13/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornalista libanese tira le somme delle elezioni nel suo Paese
Tutti gli occhi in Libano sono puntati sulle elezioni parlamentari ancora in corso. Molte cose sono accadute da quando sono state annunciate. Si è verificato un periodo di cambiamento. Un periodo che ha fatto perdere l'orientamento a molti, mentre ogni fazione si muoveva per rivendicare i propri obiettivi. Solo recentemente è divenuta chiara la direzione nella quale le cose si stanno muovendo, chi sono i vincitori e i vinti, e perché.
Dato che il panorama politico libanese è, per così dire, diversificato, questo basta per fare girare la testa.  
 
le truppe siriane abbandonano il libanoCambio della guardia. Il Libano, nel sentire comune, è passato dal dominio siriano a quello che la gente educatamente chiama "sorveglianza internazionale". Il Libano, cioè, oggi risponde a Washington e a Parigi. L'ambasciatore statunitense è molto attivo: non c'è uomo politico al quale non faccia visita in questi giorni. Rimangono esclusi, certamente, gli Hezbollah, nonostante anche questa censura stia per finire se, secondo quello che si dice, gli Stati Uniti hanno invitato proprio il ministro degli Hezbollah nell’attuale governo per dei colloqui a New York.
Tutte le decisioni principali sono prese con i nuovi padroni del Libano esattamente come prima si faceva con i padroni siriani. La principale disputa domestica circa le elezioni è centrata sulle dimensioni del distretto elettorale: muhafaza, quello grande, o qadà, quello piccolo. Come per tutta la politica in Libano, la divisione corre lungo la linea cristiano-musulmana che separa la miriade di sette religiose libanesi.

walid jumblattLa guerra dei distretti. Più piccolo sarà il distretto, più è probabile che ci siano cristiani candidati ed eleggibili e dunque i loro correligionari non saranno obbligati a liste ed eletti musulmani, che dominerebbero invece nei distretti maggiori.
Si è affievolita la polarizzazione opposizione (anti-siriani) e lealisti (pro-siriani) che ha seguito l'assassinio di Hariri con duelli tra dimostrazioni di massa contrapposte.
Così i capi politici del Libano sono tornati ai soliti affari. I partiti cristiani e, più intensamente, il Patriarca maronita (leader religioso cristiano) hanno opposto resistenza alla legge elettorale corrente che favorisce il distretto elettorale maggiore (conosciuta come "legge 2000") ma, sorprendentemente, non sono riusciti a fermarla.
Gli Stati Uniti e la Francia hanno fortemente e ripetutamente sottolineato come "le elezioni devono avere luogo secondo i tempi previsti”, sapendo bene che questo si sarebbe potuto ottenere solo applicando la legge 2000.
Questa posizione è sembrata strana,  visto che la legge era stata scritta dai siriani nel 2000 per favorire i loro alleati libanesi.
Walid Jumblatt, il machiavellico leader dei Drusi, ha rivelato che sia gli Stati Uniti sia la Francia gli avevano detto che preferivano la legge attuale: avevano infatti calcolato che i distretti maggiori avrebbero più efficacemente rimosso dal parlamento i vecchi alleati della Siria.
Questo potrebbe significare benissimo che gli Stati Uniti stanno scommettendo sulla destra cristiana libanese (un alleato storico dell'occidente) e che sono inclini a collaborare e perfino a supportare l’alleanza tra Hariri jr. e Jumblatt, che molto probabilmente formeranno il più grande blocco del nuovo parlamento.  
 
manifesti elettorali di hezbollahInfluenze esterne. A volte i libanesi tendono a dimenticare che la maggioranza delle decisioni importanti per la vita del loro Paese sono prese da potenze straniere e quindi hanno criticato ferocemente la legge elettorale.
I partiti cristiani hanno minacciato di boicottare le elezioni, ma la decisione era già stata presa e quando fu rivelato che questo era quello che gli Stati Uniti e la Francia volevano, il baccano è presto cessato.
I principali partiti hanno effettuato delle modifiche alle proprie liste elettorali per compiacere il Patriarca, aggiungendo alla loro lista candidati dalle famigerate Forze Libanesi (di destra). Quello su cui non si era ancora deciso era cosa fare con il generale Michel Aoun e il suo rivoluzionario Movimento Patriottico Libero, che stavano ritornando dopo un lungo esilio in Francia. Su questo punto sono in atto negoziati che dovrebbero portare presto a una soluzione. Lo "tsunami" Aoun, come Jumblatt lo ha definito, non si è mai materializzato: tutte le fazioni si sono coalizzate per isolarlo. La vecchia guardia cristiana si è sentita minacciata da lui mentre l'opposizione musulmana teneva le distanze. Forse, come ha detto un commentatore famoso in Libano, hanno visto in lui il motore di un nuovo "dinamismo cristiano" che doveva essere contenuto e hanno scelto i candidati cristiani di destra più deboli perchè avrebbero potuto controllarli meglio.
E' vero che Aoun, che si era scontrato con i siriani quindici anni fa e aveva perso, rappresenta una corrente nuova e meno settaria all'interno dei cristiani del Libano e vuole genuinamente riformare lo stato libanese. Tuttavia ha dimostrato di essere politicamente goffo, soggetto a attacchi d'ira e di soffrire di manie di grandezza. Aoun insiste sul fatto che i siriani abbiano abbandonato il Libano grazie ai suoi sforzi e che lui rappresenta la vera opposizione, mentre Hariri jr. e Jumblatt hanno avuto un ruolo marginale. Fortuito nella migliore delle ipotesi.
Sono molti i fattori hanno condotto al ritiro dei siriani, ma nessuno di questi conferma le spacconate di Aoun. Il suo movimento ha anche compiuto, secondo me, gravi errori nell'elevare Aoun al rango di un capo politico (za'im in Libano), riproducendo così le stesse dinamiche a cui si oppongono.  
 
michael aounAmare considerazioni. La cosa sorprendente riguardo al modo in cui la "rivoluzione dei cedri” si è evoluta fino a ora, è che essa non ha ripristinato il potere cristiano come mi sarei aspettato. Il considerevole vuoto lasciato dai siriani sta per essere riempito dalle casate musulmane di Jumblatt e Hariri jr. (una volta considerati nel campo dell'opposizione) alleati con lo schiacciasassi elettorale lealista rappresentato dall’alleanza Amal-Hizbullah nel sud sciita e nella Valle della Bekaa occidentale.
Se si considera che Jumblatt controlla la sezione meridionale del Monte Libano mentre la lista di Hariri jr. domina completamente la capitale Beirut, i cristiani sono lasciati a competere per il controllo di una minoranza di seggi a nord e nel resto di Monte Libano.
Tutto il pasticcio internazionale, insieme alle infinite manovre dei politici locali, ha reso la democrazia libanese una beffa. I giornali hanno già dichiarato che i nove candidati non hanno rivali e che  forse fino ai due terzi (se non i tre quarti) del vecchio Parlamento saranno confermati dopo le elezioni.
Nonostante il gran parlare di una nuova generazione di shabab (giovani) che dovevano riformare il Libano, gli stessi giovani non possono neppure partecipare al voto perché l'età per votare rimane alla quota di 21 anni.
Le donne, che rappresentano oltre la metà della popolazione, saranno al massimo quattro in Parlamento.
La maggioranza della popolazione è dunque rassegnata a considerare il prossimo Parlamento come transitorio e spera disperatamente di aver più voce in capitolo nella prossima tornata elettorale.
 
Bilal El-Amine 
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Libano
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