Haiti.
Il
3 giugno, 25 persone sono rimaste uccise durante un'incursione
della polizia avvenuta nel pericoloso quartiere di Bel Air nella
capitale
Port au Prince. Molti testimoni hanno fatto sapere
che è stata la polizia a sparare per prima e che alcuni
poliziotti hanno anche appiccato il fuoco ad alcune abitazioni.
Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani la polizia avrebbe
preso di mira i seguaci dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide.
Colombia.
Il 4, in uno scontro a fuoco avvenuto fra le Farc, le
Forze armate rivoluzionarie colombiane e l’esercito regolare
colombiano, nella zona di confine con l’Ecuador, hanno perso la
vita 2 guerriglieri. In questa remota regione della Colombia, la
popolazione scappa dal conflitto rifugiandosi all’interno dei
confini dell’Ecuador.
Nepal.
Il 7, almeno 38 persone sono morte e altre 70 sono rimaste
ferite in un attentato dinamitardo compiuto per sbaglio dai ribelli
maoisti contro un autobus di civili. L’obiettivo dei
guerriglieri dovevano essere infatti i soldati governativi. L’attacco
è avvenuto nel distretto di Chitwan a 180 chilometri dalla
capitale Kathmandu.
L’8,
14 uomini dell'esercito regolare e 6 guerriglieri maoisti sono morti
in uno scontro a fuoco avvenuto nella giungla di Masuria nel sud
est del Paese.
La
guerra fra i ribelli maoisti, che vogliono rovesciare la monarchia e
instaurare una repubblica comunista, e il governo ha avuto inizio nel
1996 e finora sono morte 11mila persone.
Kashmir
indiano. Il
3,
un consigliere comunale è stato
ucciso da presunti militanti islamici nella capitale Srinagar.
Tra
il 5 e il 6, i separatisti musulmani hanno ucciso 5
persone nel distretto di Baramulla e Anantnag, mentre 11
ribelli sono morti per mano dell’esercito in diversi scontri.
L’8,
un soldato indiano e un ribelle sono morti in uno scontro
nella foresta meridionale di Kalakote.
L’insurrezione
dei ribelli separatisti contro le forze di sicurezza indiane è
cominciata nel 1989 e finora ha causato 40mila vittime, tra le quali
molti civili. La regione kashmira è contesa da India e
Pakistan dal 1947. Negli ultimi giorni membri moderati dei gruppi
separatisti hanno incontrato, in uno storico viaggio, le autorità
pachistane, tra le quali il presidente Pervez Musharraf e il primo
ministro Shaukat Aziz, per discutere la pace.
Pakistan.
Il 3, un'esplosione si è verificata in un
mercato nei pressi di Aimanab, cittadina a circa 80 chilometri a
nord-ovest di Lahore. Il bilancio delle autorità è di
un morto e diversi feriti. Le ragioni dell'attentato
non sono ancora state chiarite, nonostante la provincia pachistana
orientale del Punjab sia stata recentemente investita da una serie di
atti di violenza e contrasti fra sunniti e sciiti.
Sri
Lanka. Il 3, una bomba è esplosa a Trincomalee,
nel nord-est dello Sri Lanka, ferendo cinque persone. La città
si trova al centro dell'area dove i tamil hanno manifestato il mese
scorso per ridurre la presenza delle forze di sicurezza del governo
di Colombo.
Il
conflitto tra guerriglieri delle Tigri tamil ed esercito governativo
è cominciato nel 1983 e nel 2002 è stato firmato un
cessate il fuoco, mai però del tutto rispettato.
Israele-Palestina. Il
6, ci sono stati Scontri fra polizia israeliana e manifestanti
palestinesi attorno alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme.
Leggermente
feriti da sassate
2 ebrei israeliani.
Il
7, 2 palestinesi sono rimasti uccisi dai soldati
israeliani durante un’incursione a Qabatiya, un villaggio vicino a
Jenin, si tratta di un giovane di 23 anni, Nasser Zakarneh, e di un
agente della polizia palestinese che, disarmato ma in divisa, era
intervenuto per disperdere i dimostranti. Feriti anche altri 2
palestinesi e due soldati israleliani.
Un
palestinese è stato ucciso da soldati israeliani
nella zona di Rafah, a breve distanza dal confine con l’Egitto.
Algeria. Il
5, un vicesindaco è stato ucciso
con armi da fuoco da estremisti islamici a una stazione di servizio
vicino Buira, 120 km a est di Algeri. Un membro dei gruppi di
autodifesa, creati dal governo per prevenire attacchi di ribelli
nelle aree rurali, è morto durante scontri con uomini
armati nella provincia orientale di Setif, 300 km dalla capitale.
Il
7, 13 agenti dei servizi di sicurezza algerini
sono stati uccisi nel nord del paese dall’esplosione di una
potente bomba di fabbricazione artigianale. L’attacco, secondo
fonti governative, è avvenuto nella regione di M’Sila, a 200
chilometri a sud-est della capitale Algeri.
