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Tempi duri per il Colonnello. In base alle ultime dichiarazioni del ministro della difesa francese, Gerard Longuet, l'aviazione del raìs - già obsoleta prima che iniziassero le ostilità - sarebbe quasi completamente distrutta, fatta eccezione per qualche elicottero, riservato ad azioni di cortissimo raggio. Sembrerebbe invece ancora in azione la Marina libica, confinata nei porti e ritenuta un pericolo minore. Da parte sua, il regime ha annunciato ieri di aver colpito un'unità navale della Nato, danneggiandola gravemente. Immediata la smentita da parte dell'Alleanza, che ha parlato di "invenzione". Secondo le fonti libiche, la nave sarebbe stata attaccata mentre bombardava Misurata, ma un portavoce Nato ha spiegato che non ci sono unità così vicine alla costa da poter essere colpite.
Lo stesso Muammar Gheddafi, secondo quanto riferito dal generale Abdul Fatah Younis - ex ministro dell'Interno ed ex braccio destro del raìs, ora comandante militare dei ribelli - sarebbe ossessionato dai tradimenti e, come tale, in perpetua fuga. "Ogni notte - ha dichiarato il generale al Tg1 - dorme in case diverse, appartenenti a comandanti militari di cui si fida. È alla periferia di Tripoli". Non solo, "avrebbe rapito i familiari degli uomini a lui più fedeli. Sono ostaggi, rinchiusi in edifici vicino al suo bunker. Non possono scappare". Ad abbandonare il Colonnello è stato anche Choukri Ghanem, ministro del Petrolio, che sembra essere fuggito in Tunisia.
Nella notte di ieri, inoltre, le forze militari britanniche hanno bombardato Tripoli: colpiti un centro d'addestramento e una centrale dell'intelligence. Sulla capitale sono caduti anche dei volantini anti-regime, sganciati da un C130 dell'Areonautica italiana. Non si ferma dunque la campagna della Nato, e la guerra arriva ormai alla frontiera con la Tunisia. Già nei giorni scorsi alcuni razzi dei lealisti (finiti fuori controllo) sono arrivati oltre confine, episodi che hanno spinto l'esercito e la Guardia nazionale tunisina a schierarsi lungo la frontiera e alzare il livello dei controlli. Da Tunisi, le autorità minacciano di ricorrere all'Onu. Intanto i ribelli libici hanno conquistato in mattinata i principali valichi lungo la frontiera che divide la Libia dal Ciad e dal Sudan.
Infine, il portavoce del governo di Tripoli, Moussa Ibrahim, ha annunciato che saranno liberati a breve quattro giornalisti stranieri, arrestati lo scorso aprile nei pressi di Brega.