29/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Inguscezia: dopo la battaglia, il terrore russo
Strada di NazranNon un’incursione della guerriglia cecena, ma un’insurrezione armata della popolazione ingusceta, stanca delle persecuzioni russe. Che ora, però, non fanno che aumentare. Una nuova guerra provocata dall’esercito russo per procurarsi un nuovo territorio da depredare dopo la Cecenia
 
A quasi una settimana di distanza dalla grande offensiva della guerriglia anti-russa (92 morti e centinaia di feriti), a Nazran e in tutta l’Inguscezia regna la paura. C’è chi prova a tornare alla normalità, ma prevale la sensazione che dopo quello che è successo, e che sta succedendo ora, questo ritorno non sia più possibile. Parecchi negozi sono ancora chiusi e molta gente preferisce rimanere chiusa in casa. Per le strade circolano poche auto. Si vedono più che altro carri armati e blindati russi, che da giorni presidiano e pattugliano ogni angolo di questa piccola repubblica della Federazione Russa, improvvisamente piombata in un clima di guerra.
 
Un clima che più che a Nazran, dove i soldati russi e i loro mezzi vengono vissuti come una strana novità, si respira nei villaggi di campagna e nei pochi campi profughi ceceni rimasti, dove migliaia di soldati russi sono a caccia dei guerriglieri nascosti tra la popolazione locale e tra i rifugiati. Una caccia condotta con le zachistkas, le operazioni di rastrellamento tristemente note alla popolazione cecena, ora applicate anche in questo nuovo teatro di guerra. Da una settimana, gli abitanti delle zone rurali dell’Inguscezia e i profughi ceceni delle poche tendopoli non sgomberate dai russi vivono nel terrore. Non che non siano abituati alle violenze dei russi, ma ora sono in atto dei veri e propri pogrom.
 
Donne in IngusceziaRaisa Isayeva, la sovrintendente del campo profughi di Altiyevo, ha raccontato alla radio russa Ekho Moskvy, quello che è successo nei due giorni successivi all’attacco della guerriglia. “Mercoledì i soldati russi con il volto coperto dal passamontagna sono entrati nel campo, hanno preso tutti gli uomini, anche i ragazzini, li hanno costretti a spogliarsi e, tenendoli faccia a terra, li hanno picchiati per ore con calci e pugni. Poi li hanno portati tutti in una stanza per controllare i documenti e sessanta di loro sono stati portati via. Il giorno dopo, giovedì, i soldati sono tornati al campo, tagliano la corrente, l’acqua e il gas, e dicendoci che se entro due giorni non avessimo abbandonato le nostre tende e le nostre case, sarebbero tornati per bruciare tutto. Molti, terrorizzati da queste minacce, se ne sono andati via, sono tornati in Cecenia. So per certo – ha affermato Raisa – che quello che è accaduto ad Altiyevo è accaduto e sta accadendo in tutti gli altri campi e centri profughi rimasti in Inguscezia”.
 
Ma non sono solo i profughi ceceni ad essere presi di mira. Tutta la popolazione ingusceta è sotto tiro perché le autorità russe e quelle del governo ingusceto filo-russo del presidente Zyazikov ritengono che i guerriglieri si nascondano tra i locali, o meglio che siano gli stessi locali. Quindi ogni villaggio è ormai considerato un potenziale covo di ribelli, e ogni civile ingusceto un potenziale guerrigliero. Sembra infatti assodato che, contrariamente a quanto affermato nelle prime ore, quello che è successo nella notte tra il 21 e il 22 giugno non è stata un’incursione di qualche centinaio di ceceni, ma un’insurrezione armata condotta da almeno 1.500 guerriglieri ingusceti guidati, si dice, da Magomed Yevloyev, locale leader ribelle integralista legato al comandante ceceno Shamil Basayev. Guerriglieri che poi non sono fuggiti in Cecenia, ma che si sono nascosti nelle foreste dell’Inguscezia o sono semplicemente tornati ai loro villaggi.
 
“Parlavano tutti ingusceto, erano di queste parti – ha racconta all’agenzia Iwpr l’agente di polizia Kureish –. Quando mi hanno fermato a un loro posto di blocco quella notte, non mi hanno fatto del male: dopo aver visto che ero ingusceto mi hanno solo perso la macchina e la pistola. Gli agenti locali come me, quando venivano fermati e catturati non venivano uccisi. Quando invece fermavano militari russi e agenti dei servizi segreti russi, venivano giustiziati sul posto”. “Era ovvio fin da subito che non si trattava di ceceni ma di gente di qui – ha detto a Iwpr Ruslan Tangiev, uno dei pochi tassisti tornati al lavoro a Nazran –. Per fare quello che hanno fatto dovevano essere del posto, conoscere bene Nazran e tutti gli altri loro obiettivi e i momenti giusti in cui colpire”.
 
Quindi, per quanto certamente coordinata con i comandi ceceni, si è trattata di una prevedibile esplosione di rabbia di una popolazione locale stanca dei soprusi e delle violenze subite da quando Putin, con le elezioni farsa dell’aprile 2002, ha messo alla presidenza dell’Inguscezia il suo fido Murat Zyazikov, che, contrariamente al suo predecessore, Ruslan Aushev (amatissimo dalla popolazione), non si è opposto alle politiche persecutorie del Cremlino, che ha così iniziato ad accanirsi contro i profughi ceceni e contro la stessa popolazione ingusceta, che da sempre condivide con i ‘cugini’ ceceni un triste destino di persecuzioni razzistiche da parte dei russi: per Putin e per i generali russi sono tutti appartenenti alla stessa razza di “banditi” e “terroristi”, e in quanto tali vanno eliminati.
 
Secondo Imran Ezhiev, presidente dell’associazione pacifista “Amicizia Russo-Cecena”, rifugiato anche lui in Inguscezia, dietro a questa ideologia violenta e razzista, ci sono in realtà gli interessi economici degli ambienti militari russi. “I generali russi e i vertici dei servizi segreti, dopo aver fatto della Cecenia la propria fonte di autofinanziamento (dato che lo Stato non passa un rublo) e dopo averla spremuta per dieci anni fino all’osso con il contrabbando di armi, petrolio e gas, le estorisioni mafiose, l’industria dei rapimenti, da un paio d’anni, con la benedizione del Cremlino, hanno deciso di applicare la loro strategia di depredazione alla terra vergine d’Inguscezia. Così sono cominciate le violenze contro la popolazione ingusceta e i locali campi profughi ceceni, allo scopo di provocare una reazione e quindi una nuova situazione di guerra e una nuova occasione di predazione per i militari russi”. Militari russi che infatti sono già affluiti a migliaia nell’ultima settimana e che, come ha dichiarato Putin, rimarranno di stanza in Inguscezia in maniera permaente “per sopperire alle carenze degli apparati di sicurezza locali emerse con l’offensiva del 21-22 giugno”.
 
Enrico Piovesana 
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Russia