Cecenia
(Fed. Russa). Il
5 nel distretto meridionale di Vedenò
3 soldati russi sono morti quando il camion su cui viaggiavano
è saltato su una mina piazzata dagli indipendentisti e altri
3
militari sono stati uccisi in diversi attacchi condotto dai
guerriglieri contro postazioni dell’esercito nei dintorni di
Grozny, dove invece in uno scontro a fuoco è stato
ucciso
un poliziotto ceceno.
Lo
stesso giorno nel distretto sud-orientale di Nojai-Yurt un altro
soldato russo è stato ucciso in un combattimento con i
guerriglieri.
Il
6 a Grozny la polizia ha ucciso un guerrigliero ceceno
che si nascondeva in un appartamento della città.
Secondo
i comandi della guerriglia cecena, nei combattimenti verificatisi nei
distretti meridionali tra il 3 e il 6 sono stati uccisi 40
tra soldati russi e paramilitari ceceni e solo 3 guerriglieri
sono rimasti uccisi. Gli scontri più violenti si sarebbero
avuti nel distretto di Nojai-Yurt, dove 9 soldati e 2 indipendentisti
hanno perso la vita e dove l’aviazione e l’artiglieria russa
sarebbero più volte entrate in azione.
Sempre
secondo i comandi indipendentisti, nella settimana che va dal 28
maggio al 3 giugno gli attacchi contro le forze russe avrebbero
causato la morte di 125 militari russi e ceceni.
Secondo
i dati ufficiali forniti dal Ministero dell’Interno del governo
ceceno filorusso, dall’inizio del 2005 sono stati uccisi
43 indipendentisti e 28 poliziotti.
Continuano
intanto nel vicino Daghestan le uccisioni degli ufficiali di polizia
da parte dei locali ribelli islamici: il 2 a Makhachkala è
stato ucciso un tenente della polizia daghestana; l’8
sempre nella capitale daghestana è stato assassinato un
agente del ministero della Giustizia.
Burundi.
L'1 l'esercito ha ucciso
17 ribelli delle Forze
nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo armato ancora attivo
nel Paese. Secondo fonti del Fnl, l'esercito avrebbe teso loro
un'imboscata nella zona di Kabezi, a sud della capitale. Le
forze armate affermano invece che gli scontri sono iniziati dopo che
un militare governativo era stato preso in ostaggio.
Rep.
Dem. Congo. Negli scontri in Ituri, il 3 è
morto un casco blu del Nepal. Il militare asiatico si trovava
a bordo di un elicottero dell'Onu che era in missione per indagare
sui rapimenti ai quali i miliziani sottopongono la popolazione
civile. Il velivolo è stato colpito e abbattuto e per
uno dei soldati non c'è stato nulla da fare.
Costa
d'Avorio. Sono almeno 4 le persone uccise il 5 nella città
occidentale di Duékué. La località è già
stata teatro la scorsa settimana di violenti scontri fra le
diverse popolazioni locali, che hanno determinato numerose
vittime. I quattro sono stati uccisi a coilpi di pistola e
appartengono alla tribù Dioula.
Mauritania.
Le autorità militari mauritane hanno reso noto che 15
soldati sono stati uccisi il 6 in un'imboscata tesa loro in una
zona desertica nel nord, non lontano dal confine con il Mali e
l'Algeria. L'aggressione è stata compiuta da circa 150
uomini armati, che secondo il governo fanno parte del "Gruppo
salafita per la predicazione e il combattimento" (Gspc), il
movimento islamico integralista con base in Algeria.
Kenya. La
sera del 5 la polizia kenyota ha sparato su una folla di
manifestanti uccidendo uno studente e ferendo decine di persone alla
periferia di Garrisa, 350 chilometri a nord-est di Nairobi.
Una settantina di manifestanti sono stati arrestati. Studenti,
professori e abitanti della zona protestavano contro il progetto
di alcuni imprenditori privati di costruire su una parte del
campus della scuola di Garrisa.
Somalia.
Duniya Muhiyadin Nur, giornalista della
radio-televisione somala 'Horn Afrik', è stata uccisa il 6
da colpi di arma da fuoco mentre era nella sua auto nei pressi
di Afgoi, 30 chilometri da Mogadiscio. La giornalista stava
andando verso Afgoi per seguire le manifestazioni di protesta della
popolazione locale.
Nello
stessso giorno, almeno 30 persone sono rimaste uccise e decine
ferite negli scontri tra clan tribali, nella regione centrale somala di Galgudud e
nella città settentrionale di Beletweyne. Le violenze
sarebbero state causate da dispute sull'accesso e il controllo
delle risorse del territorio.
Etiopia.
Sono almeno 22 i civili uccisi negli scontri con le forze di
sicurezza ad Addis Abeba nella giornata di mercoledì. Si tratta della piu' grave
esplosione di violenza che colpisce la capitale etiope negli
ultimi quattro anni, affermano fonti ospedaliere.
A
questi, il 9, si aggiungono 4 persone decedute in ospedale in
seguito alle ferite riportate.