21/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La religione islamica diventa 'legale' nella piccola repubblica ex sovietica. E comunisti e ortodossi insorgono

Nella piccola nazione moldava, politicamente e culturalmente divisa, si è creata una nuova linea di frattura. La decisione di registrare la Lega Islamica, organismo rappresentativo della esigua minoranza musulmana, nell'elenco delle organizzazioni accreditate dal governo, dando formale riconoscimento e approvazione dello Stato alle sue attività, ha spaccato il Paese. Da un lato, la decisione ha incontrato la dura ostilità della Chiesa ortodossa, che si è dichiarata 'oltraggiata'. Il metropolita Vladimir l'ha definita una 'umiliazione' per la maggioranza cristiana del Paese, mentre altri religiosi hanno detto che è un passo che 'creerà dei problemi' in Moldavia.

Il leader del partito comunista ed ex presidente della repubblica, Vladimir Voronin, ha commentato che la Moldavia ha contenuto l'espansione islamica, impedendo la costruzione delle moschee sin da quando era nell'impero ottomano, e deve pertanto continuare a resistere. La registrazione della Lega Islamica - avvenuta il mese scorso - rappresenta una novità importante per i musulmani, che praticavano anche prima dell'approvazione statale. Ismail Abdel Wahab, musulmano di origine giordana che vive nella capitale Chisinau, ha dichiarato che "adesso possiamo celebrare le nostre funzioni e riunirci liberamente. Possiamo sentirci come ogni altro cittadino moldavo, godere degli stessi diritti senza interferenze esterne".

Il leader della Lega Islamica, Segiu Sochirca, ha espresso dispiacere per la reazione di Voronin. "I musulmani di Modavia sono stati discriminati e molestati per anni. Ogni volta che pregavamo, il venerdì, ufficiali di poliiza entravano nel nostro centro culturale, ed esigevano di sapere i nomi di tutti quelli che uscivano o entravano. Compilavano liste che poi passavano ai servizi. Io stesso sono stato denunciato per aver praticato un culto bandito in Moldova".

L'apertura all'Islam è ulteriore motivo di attrito tra conservatori e liberali, nel Paese governato da una coalizione filo-occidentale. L'ex ministro della Giustizia, Alexandru Tanase, attualmente membro della Corte Costituzionale, ha manifestato approvazione per il provvedimento, sostenendo che negare la libertà di culto agli islamici non ha alcuna giustificazione. "L'Islam non è una setta. E' una delle tre principali religioni, e non esiste Paese al mondo che non riconosca i diritti ai musulmani. La nostra stessa Costituzione garantisce libertà di culto. E chi ha fatto richiesta di registrarsi al ministero della Giustizia non ha fatto altro che adempiere ai requisiti di legge".

A causa delle repressioni del passato, non è noto l'esatto numero dei fedeli musulmani. Sono duemila quelli ufficialmente registrati, in un Paese di quasi quattro milioni di persone, ma secondo Sochirca il loro numero potrebbe essere vicino ai 17mila. Dal 2009, quando il Partito comunista è passato all'opposizione, ci sono state tre elezioni parlamentari, che hanno confermato la coalizione liberale. Tali elezioni si sono rese necessarie perché ogni volta che il Parlamento si riuniva per eleggere il capo di Stato non si trovava un accordo sul post-Voronin. Anche il referendum per l'elezione diretta del presidente è fallito. A giugno si svolgeranno nuove elezioni amministrative, e i conservatori stanno facendo leva sulle questioni religiose nel tentativo di consolidare la loro base.

Parole chiave: moldavia, musulmani, voronin
Categoria: Diritti, Religione
Luogo: Moldova