16/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



L’assassinio del presidente ceceno Kadyrov ha riportato nel Paese terrore e violenza
Donna cecenaL’assassinio del presidente ceceno Akhmad Kadyrov, avvenuto lo scorso 9 maggio con un clamoroso attentato durante una cerimonia allo stadio Dynamo di Grozny, ha fatto riprecipitare il paese in un clima di terrore e violenza. Nell’attuale vuoto di potere, un potere che era manovrato da Mosca ma che in qualche modo riusciva a porre un freno alla linea dura e intransigente del Cremlino, le forze armate e i servizi segreti russi si sentono ora liberi di agire come vogliono
 
“Dal 9 maggio la situazione è notevolmente peggiorata”, ha dichiarato una residente di Grozny, Makka Hamidova, a un agenzia di stampa straniera. “Dopo l’uccisione di Kadyrov i russi hanno scatenato una vera e propria caccia alle streghe, terrorizzando la popolazione con operazioni militari, rastrellamenti, arresti di massa e rapimenti”.
 
Nell’ultimo mese l’aviazione e l’artiglieria russa hanno ricominciato a bombardare i villaggi, com’è accaduto ad esempio nei giorni scorsi a Kharsenoi, nel distretto di Shatoi, e il 5 e 6 giugno a Samashki, nel distretto di Achkoi-Martan. L’esercito ha intensificato le operazioni anti-guerriglia in tutto il territorio ceceno, con decine di morti negli scontri armati delle ultime settimane. Gli ultimi ieri, nel distretto di Shali: dieci guerriglieri e cinque soldati russi.
 
Interi centri abitati sono stati isolati e rastrellati dai militari, decine di civili sono stati picchiati e arrestati. Sono tornati a spuntare anche i famigerati ‘punti di filtraggio’, centri di detenzione e tortura allestiti a margine delle aree d’operazione. E’ il caso del villaggio di Roshni-Chu, circondato l’8 giugno dalle forze russe, che per tre giorni hanno impedito ai residenti di entrare e uscire, rastrellando tutte le abitazioni, picchiando gente e portando tutti i prigionieri in un punto di filtraggio organizzato in una casa abbandonata fuori dal centro abitato.
 
Ma il dato più preoccupante è la riesplosione del fenomeno dei rapimenti di civili da parte delle ‘squadre della morte’, che agiscono di notte seminando il terrore nei villaggi. Da quando Kadyrov era al potere questi sequestri erano notevolmente calati. Invece, nel solo mese di maggio sono stati già denunciati 25 rapimenti. La notte del 31 maggio, ad esempio, tre Uaz senza targa sono entrare nel villaggio di Kalaus. Uomini in mimetica e passamontagna, che parlavano russo, sono entrati in un’abitazione, uccidendo un uomo e rapendone altri due, dopo averli selvaggiamente picchiati.
 
Il due giugno, centinaia di donne, madri di ragazzi recentemente rapiti, si erano date appuntamento a Grozny per protestare in piazza, per chiedere notizie dei loro figli. La risposta è arrivata subito, forte e chiara: è intervenuto l’esercito russo, disperdendo le manifestanti con la forza. Molte donne sono state brutalmente picchiate, finendo in ospedale. Altre sono state arrestate. Per Rudnik Dudayev, capo del Consiglio di Sicurezza ceceno, si trattava di “madri di criminali”.
 
“Qualsiasi cosa si pensasse di Kadyrov – afferma la già citata Hamidova – gli va riconosciuto che era riuscito a limitare la violenza russa. Ora che lui non c’è più, i russi sono fuori controllo. Un mio lontano parente, un tenente-colonnello che lavora nella sezione cecena dei servizi segreti russi, mi ha raccontato che dalla morte di Kadyrov gli agenti e i militari russi non obbediscono più ai suoi ordini e che tutti gli ufficiali ceceni che collaborano con i russi sono stati di fatto degradati a un ruolo secondario. Ora i russi sono tornati a comandare”.
 
Questa situazione getta una luce inquietante sullo stesso assassinio di Kadyrov. Come osservato dagli analisti di Equilibri.net, “malgrado la sua linea filorussa, il presidente ceceno era stato fortemente avversato da alcuni nazionalisti russi che avevano contestato Putin per aver delegato a lui e alla sua milizia fin troppi poteri. Le recenti richieste fatte da Kadyrov a Putin di ritirare parte del contingente russo avevano provocato l’ira dei nazionalisti. Ma, oltre tali dichiarazioni, ciò che aveva causato la rabbia di molti esponenti della destra russa, nonché di alcuni dei più importanti esponenti delle gerarchie militari russe presenti in Cecenia, era stata la recente confisca, da parte di Kadyrov, di diversi pozzi di petrolio locali che andavano ad arricchire illecitamente le tasche dei vertici dell’esercito russo presente nella repubblica caucasica”.
 
Per i settori più fanatici e militaristi del Cremlino, Kadyrov era forse diventato un alleato scomodo, troppo indipendente. Un ostacolo per gli affari sporchi dei ‘signori della guerra’ russi in Cecenia e per la loro spietata e razzista politica di sterminio della popolazione cecena. La stessa dinamica dell’attentato getta non poche ombre sui coinvolgimenti dei servizi russi: eludere così facilmente le rigidissime misure di sicurezza che erano state allestite allo stadio Dynamo quel giorno appare davvero impossibile senza che vi sia stato qualche aiuto dall’interno.
 
La pista della cospirazione russa è stata scartata da tutti dopo la rivendicazione arrivata il 17 maggio da parte di Shamil Basayev, leader della fazione integralista islamica della guerriglia indipendentista cecena. Ma l’ambiguità di questo personaggio, che ha sempre mantenuto stretti rapporti con alcuni settori dei servizi segreti russi, dovrebbe far riflettere sulla complessità della questione cecena. In ogni caso, comunque stiano le cose, in questa lotta di potere e di grandi interessi sono sempre gli stessi a farne le spese: la popolazione civile cecena.
 
Enrico Piovesana
Categoria: Guerra
Luogo: Cecenia (Russia)