10/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Grandi e piccoli interessi: le "law firm" e i "weiquan"

Trova che questo elemento di discrezionalità sia connaturato all'immaginario cinese oppure ci sono sempre più voci che chiedono certezza del diritto?

Una parte della società chiede chiarezza delle regole. La categoria più attiva dal punto di vista politico in questo senso è quella degli avvocati.
Quando il governo cinese ha introdotto la politica del fǎzhì (法治), lo Stato di diritto, ha deciso di utilizzare la legge in tre modi: come forma di legittimazione del proprio potere; di organizzazione dello Stato; come supporto per l'instaurazione di un mercato socialista di tipo nuovo, non più diretto dal primato della politica.
I cinesi hanno cominciato pian pianino a digerire questo principio di legalità. In particolare è nata una categoria di professionisti collegata a questo principio, quella degli avvocati, che l'ha presa molto sul serio.
Ci sono gli avvocati "forti", quelli dei grandi studi legali di diritto commerciale, quattro o cinque law firm di stile americano che assistono grandi clienti cinesi come Lenovo, Huawei e così via. Questi non si possono ignorare: il magistratino legato al Partito comunista non può più, nel nome della politica, cacciare via uno degli avvocati che rappresentano interessi forti.

L'altra faccia del fenomeno è più politica, rappresentata dagli avvocati weiquan (维权), cioè quelli per i diritti, che invece non rappresentano interessi potenti, bensì soggetti ad alto rischio. Hanno poco potere contrattuale. Utilizzano però lo stesso metodo degli avvocati forti. Affermano: "Tu, potere, hai fatto la legge. Devi quanto meno rispettarla". Si muovono sulla legge penale e sui principi fondamentali - autonomia, libertà - che sono molto più deboli, proprio per il margine di discrezionalità che le leggi cinesi consentono. L'interesse tutelato non è abbastanza forte per farsi valere, anzi, tende a essere considerato un elemento che contrasta le scelte strategiche del Partito e quindi è ancora meno meritevole di una tutela giuridica. E allora gli avvocati weiquan hanno cominciato a tutelare in sede legale, di fronte ai giudici ma anche attraverso petizioni, una serie di categorie: dirigenti di sindacati non ufficiali, gente che protesta contro le deportazioni dovute a ristrutturazioni urbanistiche, chi denuncia gli scandali come quelli del sangue infetto e del latte alla melamina, tutti coloro che hanno la legge dalla loro parte ma che mai avrebbero pensato di far valere le proprie ragioni. Il potere si è molto innervosito perché da questo punto di vista è piuttosto fragile, proprio per la contraddizione tra il principio di legalità e quello del predominio della politica, cioè del ruolo guida del Partito.

Quindi il potere non può neanche giustificare il motivo per cui emette delle sentenze e assegna delle pene.

È sempre più difficile, perché è vero che la legge gli lascia sempre quel margine di discrezionalità, però molto spesso sono gli stessi edifici intellettuali, logici, che è difficile tenere in piedi.
E allora il potere va in tilt. Alterna momenti di tolleranza e di intolleranza. Come abbiamo visto, nell'ultimo periodo sta crescendo l'intolleranza. Il momento chiave va fatto risalire agli incidenti in Tibet del 2008. Da allora, per esempio, capita di leggere editoriali nei quali si sostiene esplicitamente che la legge non deve essere usata in modo "strumentale" contro le politiche del Partito e dello Stato.

<La tradizione cinese | Le riforme economiche e il diritto>

 

Parole chiave: weiquan, commecio, law firm, avvocati, magistrati
Categoria: Diritti, Politica, Popoli, Storia
Luogo: Cina