11/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Eduardo Rodriguez Valsé è il nuovo presidente della Bolivia. E' la scelta più giusta per difendere la democrazia
Eduardo Rodriguez è il nuovo presidente della Bolivia (foto Selvas.org)Eduardo Rodriguez è il nuovo presidente della Bolivia. Il 49enne responsabile della Corte Suprema succede a Carlos Mesa, presidente dimissionario. Dopo aver giurato fedeltà alla costituzione boliviana Rodriguez Valsé ha subito fatto sapere che il suo sarà un mandato molto breve, che servirà solo a traghettare la Bolivia fino alle prossime elezioni presidenziali. “Sono convinto che il mio mandato debba coincidere con un rinnovamento del sistema boliviano” ha fatto sapere Rodriguez.
 
L’elezione. Rodriguez ha accettato la massima carica istituzionale della Bolivia subito dopo che il presidente del Congresso Hormando Vaca Diez e il presidente della Camera Mario Cossio avevano rinunciato all’incarico e si erano messi in disparte. Erano loro i primi a dover succedere, secondo la costituzione boliviana, a Carlos Mesa. Adesso, entro sei mesi come prevede la costituzione, si dovranno svolgere le elezioni. La riunione parlamentare che ha deciso l’elezione di Rodriguez si è svolta a Sucre, e non a La Paz dove ha sede il parlamento, ed è stata interrotta più volte dagli stessi parlamentari che lamentavano la mancanza di garanzie per lo svolgimento in sicurezza della nomina.
 
Carlos Mesa e Hormando Vaca Diez, rispettivamente ex presidente della Bolivia e attuale presidente del Congresso (foto Selvas.org)Le proteste. Circa ventimila manifestanti fin dalla prima mattina avevano riempito le strade di Sucre, la vera capitale della Bolivia. Minatori, cocaleros e indios, ma anche organizzazioni sindacali, partiti politici dell’opposizione e gente comune erano arrivati in città per esprimere il loro disaccordo  per la possibile elezione di Vaca Diez (presidente del Congresso), famoso per essere un grande proprietario terriero e anche per essere sostenuto dai militari.
Ma non solo. I cartelli che esponevano, gli striscioni che alzavano al cielo, chiedevano una legge giusta sugli idrocarburi. Durante le proteste sono avvenuti violentissimi scontri fra le forze militari boliviane e i contestatori. Un manifestante è morto. “La responsabilità della morte del manifestante si deve attribuire a Evo Morales, (leader del partito di opposizione Movimento al Socialismo n.d.r.)” ha fatto sapere Vaca Diez “e a Carlos Mesa, che hanno cospirato per impedire al parlamento di svolgere le sue funzioni” e ha aggiunto: “I boliviani devono dare del tempo al nuovo presidente e devono fermare tutte le proteste e tutte le manifestazioni".
 
Le manifestazioni di questi giorni (foto Selvas.org)Losada e Mesa, la stessa fine. I due ex presidenti sono “caduti” sotto i colpi della protesta popolare. Gonzalo Sanchez de Losada fu obbligato a rinunciare al suo mandato in seguito ad una rivolta popolare imponente. Lasciò solo dopo aver ordinato ai militari una forte repressione dei manifestanti che lasciarono sul campo 60 morti nell’ottobre del 2003.
La Bolivia è il paese più povero dell’America Latina, anche se ha enormi risorse idriche e enormi giacimenti di gas, ma tutti gestiti dalle grandi multinazionali straniere. Da qui sono nate le proteste popolari che hanno visto la parte più povera della popolazione, gli indios Aymara, bloccare strade, aeroporti e manifestare anche violentemente contro la legge che prevedeva bassissimi guadagni per i boliviani e altissimi guadagni per le compagnie straniere.
Adesso la Bolivia ha un nuovo presidente ma è ancora molto lontana dalla completa soluzione della crisi sociale che ormai da anni la stritola nella morsa della violenza e delle proteste.

Alessandro Grandi

Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità