12/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Congresso americano propone una nuova dichiarazione di guerra che autorizza l'impiego delle forze armate Usa in un conflitto senza fine, senza confini e senza un chiaro nemico. L'allarme delle associazioni per i diritti civili

Chi si illudeva che con l'uccisione di bin Laden gli Stati Uniti avrebbero proclamato la fine della 'guerra al terrorismo' contro al Qaeda dichiarata dopo l'11 settembre 2001, si sbagliava.
Al contrario, l'America sta valutando di ampliare i limiti geografici, politici e temporali del conflitto, trasformandolo in una guerra globale permanente.

In questi giorni la commissione Difesa del Congresso Usa - dallo scorso novembre a maggioranza repubblicana - sta esaminando il testo di una nuova dichiarazione di guerra* che 'aggiorna' quella approvata il 18 settembre 2001. A differenza del vecchio testo, che in nome del diritto di autodifesa autorizzava l'uso della forza militare ''contro nazioni, organizzazioni e persone responsabili degli attacchi lanciati contro gli Stati Uniti (...) al fine di prevenire nuovi atti di terrorismo'', il nuovo testo redatto dal repubblicano Howard McKeon descrive una guerra senza fine, senza confini e senza un chiaro nemico.

''Gli Stati Uniti - recita la proposta in esame - sono impegnati in un conflitto armato contro nazioni, organizzazioni e persone che sono parte o sostengono al Qaeda, i talebani o forze collegate impegnate in ostilità contro gli Usa o i partner della Coalizione o a favore di suddette nazioni, organizzazioni o persone''.
La nuova dichiarazione di guerra autorizza anche la detenzione dei nemici senza limiti di tempo: ''Il presidente ha l'autorità di detenere belligeranti fino al termine delle ostilità''.

Il testo ha suscitato l'allarme di tutte le associazioni americane per i diritti civili, per i diritti umani e contro la guerra.
In un'accorata lettera aperta ai membri della commissione Difesa, l'Unione americana per le libertà civili (Aclu) e altre ventidue organizzazioni chiedono di non approvare questa legge che ''dà al presidente poteri di guerra vastissimi e praticamente irrevocabili, impegnando gli Stati Uniti in una guerra su scala globale senza un chiaro nemico, senza alcun limite geografico e senza termini di tempo legati al raggiungimento di un obiettivo''.

''A differenza della dichiarazione di guerra del 2001 che autorizzava l'attacco in Afghanistan e la caccia a Osama bin Laden - si legge ancora nella lettera dell'Aclu - questa proposta non cita un danno specifico, come gli attacchi dell'11 settembre, o una specifica minaccia al paese: si afferma che gli Stati Uniti sono in guerra ovunque vi siano presunti terroristi, a prescindere dall'esistenza di un reale pericolo. Il Congresso delega al presidente poteri di guerra assoluti, di un'ampiezza senza precedenti, che lo autorizzano a ordinare l'uso della forza militare indipendentemente da attacchi avvenuti o potenziali contro gli Stati Uniti''.

''La nuova dichiarazione di guerra - continua la lettera - non specifica obiettivi finali e criteri in base ai quali verrebbe meno la delega congressuale dei poteri di guerra presidenziali: i vasti termini di questo conflitto potrebbero perdurare decenni''. In base a questo testo ''le forze armate Usa potrebbero essere impiegate in Somalia, in Yemen, in Iran, in quasi tutti i paesi del Medio Oriente, dell'Africa e dell'Asia, ma anche nei paesi europei, in Canada e, ovviamente, negli stessi Stati Uniti contro cittadini americani''.


* Sezione 1034, pagina 20, del National Defense Authorization Bill per l'anno 2012

Enrico Piovesana

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