Influenze esterne. A volte i libanesi tendono a
dimenticare che la maggioranza delle decisioni importanti per la vita
del loro Paese sono prese da potenze straniere e quindi hanno criticato
ferocemente la legge elettorale.
I partiti cristiani hanno minacciato di
boicottare le elezioni, ma la decisione era già stata presa e quando fu
rivelato che questo era quello che gli Stati Uniti e la Francia
volevano, il baccano è presto cessato.
I principali partiti hanno
effettuato delle modifiche alle proprie liste elettorali per compiacere
il Patriarca, aggiungendo alla loro lista candidati dalle famigerate
Forze Libanesi (di destra). Quello su cui non si era ancora deciso era
cosa fare con il generale Michel Aoun e il suo rivoluzionario Movimento
Patriottico Libero, che stavano ritornando dopo un lungo esilio in
Francia. Su questo punto sono in atto negoziati che dovrebbero portare presto
a una soluzione. Lo "tsunami" Aoun, come Jumblatt lo ha definito, non
si è mai materializzato: tutte le fazioni si sono coalizzate per
isolarlo. La vecchia guardia cristiana si è sentita minacciata da lui
mentre l'opposizione musulmana teneva le distanze. Forse, come ha detto
un commentatore famoso in Libano, hanno visto in lui il motore di un nuovo
"dinamismo cristiano" che doveva essere contenuto e hanno scelto i
candidati cristiani di destra più deboli perchè avrebbero potuto
controllarli meglio.
E' vero che Aoun, che si era scontrato con i
siriani quindici anni fa e aveva perso, rappresenta una corrente nuova
e meno settaria all'interno dei cristiani del Libano e vuole
genuinamente riformare lo stato libanese. Tuttavia ha dimostrato di
essere politicamente goffo, soggetto a attacchi d'ira e di soffrire di
manie di grandezza. Aoun insiste sul fatto che i siriani abbiano
abbandonato il Libano grazie ai suoi sforzi e che lui rappresenta la
vera opposizione, mentre Hariri jr. e Jumblatt hanno avuto un ruolo
marginale. Fortuito nella migliore delle ipotesi.
Sono molti i
fattori hanno condotto al ritiro dei siriani, ma nessuno di questi
conferma le spacconate di Aoun. Il suo movimento ha anche compiuto,
secondo me, gravi errori nell'elevare Aoun al rango di un capo politico
(za'im in Libano), riproducendo così le stesse dinamiche a
cui si oppongono.
Amare considerazioni. La cosa sorprendente
riguardo al modo in cui la "rivoluzione dei cedri” si è evoluta fino a
ora, è che essa non ha ripristinato il potere cristiano come mi sarei
aspettato. Il considerevole vuoto lasciato dai siriani sta per essere
riempito dalle casate musulmane di Jumblatt e Hariri jr. (una volta
considerati nel campo dell'opposizione) alleati con lo schiacciasassi
elettorale lealista rappresentato dall’alleanza Amal-Hizbullah nel sud
sciita e nella Valle della Bekaa occidentale.
Se si considera che
Jumblatt controlla la sezione meridionale del Monte Libano mentre la
lista di Hariri jr. domina completamente la capitale Beirut, i
cristiani sono lasciati a competere per il controllo di una minoranza
di seggi a nord e nel resto di Monte Libano.
Tutto il pasticcio
internazionale, insieme alle infinite manovre dei politici locali, ha
reso la democrazia libanese una beffa. I giornali hanno già dichiarato
che i nove candidati non hanno rivali e che forse fino ai due
terzi (se non i tre quarti) del vecchio Parlamento saranno confermati
dopo le elezioni.
Nonostante il gran parlare di una nuova generazione
di shabab (giovani) che dovevano riformare il Libano,
gli stessi giovani non possono neppure partecipare al voto perché l'età
per votare rimane alla quota di 21 anni.
Le donne, che
rappresentano oltre la metà della popolazione, saranno al massimo
quattro in Parlamento.
La maggioranza della popolazione è dunque rassegnata a considerare il prossimo
Parlamento come transitorio e
spera disperatamente di aver più voce in capitolo nella
prossima tornata elettorale.