13/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I bambini ceceni continuano a saltare sulle mine. E per loro non ci sono protesi
Una bambina cecena senza maniPochi giorni fa due bambini ceceni stavano portando al pascolo un gregge di pecore nei campi fuori dal loro villaggio, Noibera, nel distretto orientale di Gudermes. Hanno pestato una mina, che è esplosa uccidendoli entrambi sul colpo.
Stessa sorte per due ragazzini di 12 e 14 anni che pochi giorni prima, il 30 maggio, sono saltati su una mina alla periferia di Novi Sharoi, nel distretto occidentale di Achkhoi-Martan, a ridosso del confine con l’Inguscezia. Stavano tornando da scuola.
Queste notizie sono apparse sul quotidiano ceceno Groznenskii Rabochii, in un articolo che affronta il tragico problema dei bambini vittime della gran quantità di  mine - almeno mezzo milione - che infestano la piccola repubblica cecena.
 
Olara OtunnuSenza protesi. “A saltare sulle mine sono soprattutto i pastorelli che portano al pascolo le pecore, i bambini che lavorano nei campi, gli scolari che nei fine settimana invece delle matite impugnano le asce e vanno a far legna nei boschi sulle montagne”, scrive Groznenskii Rabochi. “Centinaia di bambini sono morti così. Migliaia sono rimasti mutilati, senza gambe o senza braccia. E senza protesi. Anche quelle di fabbricazione russa, le più economiche, possono costare fino a 15.000 rubli (430 euro, ndr): una cifra impossibile per le povere famiglie cecene. Oggi sono almeno cinquemila i bambini che in Cecenia hanno bisogno di una protesi”.
Un numero enorme, questo fatto da Groznenskii Rabochi, tenuto conto delle ridotte dimensioni demografiche della Cecenia, che non conta più di un milione di abitanti in tutto.
Ma sono le stesse cifre fornite tempo fa dall’ugandese Olara Otunnu, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la sezione ‘Bambini e Conflitti armati’: “Stimiamo che in dieci anni di guerra, tra i 7 mila e i 10 mila civili ceceni sono stati uccisi o mutilati dalle mine, e almeno 5 mila sono bambini”.
 
Manifesto di prevenzione per i bambiniMolti di meno secondo Unicef e governo. Le cifre fornite dall’Unicef, e basate sulle statistiche raccolte dagli ospedali ceceni, sono molto più basse: negli ultimi dieci anni le vittime civili delle mine risultano essere 2.939 (1.122 morti), di cui 717 bambini (114 morti).
Quindi, ad aver bisogno di protesi, sarebbero rimasti circa 600 bambini, non 5 mila.
Va tenuto conto però che questi dati sono sicuramente sottostimati, in quanto ‘approvati’ dal governo ceceno filorusso, il quale ha sempre smitizzato il problema mine, stridente con i proclami del Cremlino sulla ‘normalizzazione’ della Cecenia.
Secondo il ministero del Lavoro ceceno, sono in tutto 1.500 i cittadini ceceni mutilati dalle mine e bisognosi di una protesi, metà bambini. I conti, guarda caso, tornano.
Che le cifre dell’Unicef siano sottostimate lo dimostra anche il confronto con i dati della Croce Rossa Internazionale (Icrc) riferiti al solo 2003: mentre l’Unicef parla di 218 vittime in quell’anno, l’Icrc ne conta 334. Una proporzione che, applicata al dato ufficiale di 2.939 vittime in dieci anni, dà una stima di 4.502 vittime: poco meno della stima di Otunnu e del giornale Groznenskii Rabochi.
 
Un bambino ceceno in un centro Icrc fuori dalla CeceniaIl centro ortopedico di Grozny. Quanti che siano i bambini che aspettano una gamba o un braccio di plastica, rimane comunque il problema che le protesi, in Cecenia, non ci sono.
L’unico centro ortopedico della repubblica è quello di Grozny diretto dal dottor Arbi Nukayev. “Qui si producono ogni anno 500 protesi semplici (senza giunture articolari, ndr), ma sono di scarsa qualità nonostante i costi comunque proibitivi per la popolazione”, ha detto il dottor Nukayev a un giornalista del Prague Watchdog. “Per avere una protesi complessa e di qualità decente i pazienti hanno solo una soluzione: rivolgersi alle organizzazioni umanitarie internazionali e farsi portare da loro all’estero, nelle repubbliche vicine o addirittura in Europa. Una soluzione onerosa soprattutto per i bambini, che hanno bisogno di protesi nuove man mano che crescono”.
 

Enrico Piovesana

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