I bambini ceceni continuano a saltare sulle mine. E per loro non ci sono protesi

Pochi giorni fa due bambini ceceni stavano portando al
pascolo un gregge di pecore nei campi fuori dal loro villaggio, Noibera, nel
distretto orientale di Gudermes. Hanno pestato una mina, che è esplosa
uccidendoli entrambi sul colpo.
Stessa sorte per due ragazzini di 12 e 14 anni che pochi
giorni prima, il 30 maggio, sono saltati su una mina alla periferia di Novi
Sharoi, nel distretto occidentale di Achkhoi-Martan, a ridosso del confine con
l’Inguscezia. Stavano tornando da scuola.
Queste notizie sono apparse sul quotidiano ceceno Groznenskii Rabochii, in un articolo che
affronta il tragico problema dei bambini vittime della gran quantità di mine - almeno mezzo
milione - che infestano la piccola repubblica cecena.
Senza protesi. “A saltare sulle mine sono soprattutto i pastorelli che
portano al pascolo le pecore, i bambini che lavorano nei campi, gli scolari che
nei fine settimana invece delle matite impugnano le asce e vanno a far legna
nei boschi sulle montagne”, scrive
Groznenskii
Rabochi. “Centinaia di bambini sono morti così. Migliaia sono rimasti
mutilati, senza gambe o senza braccia. E senza protesi. Anche quelle di
fabbricazione russa, le più economiche, possono costare fino a 15.000 rubli
(430 euro,
ndr): una cifra
impossibile per le povere famiglie cecene. Oggi sono almeno cinquemila i
bambini che in Cecenia hanno bisogno di una protesi”.
Un numero enorme, questo fatto da Groznenskii Rabochi, tenuto conto delle ridotte dimensioni
demografiche della Cecenia, che non conta più di un milione di abitanti in
tutto.
Ma sono le stesse cifre fornite tempo fa dall’ugandese
Olara
Otunnu, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la sezione ‘Bambini e
Conflitti armati’:
“Stimiamo che in dieci anni di guerra, tra i 7 mila e i 10 mila civili ceceni
sono stati uccisi o mutilati dalle mine, e almeno 5 mila sono bambini”.
Molti di meno secondo
Unicef e governo. Le cifre fornite dall’Unicef, e basate sulle statistiche
raccolte dagli ospedali ceceni, sono molto più basse: negli ultimi dieci anni
le vittime civili delle mine risultano essere 2.939 (1.122 morti), di cui 717
bambini (114 morti).
Quindi, ad aver bisogno di protesi, sarebbero rimasti circa 600 bambini, non 5
mila.
Va tenuto conto però che questi dati sono sicuramente sottostimati, in quanto
‘approvati’
dal governo ceceno filorusso, il quale ha sempre smitizzato il problema mine,
stridente con i proclami del Cremlino sulla ‘normalizzazione’ della Cecenia.
Secondo il ministero del Lavoro ceceno, sono in tutto 1.500 i cittadini ceceni
mutilati dalle mine e bisognosi di una protesi, metà bambini. I conti, guarda
caso, tornano.
Che le cifre dell’Unicef siano sottostimate lo dimostra
anche il confronto con i dati della Croce Rossa Internazionale (Icrc) riferiti
al solo 2003: mentre l’Unicef parla di 218 vittime in quell’anno, l’Icrc ne
conta 334. Una proporzione che, applicata al dato ufficiale di 2.939 vittime in
dieci anni, dà una stima di 4.502 vittime: poco meno della stima di Otunnu e
del giornale Groznenskii Rabochi.
Il centro ortopedico
di Grozny. Quanti che siano i bambini che aspettano una gamba o un braccio
di plastica, rimane comunque il problema che le protesi, in Cecenia, non ci
sono.
L’unico centro ortopedico della repubblica è quello di Grozny diretto dal
dottor Arbi Nukayev. “Qui si producono ogni anno 500 protesi semplici (senza
giunture articolari,
ndr), ma sono di
scarsa qualità nonostante i costi comunque proibitivi per la popolazione”, ha
detto il dottor Nukayev a un giornalista del
Prague Watchdog.
“Per avere una protesi complessa e di qualità decente i pazienti hanno solo una
soluzione: rivolgersi alle organizzazioni umanitarie internazionali e farsi
portare da loro all’estero, nelle repubbliche vicine o addirittura in Europa.
Una soluzione onerosa soprattutto per i bambini, che hanno bisogno di protesi
nuove man mano che crescono”.