06/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L’Ecuador si prepara per i referendum di sabato 7 maggio. Si tratta di dieci domande, cinque per modificare alcuni articoli della legislazione attuale e più precisamente sulla prigione preventiva e sulla riforma del sistema giudiziario

Scritto da
Maurizio Campisi

Gli altri cinque chiederanno il parere degli elettori -undici milioni e mezzo- sull'arricchimento illecito, sulla proibizione delle sale da gioco e delle corride e sulla previdenza sociale. É però il referendum numero nove ad attrarre attenzione e critiche sulla consulta voluta da Rafael Correa. La domanda é esplicita: ¨Con il fine di evitare eccessi nei mezzi di comunicazione, é d'accordo che si prepari una legge sull'informazione che formi un Consiglio che regoli la diffusione dei contenuti in televisione, alla radio e giornali che contengano messaggi violenti, discriminatori o esplicitamente sessuali; e che stabilisca i criteri di responsabilità dei mezzi?

Julio María Sanguinetti, ex presidente dell'Uruguay e oggi alla testa della Sip (Sociedad Interamericana de Prensa) ha criticato duramente il referendum ecuadoriano, macchiato di ¨domande condizionate¨, poste in maniera arbitraria, in modo che si risponda sempre sì, per realizzare così i piani del governo. La creazione di una giunta di censura, secondo la Sip, appare come un golpe alla democrazia e alle libertà di stampa e di espressione. ¨Lo Stato non può arrogarsi il diritto di regolare e limitare l'operato dei mezzi di comunicazione: é una minaccia¨ ha continuato Sanguinetti.

L'idea della consulta popolare viene da lontano e soprattutto dall'impossibilità del presidente Rafael Correa di mantenere il controllo di un Congresso che ne ha sempre limitato l'operato. Correa non ha mai avuto una buona relazione con la carta stampata, proprietà di gruppi che lo hanno sempre censurato e criticato. Nel maggio 2007 il presidente portò in tribunale il giornalista de La Hora, Francisco Vivanco per aver descritto come ¨vergognoso¨ il comportamento del presidente. Stessa sorte toccò a El Universo e al suo rappresentante Emilio Palacio che sulle colonne del giornale aveva accusato Correa di aver ordinato di aprire il fuoco sui manifestanti durante la sollevazione della Polizia del 30 settembre 2010. I processi intavolati da Correa sono stati indicati da Human Rights Watch come ¨un'offensiva diretta contro la libertà d'espressione¨.

Correa ha parlato di malafede e disinformazione e che l'ultima parola spetta al popolo. Nel meeting del Primo maggio, il presidente ha invitato a votare sí: ¨É un'occasione per reagire e difenderci dalla stampa corrotta. In questo Paese i mezzi di comunicazione sono quelli che hanno deciso il destino dei presidenti¨.

Secondo l'ultimo sondaggio di Cedatos il Sí é avvantaggiato rispetto al No con un 61,7%, vantaggio che mantiene anche nelle altre nove domande del referendum. Esiste comunque un alto numero di indecisi (attorno al 20%) che potrebbe risultare decisivo al momento del voto.

Parole chiave: Ecuador, referendum, stampa
Categoria: Elezioni
Luogo: Ecuador