10/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.22 - 2005 dal 3/6 al 9/6
Scontri ad HaitiHaiti. Il 3 giugno, 25 persone sono rimaste uccise durante un'incursione della polizia avvenuta nel pericoloso quartiere di Bel Air nella capitale Port au Prince. Molti testimoni hanno fatto sapere che è stata la polizia a sparare per prima e che alcuni poliziotti hanno anche appiccato il fuoco ad alcune abitazioni. Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani la polizia avrebbe preso di mira i seguaci dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide.

Colombia.
Il 4, in uno scontro a fuoco avvenuto fra le Farc, le Forze armate rivoluzionarie colombiane e l’esercito regolare colombiano, nella zona di confine con l’Ecuador, hanno perso la vita 2 guerriglieri. In questa remota regione della Colombia, la popolazione scappa dal conflitto rifugiandosi all’interno dei confini dell’Ecuador.

Nepal. Il 7, almeno 38 persone sono morte e altre 70 sono rimaste ferite in un attentato dinamitardo compiuto per sbaglio dai ribelli maoisti contro un autobus di civili. L’obiettivo dei guerriglieri dovevano essere infatti i soldati governativi. L’attacco è avvenuto nel distretto di Chitwan a 180 chilometri dalla capitale Kathmandu.
L’8, 14 uomini dell'esercito regolare e 6 guerriglieri maoisti sono morti in uno scontro a fuoco avvenuto nella giungla di Masuria nel sud est del Paese.
La guerra fra i ribelli maoisti, che vogliono rovesciare la monarchia e instaurare una repubblica comunista, e il governo ha avuto inizio nel 1996 e finora sono morte 11mila persone.

Morti in KashmirKashmir indiano. Il 3, un consigliere comunale è stato ucciso da presunti militanti islamici nella capitale Srinagar.
Tra il 5 e il 6, i separatisti musulmani hanno ucciso 5 persone nel distretto di Baramulla e Anantnag, mentre 11 ribelli sono morti per mano dell’esercito in diversi scontri.
L’8, un soldato indiano e un ribelle sono morti in uno scontro nella foresta meridionale di Kalakote.
L’insurrezione dei ribelli separatisti contro le forze di sicurezza indiane è cominciata nel 1989 e finora ha causato 40mila vittime, tra le quali molti civili. La regione kashmira è contesa da India e Pakistan dal 1947. Negli ultimi giorni membri moderati dei gruppi separatisti hanno incontrato, in uno storico viaggio, le autorità pachistane, tra le quali il presidente Pervez Musharraf e il primo ministro Shaukat Aziz, per discutere la pace.

Pakistan. Il 3, un'esplosione si è verificata in un mercato nei pressi di Aimanab, cittadina a circa 80 chilometri a nord-ovest di Lahore. Il bilancio delle autorità è di un morto e diversi feriti. Le ragioni dell'attentato non sono ancora state chiarite, nonostante la provincia pachistana orientale del Punjab sia stata recentemente investita da una serie di atti di violenza e contrasti fra sunniti e sciiti.

Sri Lanka. Il 3, una bomba è esplosa a Trincomalee, nel nord-est dello Sri Lanka, ferendo cinque persone. La città si trova al centro dell'area dove i tamil hanno manifestato il mese scorso per ridurre la presenza delle forze di sicurezza del governo di Colombo.
Il conflitto tra guerriglieri delle Tigri tamil ed esercito governativo è cominciato nel 1983 e nel 2002 è stato firmato un cessate il fuoco, mai però del tutto rispettato.

soldati israelianiIsraele-Palestina. Il 6, ci sono stati Scontri fra polizia israeliana e manifestanti palestinesi attorno alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Leggermente feriti da sassate 2 ebrei israeliani.
Il 7, 2 palestinesi sono rimasti uccisi dai soldati israeliani durante un’incursione a Qabatiya, un villaggio vicino a Jenin, si tratta di un giovane di 23 anni, Nasser Zakarneh, e di un agente della polizia palestinese che, disarmato ma in divisa, era intervenuto per disperdere i dimostranti. Feriti anche altri 2 palestinesi e due soldati israleliani.
Un palestinese è stato ucciso da soldati israeliani nella zona di Rafah, a breve distanza dal confine con l’Egitto.

