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Sicurezza, sicurezza ed ancora sicurezza .E' questa la risposta che il regime siriano sta dando al suo popolo e al mondo intero. Continuando ad accusare il nemico esterno ( che pure ci sarà) il governo ha dimenticato di fare una differenza tra questo nemico armato e le rivendicazioni legittime del suo popolo.
Un popolo composto principalmente da una classe sociale molto bassa, che fa fatica a tenere testa nella sue rivendicazioni ad una borghesia di Damasco e di Aleppo che, avendo i propri interessi economici legati alla dinastia degli Assad, spera fino alla fine in una soluzione che possa salvare il regime.
Il giornalista libanese Khaled Saghiyya aveva parlato giorni fa attraverso le pagine del quotidiano al Akhbar « di un razzismo e di una superbia da parte del presidente Bashar al Assad nei confronti dei manifestanti proprio perché appartenenti ad una low class e quindi non degni di essere ascoltati».
"Silmiyya w la salafiyya" (civile e non salafisti), gridavano ieri una cinquantina di donne scese nelle strade di Damasco per partecipare ad una manifestazione pacifica e rispondere alle accuse e alla propaganda del regime che le vorrebbe per forza "islamiste". Lina Hafez, una ragazza di 28 anni, aveva anche lei la mattina deciso di unirsi a questa manifestazione.
"Il nostro scopo é quello di mostrare al mondo che non abbiamo nessuna arma. Quello che chiediamo é la libertà", aveva detto Lina in mattinata, dopodiché di lei e di altre 27 donne non si é saputo più niente.
"La polizia é arrivata ed ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni. C'era molto fumo ci siamo perse di vista", racconta Nur, un'amica di Lina presente anche lei alla manifestazione, "io sono riuscita a scappare ma ho saputo che circa la metà delle donne sono state caricate nei furgoni della polizia. Non abbiamo nessuna notizia da ieri", conclude Nur con aria preoccupata.
"Mia madre era uscita di casa verso le dieci per raggiungere le altre donne in piazza", racconta Susanne, una ragazza di venti anni - "dopo avermi raccomandato di restare in casa e sorvegliare mia sorella Sara che ha solo 5 anni. Adesso non so cosa dirle", aggiunge Susanne.
Sarebbe opportuno chiedersi a questo punto che fine hanno fatto le riforme che il Presidente Bashar, nelle vesti di un padre della nazione più che un Presidente, aveva annunciato nei primi giorni della rivoluzione? Una di queste non riguardava proprio la cancellazione della legge di emergenza che aveva vietato da sempre manifestazioni nel paese?
Bachar al Assad continua a non ascoltare la voce del suo popolo e la frattura tra governo e società si fa sempre più grande. Bisognerebbe ricordare al giovane Assad che la società siriana non é molto diversa dalle altre società arabe dove il dittatore é stato cacciato via o quelle meno fortunate, vedi Yemen, dove il dittatore é stato mantenuto al potere legittimato da potenze esterne, vedi Usa. Bisognerebbe ricordare al Presidente sirano che la Suriyya al Assad, la Siria degli Assad, come lui stesso ama definirla, anche essendo impegnata in una resistenza contro il nemico israeliano, ha una società composta nella maggior parte da forza giovane e disoccupata che oltre ad amare la Palestina, chiede un cambio, un cambio che possa permettere a questa intera società di avere un lavoro, un piatto caldo e soprattutto una dignità.