13/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Bunia, una città nel cuore della regione congolese dell’Ituri. Tra bande ribelli e caschi blu
Scritto per noi da Davide Rasella,
cooperante italiano a Bunia
 
Capire la situazione qui in Congo non è facile, è frutto di anni di guerra, di contrasti tribali e interessi economici conflittuali. Siamo a Bunia, capitale dell’Ituri, la regione al confine con l’Uganda, presidiata dai caschi blu della Monuc (il distaccamento dei caschi blu in Congo).
 
Bunia. Bunia ha vissuto varie invasioni e guerriglie nel corso degli ultimi anni, dal 2001 al 2003 è stata conquistata dall’Upc (Union Patriotique Congolaise) ed è stata per circa un anno un campo di battaglia tra Upc ed Fni.
L’Upc è il braccio armato delle tribù Hema, che sono praticamente tutsi, mentre l’Fni, il Front National pour l’Indipendence, lo è dei Lendu, che sono hutu.
La guerra tra hutu e tutsi fu molto cruenta, la gente è ancora traumatizzata dal ricordo dei bambini uccisi, delle donne violentate e dei miliziani che mostravano le teste degli avversari uccisi.
I caschi blu erano qui anche allora, ma non hanno fatto quasi niente per fermare i massacri.
I francesi hanno cambiato la situazione ed eliminato la guerriglia da Bunia. Senza andare troppo per il sottile facevano pattuglie e sparavano direttamente a chiunque avesse un arma in mano. Bunia adesso è quindi relativamente tranquilla (ci sono ancora scontri ma solo nella periferia), noi possiamo girare in macchina anche di sera, non si vede in giro nessuno.
 
Sfollati da Bunia nel 2003La Monuc. La Monuc dunque era presente in Congo durante gli scontri, ma aveva un mandato di sola osservazione e quindi non interveniva, un atteggiamento che ha infastidito molto la popolazione in balia delle atrocità, al punto che, quando i Ruandesi hanno preso Bukavu nel 2004 e la Monuc non ha fatto niente per impedirlo, ci sono state violente manifestazioni di protesta a Kinshasa, con anche dei morti.
In seguito a questi episodi i caschi blu hanno cambiato mandato e hanno imposto il disarmo alle milizie di tutti gli schieramenti. L’ultimatum scadeva il 1 aprile scorso, ma ancora adesso i punti di disarmo non sono stati istituiti.
Ora i caschi blu possono pianificare direttamente le operazioni di attacco contro i miliziani e, con elicotteri e carri armati, sono riusciti a "pacificare" alcune aree.
La loro strategia consisterebbe nel ritirarsi progressivamente e lasciare le postazioni conquistate alla Fardc (Force Armée RDC), l’esercito congolese, che dovrebbe alla fine prendere il controllo di tutta la zona.
Chiaramente questi ultimi non sono armati come i caschi blu e non sono pagati o quasi (intorno ai dieci dollari al mese) dal governo, quindi ci sono molti dubbi sulla loro reale motivazione (i miliziani al contrario sono molto motivati) e sulla loro fedeltà al governo. Si sa che hanno già cominciato a imporre dazi alla popolazione per mantenersi, e sembra abbiano anche cominciato a fare razzie.
  i Caschi Blu distruggono dei fucili
Disarmo. Ci sono vari progetti che mirano al reinserimento degli ex miliziani in attività produttive, ma mentre quelli che non hanno commesso crimini gravi non faticano a prendervi parte, diversi altri hanno ancora paura di essere uccisi per ritorsione. Circa due settimane fa ad esempio, nei dintorni di Kpandroma, dei ribelli dopo ripetute rapine dei dintorni sono stati catturati da gente della loro stessa tribù, che li ha uccisi con colpi di machete e che ha dato fuoco alla casa di uno di loro, con la sua famiglia dentro (c’era anche un bambino).
Per i miliziani che non riescono a reinserirsi nella società, si era prospettata la possibilità di farli entrare nelle forze armate congolesi. Così in qualche modo verrebbero inquadrati, e sarebbe anche possibile processarli per i crimini commessi. È successo ad alcuni comandanti come Lubanga, capo dell’Upc, che inizialmente sono stati nominati generali a Kinshasa, ma poi, dopo l’istituzione della commissione per i crimini di guerra sono stati arrestati. Il problema è che mentre la Monuc procede con il disarmo, non finanzia, nel frattempo, altri progetti che sarebbero necessari alla reintegrazione e al recupero. Così molti dei ribelli stanno già pensando di rientrare nelle milizie.
 
Ultimi sviluppi. In questo quadro ci sono degli sviluppi recenti che lasciano poco spazio all’ottimismo: pochi giorni fa è stato ucciso un maggiore nepalese della Monuc: alcuni caschi blu e operatori per i diritti umani erano discesi in elicottero a Luga, vicino a Mahagi, una località che ritenevano sicura, e avevano discusso per due ore con i capi della comunità su come promuovere il rispetto dei diritti umani. Al momento di salire sull’elicottero per tornare a Bunia, alcuni miliziani dell’Fni nascosti tra la folla hanno cominciato a sparare, ferendo alcuni caschi blu tra cui un maggiore che poi nella notte è morto.
Negli stessi giorni vicino a Iga venivano rapiti i due operatori di Msf, ma ancora non si è potuto capire molto su chi siano gli autori del sequestro e sul loro movente.

In generale la situazione è molto più tranquilla di come era anche solo alcuni mesi fa, e la gente comincia a ritornare nei villaggi e a fare i mercati. Ma ci sono ancora migliaia di miliziani armati che controllano alcune zone contro cui la Monuc e l'esercito stanno compiendo operazioni militari.
Quello che manca, però sono i programmi di ricostruzione e di disarmo, senza i quali non è pensabile che la pace possa prendere piede.
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Rep. Dem. Congo
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