Sabato
scorso. Per le strade di Tbilisi, plotoni di soldati georgiani sfilano
in parata con la nuova bandiera nazionale, quella con la croce di San
Giorgio. Nel medioevo era l’emblema del regno cristiano-ortodosso di
Georgia, dopo il crollo dell’Urss è stata adottata come emblema del
partito nazionalista di centro-destra di Mikhail Saakashvili e da
gennaio, per decreto dello stesso Saakashvili, divenuto nel frattempo
presidente della repubblica, è stato promosso a nuovo vessillo di
Stato.
‘Misha’, come i georgiani chiamano il giovane
avvocato filo-americano salito al potere dopo la ‘rivoluzione delle
rose’ dello scorso novembre, quella che ha fatto uscire di scena Eduard
Shevrnadze, prende la parola di fronte ai militari fermi sull’attenti.
“Noi amiamo la pace, ma per difendere l’integrità territoriale della
Georgia useremo la forza senza alcuna esitazione”.
Il
minaccioso messaggio è rivolto ad Aslan Abashidze, il leader della
regione autonoma georgiana dell’Ajaria, piccola enclave musulmana
situata nell’angolo sud-occidentale del paese, sulle coste del Mar
Nero. Abashidze che, un’ora prima, aveva dichiarato di
aspettarsi un intervento armato georgiano da un momento all'altro e per
questo aveva proclamato lo stato d'emergenza e il
coprifuoco.
Tra
lui Saakashvili è in corso da mesi un duro braccio di ferro che sta
portando la Georgia sull’orlo di una nuova guerra civile. Abashidze,
anziano ex politico sovietico dal piglio autoritario e populistico, dal
1991 guida con pugno di ferro la regione autonoma ajara. Evitando
cautamente lo scontro militare con Tbilisi e tenendo così l’Ajraia
fuori dalla guerra civile che nei primi anni Novanta ha insanguinato le
altre due regioni separatiste della Georgia (Abkhazia e Sud
Ossezia), Abashidze ha avuto modo di trasformare questa enclave in un
feudo privato in cui prosperano traffici illeciti di ogni tipo,
soprattutto di droga.
Questa situazione è stata
possibile grazie ad alcuni importanti fattori. Un forte
sostegno politico, economico e militare da parte della Russia, che qui
ha mantenuto una grossa base. L’assenza di qualsiasi ostacolo interno,
data la repressione violenta di ogni forma di opposizione. E
soprattutto la tacita accettazione del dato di fatto da parte di
Shevarnadze, il quale ha sempre adottato una linea di sostanziale
tolleranza, anche quando nel 1998 Abashidze si è fatto eleggere
‘presidente dell’Ajaria’, creando un parlamento, una costituzione e un
piccolo esercito autonomo.
Ma
quando Saakashvili ha preso il posto di Shevarnadze la musica è
cambiata. Il nuovo leader georgiano ha subito messo in chiaro
che non avrebbe più tollerato la rottura della legalità
costituzionale rappresentata dall’autonomismo ajaro, accusando
lo stesso Abashidze di varie attività illecite. Questi ha risposto
rifiutandosi di riconoscere l’autorità del nuovo presidente e
accusandolo di ‘golpismo’. Con il passare delle settimane la
situazione si è fatta sempre più tesa. A marzo, alcuni
soldati comandati da Roman Dumbadze, generale vicino ad Abashidze,
hanno impedito armi in pugno a Saakashvili di entrare in Ajaria. Il
presidente, infuriato, ha accusato l’ufficiale di tradimento. Il 19
aprile il generale ha reagito annunciato ufficialmente
l’ammutinamento della sua a brigata: oltre cinquecento soldati, alcuni
carri armati e svariati pezzi di artiglieria.
Saakashvili ha quindi ordinato ad
Abashidze di disarmare immediatamente le sue “forze paramilitari
illegali”, lanciando un appello alle truppe ammutinate perché
rimanessero fedeli al governo centrale georgiano e minacciando
di “liquidare chiunque prenderà le armi contro lo Stato georgiano”. Sabato 24
aprile Abashidze ha accusato il governo georgiano
di preparare un’intervento armato in Ajaria e ha proclamato lo stato
d’emergenza e il coprifuoco notturno. Il presidente Saakashvili ha
dichiarato illegale questo provvedimento invitando i cittadini della
regione ajara a non rispettare l’illegittimo decreto di Abashidze. E
poi, alla parata militare, ha dichiarato di essere pronto ad
usare la forza.
Se
questo non accadrà sarà solo perché, a quanto sembra, col
precipitare della situazione in questi ultimi giorni molti militari che
prima sostenevano Abashidze adesso lo stanno abbandonando perché non
hanno nessuna intenzione di combattere una guerra per lui. Già
la scorsa settimana decine di soldati della brigata ammutinata
hanno lasciato l’Ajaria a piccoli gruppi e sono arrivati a Tbilisi
giurando feedeltà a Saakashvili. E ieri ha disertato anche
un’imbarcazione della Marina, che è riuscita a fuggire dal
porto ajaro di Batumi nonostante le forze fedeli ad Abashidze abbiano
cercato di fermarla sparandogli contro.