlo di una nuova guerra civile. Abashidze, anziano ex politico sovietico dal piglio autoritario e populistico, dal 1991 guida con pugno di ferro la regione autonoma ajara. Evitando cautamente lo scontro militare con Tbilisi e tenendo così l’Ajraia fuori dalla guerra civile che nei primi anni Novanta ha insanguinato le altre due regioni separatiste della Georgia (Abkhazia e Sud Ossezia), Abashidze ha avuto modo di trasformare questa enclave in un feudo privato in cui prosperano traffici illeciti di ogni tipo, soprattutto di droga.
 
Questa situazione è stata possibile grazie ad alcuni importanti fattori. Un forte sostegno politico, economico e militare da parte della Russia, che qui ha mantenuto una grossa base. L’assenza di qualsiasi ostacolo interno, data la repressione violenta di ogni forma di opposizione. E soprattutto la tacita accettazione del dato di fatto da parte di Shevarnadze, il quale ha sempre adottato una linea di sostanziale tolleranza, anche quando nel 1998 Abashidze si è fatto eleggere ‘presidente dell’Ajaria’, creando un parlamento, una costituzione e un piccolo esercito autonomo.
 
Ma quando Saakashvili ha preso il posto di Shevarnadze la musica è cambiata. Il nuovo leader georgiano ha subito messo in chiaro che non avrebbe più tollerato la rottura della legalità costituzionale rappresentata dall’autonomismo ajaro, accusando lo stesso Abashidze di varie attività illecite. Questi ha risposto rifiutandosi di riconoscere l’autorità del nuovo presidente e accusandolo di ‘golpismo’. Con il passare delle settimane la situazione si è fatta sempre più tesa. A marzo, alcuni soldati comandati da Roman Dumbadze, generale vicino ad Abashidze, hanno impedito armi in pugno a Saakashvili di entrare in Ajaria. Il presidente, infuriato, ha accusato l’ufficiale di tradimento. Il 19 aprile il generale ha reagito annunciato ufficialmente l’ammutinamento della sua a brigata: oltre cinquecento soldati, alcuni carri armati e svariati pezzi di artiglieria.
Saakashvili ha quindi ordinato ad Abashidze di disarmare immediatamente le sue “forze paramilitari illegali”, lanciando un appello alle truppe ammutinate perché rimanessero fedeli al governo centrale georgiano e minacciando di “liquidare chiunque prenderà le armi contro lo Stato georgiano”. Sabato 24 aprile Abashidze ha accusato il governo georgiano di preparare un’intervento armato in Ajaria e ha proclamato lo stato d’emergenza e il coprifuoco notturno. Il presidente Saakashvili ha dichiarato illegale questo provvedimento invitando i cittadini della regione ajara a non rispettare l’illegittimo decreto di Abashidze. E poi, alla parata militare, ha dichiarato di essere pronto ad usare la forza.
 
Se questo non accadrà sarà solo perché, a quanto sembra, col precipitare della situazione in questi ultimi giorni molti militari che prima sostenevano Abashidze adesso lo stanno abbandonando perché non hanno nessuna intenzione di combattere una guerra per lui. Già la scorsa settimana decine di soldati della brigata ammutinata hanno lasciato l’Ajaria a piccoli gruppi e sono arrivati a Tbilisi giurando feedeltà a Saakashvili. E ieri ha disertato anche un’imbarcazione della Marina, che è riuscita a fuggire dal porto ajaro di Batumi nonostante le forze fedeli ad Abashidze abbiano cercato di fermarla sparandogli contro.
 
Enrico Piovesana
 
Categoria: Guerra
Luogo: Georgia