10/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La legge come linguaggio comune con il resto del mondo

La nuova stagione del diritto, seppure imperfetta, nasce con le riforme economiche?

Sì. Nasce per esigenze interne, dato che con la fine della centralizzazione e del metodo leninista di governo dell'economia, la Cina doveva trovare un sistema alternativo: ed ecco il diritto.
Ma nasce anche per favorire le relazioni internazionali, perché il rule of law è razionale, comprensibile dagli stranieri: è il loro linguaggio. Alcuni degli emendamenti costituzionali, come quelli che hanno introdotto i principi di legalità nel 1999 e i diritti umani nel 2004, strizzano chiaramente l'occhio alla comunità internazionale. Diciamo che c'è un cocktail di motivazioni.
Dopo tutto non esistono Paesi al mondo in cui il diritto non sia il principale metodo di governo della società.

Il diritto del lavoro come si inserisce in questa frizione tra rule of law e discrezionalità-arbitrio? Penso alla legge sul contratto di lavoro, entrata in vigore il primo gennaio 2008: il problema è sempre quello della sua applicazione effettiva a livello locale.

Anche in Italia sappiamo benissimo che un conto è scrivere le leggi, un altro conto è applicarle. La legge sul contratto di lavoro è stata un passaggio fondamentale. È il riconoscimento legale che la Cina non è più solo la "fabbrica del mondo" a sfruttamento intensivo del lavoro. Indica una scelta strategica: il lavoratore, grazie a un pacchetto di diritti tra cui un contratto vero, può raggiungere più benessere e diventare anche consumatore.
A me il processo sembrava molto chiaro. Fino al 2008 prevedevo uno sviluppo lineare di crescita della società civile. Invece ultimamente la situazione è cambiata e, come dicevo, la Cina si rivela sia forte sia debole.
A noi i cinesi dicono: "Smettetela, abbiamo la nostra tradizione, lasciateci in pace". E nella vicenda di Ai Weiwei, per esempio, hanno citato il principio di eguaglianza: "Non ce ne frega niente che sia un artista, un intellettuale, è un cittadino come gli altri, soggetto alla legge come tutti". Ci hanno rivoltato la frittata accusandoci di volere un trattamento speciale per certe categorie di soggetti. Quindi da un lato c'è una manifestazione di forza.

Ma dall'altro lato, negli atteggiamenti isterici degli ultimi due anni, sono a mio avviso prevalenti la paura e l'incertezza: le autorità non sanno quanti e quali freni possono mettere alla società civile che, a sua volta, mi sembra abbastanza sbandata. Pensavo per esempio che nell'opinione pubblica ci fossero maggiori echi di quanto sta succedendo nel mondo arabo, anche se è vero che in questa fase c'è una pressione fortissima.

<Il ruolo degli avvocati | Tra Confucio e Lenin>

Parole chiave: rule of law, riforme economiche
Categoria: Diritti, Politica, Popoli, Storia
Luogo: Cina