Algeria. Il 5, un vicesindaco è stato ucciso con armi da fuoco da estremisti islamici a una stazione di servizio vicino Buira, 120 km a est di Algeri. Un membro dei gruppi di autodifesa, creati dal governo per prevenire attacchi di ribelli nelle aree rurali, è morto durante scontri con uomini armati nella provincia orientale di Setif, 300 km dalla capitale.
Il 7, 13 agenti dei servizi di sicurezza algerini sono stati uccisi nel nord del paese dall’esplosione di una potente bomba di fabbricazione artigianale. L’attacco, secondo fonti governative, è avvenuto nella regione di M’Sila, a 200 chilometri a sud-est della capitale Algeri.


militari russi in CeceniaCecenia (Fed. Russa). Il 5 nel distretto meridionale di Vedenò 3 soldati russi sono morti quando il camion su cui viaggiavano è saltato su una mina piazzata dagli indipendentisti e altri 3 militari sono stati uccisi in diversi attacchi condotto dai guerriglieri contro postazioni dell’esercito nei dintorni di Grozny, dove invece in uno scontro a fuoco è stato ucciso un poliziotto ceceno.
Lo stesso giorno nel distretto sud-orientale di Nojai-Yurt un altro soldato russo è stato ucciso in un combattimento con i guerriglieri.
Il 6 a Grozny la polizia ha ucciso un guerrigliero ceceno che si nascondeva in un appartamento della città.
Secondo i comandi della guerriglia cecena, nei combattimenti verificatisi nei distretti meridionali tra il 3 e il 6 sono stati uccisi 40 tra soldati russi e paramilitari ceceni e solo 3 guerriglieri sono rimasti uccisi. Gli scontri più violenti si sarebbero avuti nel distretto di Nojai-Yurt, dove 9 soldati e 2 indipendentisti hanno perso la vita e dove l’aviazione e l’artiglieria russa sarebbero più volte entrate in azione.
Sempre secondo i comandi indipendentisti, nella settimana che va dal 28 maggio al 3 giugno gli attacchi contro le forze russe avrebbero causato la morte di 125 militari russi e ceceni.
Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dell’Interno del governo ceceno filorusso, dall’inizio del 2005 sono stati uccisi 43 indipendentisti e 28 poliziotti.
Continuano intanto nel vicino Daghestan le uccisioni degli ufficiali di polizia da parte dei locali ribelli islamici: il 2 a Makhachkala è stato ucciso un tenente della polizia daghestana; l’8 sempre nella capitale daghestana è stato assassinato un agente del ministero della Giustizia.

Burundi. L'1 l'esercito ha ucciso 17 ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo armato ancora attivo nel Paese. Secondo fonti del Fnl, l'esercito avrebbe teso loro un'imboscata nella zona di Kabezi, a sud della capitale. Le forze armate affermano invece che gli scontri sono iniziati dopo che un militare governativo era stato preso in ostaggio.

Rep. Dem. Congo. Negli scontri in Ituri, il 3 è morto un casco blu del Nepal. Il militare asiatico si trovava a bordo di un elicottero dell'Onu che era in missione per indagare sui rapimenti ai quali i miliziani sottopongono la popolazione civile. Il velivolo è stato colpito e abbattuto e per uno dei soldati non c'è stato nulla da fare.

Costa d'Avorio. Sono almeno 4 le persone uccise il 5 nella città occidentale di Duékué. La località è già stata teatro la scorsa settimana di violenti scontri fra le diverse popolazioni locali, che hanno determinato numerose vittime. I quattro sono stati uccisi a coilpi di pistola e appartengono alla tribù Dioula.

Mauritania. Le autorità militari mauritane hanno reso noto che 15 soldati sono stati uccisi il 6 in un'imboscata tesa loro in una zona desertica nel nord, non lontano dal confine con il Mali e l'Algeria. L'aggressione è stata compiuta da circa 150 uomini armati, che secondo il governo fanno parte del "Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento" (Gspc), il movimento islamico integralista con base in Algeria.

Kenya. La sera del 5 la polizia kenyota ha sparato su una folla di manifestanti uccidendo uno studente e ferendo decine di persone alla periferia di Garrisa, 350 chilometri a nord-est di Nairobi. Una settantina di manifestanti sono stati arrestati. Studenti, professori e abitanti della zona protestavano contro il progetto di alcuni imprenditori privati di costruire su una parte del campus della scuola di Garrisa.

Somalia. Duniya Muhiyadin Nur, giornalista della radio-televisione somala 'Horn Afrik', è stata uccisa il 6 da colpi di arma da fuoco mentre era nella sua auto nei pressi di Afgoi, 30 chilometri da Mogadiscio. La giornalista stava andando verso Afgoi per seguire le manifestazioni di protesta della popolazione locale.
Nello stessso giorno, almeno 30 persone sono rimaste uccise e decine ferite negli scontri tra clan tribali, nella regione centrale somala di Galgudud e nella città settentrionale di Beletweyne. Le violenze sarebbero state causate da dispute sull'accesso e il controllo delle risorse del territorio. 

Etiopia. Sono almeno 22 i civili uccisi negli scontri con le forze di sicurezza ad Addis Abeba nella giornata di mercoledì. Si tratta della piu' grave esplosione di violenza che colpisce la capitale etiope negli ultimi quattro anni, affermano fonti ospedaliere.
A questi, il 9, si aggiungono 4 persone decedute in ospedale in seguito alle ferite riportate.

Categoria: Guerra
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