02/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Accusa di adulterio, condanna alla lapidazione per Hajara Ibrahim e Daso Adamu
Safya Hussein, condannata alla lapidazione e poi assoltaCondannate a morire sotto una pioggia di pietre, le mani legate dietro alla schiena, il corpo sepolto fino al petto in una buca nel terreno.
E’ una morte orribile, quella che si prospetta per Hajara Ibrahim e Daso Adamu, le due donne accusate di uno dei reati peggiori che si possano commettere nella Nigeria settentrionale: l’adulterio.

Pochi giorni fa Abubakar Bello, un giudice della cittadina di Lere, nel Bauchi State, ha stabilito che la Ibrahim, 18 anni appena compiuti e sette mesi di gravidanza, si è macchiata del reato di relazione extraconiugale. Una volta nato il piccolo verrà lapidata, come previsto dalla sharia, la legge islamica in vigore in dodici stati della Nigeria settentrionale.
Poco importa che la donna fosse già divorziata al momento del misfatto. Per il tribunale, sempre di adulterio si tratta. E ne è la prova il nascituro che porta nel ventre.

Circostanze simili per la Adamu, il cui figlioletto è già nato da qualche mese, condannata a morte per decisione di un giudice della località di Ningi, nel medesimo stato.

Entrambe le donne hanno ammesso di aver avuto una relazione, facendo nome e cognome dell’uomo con cui sono state. Tuttavia, una volta interrogati dal giudice, gli uomini sono stati subito scagionati per mancanza di testimoni (almeno quattro di sesso maschile oppure otto donne, come prevede la legge islamica) e soprattutto di prove.

Ora Hajara e Daso, che sono uscite di prigione dietro al pagamento di una cauzione, hanno fatto ricorso in appello, con la speranza che il governatore del Bauchi State, al quale spetterà la decisione finale, si mostri clemente con loro.
Gli ultimi due casi balzati alle cronache dei media internazionali sono stati quella di Safya Hussein e Amina Lawal, entrambe scagionate dopo l’indignazione mostrata dalla comunità internazionale, che ha esercitato pressioni per il loro rilascio definitivo.

Non solo lapidazioni: la sharia prevede anche l'amputazione degli arti per i reati minoriIn Nigeria le due condannate hanno chi le protegge: l’associazione Baobab, con sede a Lagos, composta da avvocati che dal 1996 si battono in difesa dei diritti delle donne.
”Per Hajara e Daso e le loro famiglie è stato un grande shock”, commenta Ezinne Ndidi Ekekwe, un’avvocatessa che da tre anni lavora per Baobab. “Lo sarebbe per chiunque fosse condannato alla lapidazione solo per colpa di un rapporto sessuale che non è nemmeno definibile ‘extraconiugale’, visto che non sono più sposate. Ma nel nord della Nigeria questo non ha importanza”.
La Ekekwe si sofferma a spiegare in quali casi la sharia prevede la condanna per lapidazione per una donna.

”Ci sono due tipi di rapporto sessuale che la legge islamica definisce ‘irregolari’ – continua – l’adulterio e la fornicazione. Nel primo caso, la donna sposata o divorziata ha un rapporto sessuale con un altro uomo. Come è accaduto a Hajara Ibrahim e Daso Adamu. Nel secondo caso, una ragazza nubile resta incinta di un uomo che non è suo marito. Questo prevede fino a cento frustate (che spesso significano la morte, ndr). Tuttavia è bene ricordare che la maggior parte delle volte l’uomo viene liberato, per mancanza di prove o testimoni. Il che non è difficile, considerato che in genere i rapporti sessuali extraconiugali – soprattutto se proibiti dalla legge – vengono consumati nell’intimità di una stanza chiusa. Se la donna resta incinta, invece, se ne accorgono tutti. Dunque in genere è lei a pagare per tutti e tre: per l’uomo, il nascituro e sé stessa”.

E se –  come può accadere, dato che l’Islam non è l’unica religione nel nord – Hajara e daso fossero state cristiane? Sarebbe cambiato qualcosa?
”Probabilmente non sarebbero state condannate”, risponde Ezinne Ndidi Ekekwe, “sebbene l’essere cristiani in un ambiente fortemente islamico come quello comporti il rispetto di certe regole, per evitare problemi”.
Non va infatti dimenticato che proprio negli stati in cui è stata implementata la sharia (oltre a Bauchi figurano Sokoto, Jigawa, Niger, Zamfara, Yobe, Kaduna, Katsina, Borno, Kano, Kebbi e Gombe) si sono verificati a più riprese scontri sanguinosi tra cristiani e musulmani, nonostante spesso la religione sia a volte usata come una semplificazione che cela problemi ben più complessi. Tensioni causate dalla promulgazione della sharia nel nord

L’avvocatessa di Lagos sembra ottimista sull’esito del processo che potrebbe concludersi il mese prossimo. Dal 1999, anno in cui la sharia fu promulgata negli stati del nord, nessuna condanna è stata eseguita. Questo anche grazie alle pressioni esercitate da tante organizzazioni per i diritti umani e dai media, che hanno dato risalto a vicende simili a quella di Safya e Amina qualche anno fa.
Tuttavia,  se da una parte l’interessamento mediatico può aver apportato un contributo decisivo nella mancata esecuzione delle condanne, Ndidi Ekekwe specifica che, dall’altra, troppo rumore rischia di rallentare se non addirittura compromettere il lavoro delle organizzazioni come la Baobab. E di dimenticare che, negli stati settentrionali della Nigeria sono frequenti, per i casi di furto, altre punizioni di cui nessuno parla: amputazioni degli arti, torture, percosse e numerosi altri soprusi.
 
“La Baobab e i gruppi che con essa combattono per i diritti di queste donne hanno bisogno di lavorare in pace”, conferma da Londra Sonia Maldar, dell’organizzazione Human Righst Watch. “Per vincere queste cause in tribunale devono vincere la fiducia della gente, delle comunità locali, dei politici. Troppa pubblicità, seppur fatta con le migliori intenzioni, può spaventare, essere dannosa, dividere. E in questi momenti è l’unione a fare la forza”.

Pablo Trincia

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