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Sono stati condannati a 439 anni di carcere ciascuno i due pirati somali accusati di aver sequestrato, nell'ottobre 2009, il peschereccio basco "Alakranà". L'ha decretato oggi l'Audiencia Nacional di Madrid. Il sequestro avvenne nelle acque dell'Oceano indiano, di fronte alla Somalia, e durò quarantasette giorni.
La pubblica accusa ha chiesto inizialmente una condanna di 220 anni per Cabdullahi Cabduwily (alias Abdu Willy) e Raageggesey Hassan Aji, ma in seguito ha deciso di raddoppiare la pena, a causa delle testimonianze rilasciate dai pescatori dell'Alakranà. Questi ultimi hanno raccontato i giorni del sequestro, durante i quali i pirati hanno ripetutamente minacciato di uccidere gli ostaggi con raffiche di mitra e lanciagranate. I due somali sono stati dichiarati colpevoli dei reati di associazione per delinquere, sequestro, furto con violenza e reati contro l'integrità morale.
Secondo l'Audiencia Nacional, a pagare il riscatto per i trentasei marinai del peschereccio non fu la società armatrice, ma un ente appartenente al governo spagnolo.