Eduardo Rodriguez Valsé è il nuovo presidente della Bolivia. E' la scelta più giusta per difendere la democrazia
Eduardo Rodriguez è il nuovo presidente della Bolivia. Il 49enne responsabile
della Corte Suprema succede a Carlos Mesa, presidente dimissionario. Dopo aver
giurato fedeltà alla costituzione boliviana Rodriguez Valsé ha subito fatto sapere
che il suo sarà un mandato molto breve, che servirà solo a traghettare la Bolivia
fino alle prossime elezioni presidenziali. “Sono convinto che il mio mandato debba
coincidere con un rinnovamento del sistema boliviano” ha fatto sapere Rodriguez.
L’elezione. Rodriguez ha accettato la massima carica istituzionale della Bolivia subito
dopo che il presidente del Congresso Hormando Vaca Diez e il presidente della
Camera Mario Cossio avevano rinunciato all’incarico e si erano messi in disparte.
Erano loro i primi a dover succedere, secondo la costituzione boliviana, a Carlos
Mesa. Adesso, entro sei mesi come prevede la costituzione, si dovranno svolgere
le elezioni. La riunione parlamentare che ha deciso l’elezione di Rodriguez si
è svolta a Sucre, e non a La Paz dove ha sede il parlamento, ed è stata interrotta
più volte dagli stessi parlamentari che lamentavano la mancanza di garanzie per
lo svolgimento in sicurezza della nomina.
Le proteste. Circa ventimila manifestanti fin dalla prima mattina avevano riempito le strade
di Sucre, la vera capitale della Bolivia. Minatori, cocaleros e indios, ma anche organizzazioni sindacali, partiti politici dell’opposizione
e gente comune erano arrivati in città per esprimere il loro disaccordo per la
possibile elezione di Vaca Diez (presidente del Congresso), famoso per essere
un grande proprietario terriero e anche per essere sostenuto dai militari.
Ma non solo. I cartelli che esponevano, gli striscioni che alzavano al cielo,
chiedevano una legge giusta sugli idrocarburi. Durante le proteste sono avvenuti
violentissimi scontri fra le forze militari boliviane e i contestatori. Un manifestante
è morto. “La responsabilità della morte del manifestante si deve attribuire a
Evo Morales, (leader del partito di opposizione Movimento al Socialismo n.d.r.)”
ha fatto sapere Vaca Diez “e a Carlos Mesa, che hanno cospirato per impedire al
parlamento di svolgere le sue funzioni” e ha aggiunto: “I boliviani devono dare
del tempo al nuovo presidente e devono fermare tutte le proteste e tutte le manifestazioni".
Losada e Mesa, la stessa fine. I due ex presidenti sono “caduti” sotto i colpi della protesta popolare. Gonzalo
Sanchez de Losada fu obbligato a rinunciare al suo mandato in seguito ad una rivolta
popolare imponente. Lasciò solo dopo aver ordinato ai militari una forte repressione
dei manifestanti che lasciarono sul campo 60 morti nell’ottobre del 2003.
La Bolivia è il paese più povero dell’America Latina, anche se ha enormi risorse
idriche e enormi giacimenti di gas, ma tutti gestiti dalle grandi multinazionali
straniere. Da qui sono nate le proteste popolari che hanno visto la parte più
povera della popolazione, gli indios Aymara, bloccare strade, aeroporti e manifestare
anche violentemente contro la legge che prevedeva bassissimi guadagni per i boliviani
e altissimi guadagni per le compagnie straniere.
Adesso la Bolivia ha un nuovo presidente ma è ancora molto lontana dalla completa
soluzione della crisi sociale che ormai da anni la stritola nella morsa della
violenza e delle proteste.