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Non scriverà più. Le mani di Daif e il suo lavoro.
Scrittore e giornalista. Secondo la ricostruzione di Libya Watch,
l'organizzazione che si batte per il rispetto dei diritti umani in Libia e che
ha sede a Londra, al-Ghazal è stato sequestrato il 21 maggio scorso da due
uomini armati. Il giornalista si trovava in macchina con Mohammed al-Mirghani,
un amico e collega, che ha raccontato di come i due uomini abbiano prima
costretto la loro macchina a fermarsi e, subito dopo, abbiano fatto scendere
Daif e lo abbiano costretto a seguirli. I due uomini si sono qualificati come
agenti dei servizi segreti libici. La famiglia di Daif, allarmata dall’assenza
di notizie, dopo qualche giorno si è rivolta alle autorità per ottenere
informazioni, ma nessun organo statale aveva notizia di una inchiesta a carico
del giornalista o tanto meno di un suo arresto. Sparito nel nulla insomma, fino
al ritrovamento del suo cadavere il 2 giugno scorso. I genitori di Daif hanno
chiesto un’indagine approfondita per individuare i responsabili dell’omicidio
e
anche la Fondazione Gheddafi per i Diritti Umani, presieduta da uno dei figli
del Colonnello, si è impegnata per chiedere un’inchiesta accurata.
Verità scomode. Ma
chi era Daif al-Ghazal? Nonostante la giovane età, il giornalista aveva molta
esperienza. Aveva lavorato per 10 anni presso il quotidiano al-Zhaf al-Akhdar (La marcia verde), un
organo di stampa vicino al regime di Gheddafi, e per l’organizzazione del
Movimento dei Comitati Rivoluzionari, un gruppo politico e culturale che si
occupa della diffusione delle idee del Colonnello. Al-Ghazal, nel 2003, aveva
abbandonato il movimento e aveva deciso di non scrivere più nulla fino a quando
non ci fosse stato un segnale chiaro di cambiamento. L’obiettivo della polemica
del giornalista, oltre che dei suoi articoli, era la corruzione tra le fila del
Movimento dei Comitati Rivoluzionari. L’anno scorso, Daif ha lanciato un
appello agli intellettuali libici e alla società civile del suo Paese per
combattere la corruzione dilagante nei meccanismi della burocrazia del potere
in Libia. Per questo, a marzo dell’anno scorso, era stato anche arrestato. I
mandanti del suo omicidio potrebbero quindi nascondersi tra le fila del
Movimento nel quale al-Ghazal aveva militato e il ministro della Giustizia
libico ha annunciato che le indagini si muoveranno in tutte le direzioni e, pur
non lasciando trapelare nulla, non ha nemmeno smentito le voci a riguardo.
Poche speranze. “Pur
notando dei passi avanti negli ultimi anni in Libia rispetto al passato, soprattutto
per il nuovo corso del regime, sono
scettico rispetto a una soluzione chiara dell’inchiesta”, dichiara Farid Adly,
un giornalista libico che vive e lavora da anni in Italia, “temo che sia
passato troppo tempo dalla scomparsa di al-Ghazal e questo mette a rischio
l’autenticità delle prove. Certo questa è una grande occasione per la
magistratura libica: può dare un segnale forte di cambiamento e d’indipendenza
rispetto al passato”.Christian Elia