Scritto per noi da
Matteo Colombi
“Siccome non vi è alcuna
nazione che minaccia la Cina, uno deve domandarsi: Perché questo crescente
investimento? Perché continuano queste larghe, e crescenti, spese per gli
armamenti?” Così ha detto Donald Rumsfeld, Segretario della Difesa, il 3 Giugno
in visita alla Conferenza di Singapore indetta dall’International Institute of
Strategic Studies di Londra
[i].

Rispetto alle dimensioni
e potenza tecnica e di fuoco delle Forze Armate americane, non vi sono altri
che possano contendere. Gli Usa oggi spendono più per le forze armate che tutti
gli Europei e la Cina messi insieme. La Air Force già progetta di ‘armare’ lo
spazio, perseguendo l’obiettivo di ‘space supremacy’, con cui minacciare il
resto del mondo
[ii]. Basterebbe sostituire la
parola Cina con Usa e la domanda di Rumsfeld andrebbe rivolta come specchio
riflesso: “Siccome non vi è alcuna nazione che minaccia gli Usa, uno deve
domandarsi: Perché questo crescente investimento? Perché continuano queste
larghe, e crescenti, spese per gli armamenti?”
In primis, come ha detto
l’amministrazione Bush con la National Security Strategy del 2001
[iii]
gli Usa si pongono l’obiettivo di rendersi irraggiugibili in termini di potenza
militare; così di dissuadere altri dal competere con essi, anche solo a livello
regionale. È il sogno dell’unipolarità permanente, garantita dalla tecnologia,
e la minaccia implicita che ne deriva per chiunque segua vie autonome sul
pianeta.
Per l’elite al potere, e
in questa elite vanno inclusi i Democratici alla Kerry, il pericolo che incombe
però è sempre quello del declino imperiale, della ritirata da posizioni ed
avamposti acquisiti. Poiché gli Usa sono presenti militarmente (con basi o
accordi) in oltre il 50% delle nazioni del mondo, in un certo senso
l’estensione dell’Impero finisce per definire la concezione di ‘Difesa’ che le
elite Americane hanno.

La Cina in questo senso è
un doppio problema: è un polo di investimenti e rendite notevoli per molte aziende
americane, ed è oggi uno dei maggiori finanziatori del debito pubblico e
privato americano; inoltre ha le dimensioni economiche e demografiche, e la
competenza tecnica, per ridurre l’egemonia americana almeno in Asia. E, a
differenza dell’Europa, non ha basi militari americane sul suo territorio. È un
giocatore relativamente autonomo.
Che la Cina si stia
armando, che le sue elite parlino apertamente di una ascesa a ruolo di egemone
regionale per vie incruente, che il governo cinese minacci guerra a Taiwan,
tutto ciò è vero. Nessuno può dormire sonni tranquilli. Il militarismo, lo
sciovinismo sono malattie diffuse, ed appaiono come terapie utili per
governanti incerti dei propri consensi.
Tuttavia rimane il fatto
tragicomico di un paese armato fino i denti, e con gli stivali in buona
parte
del mondo, gli Usa, che si fa certe domande. Ed è ancora più grave che
gli Stati Uniti non si accorgano di essere è parte del problema. La
Cina si arma per ridurre la distanza con
gli Usa, per poter avere una chance di successo in un potenziale
conflitto.
Quello che più preoccupa
sono le profezie autoavverantesi: a Chicago questi sono giorni di primo caldo
la gente si accalca per le strade, indaffarata con il vivere, chi lavora per
sopravvivere, chi fa la bella vita andando per negozi, chi, quando i mercati
finanziari chiudono, va in un bar pieno di yuppie a bere alcoolici e parlare di
donne in maniera volgare. Le migliaia di facce tutte diverse si mescolano come
granelli di sabbia soffiati in mille diverse direzioni, ma tutti distratti dall’oggi,
dal vivere nel momento.
L’affondo di Rumsfeld è
rivolto anche a loro. A mantenere e rinfocolare quel senso di paura, di timore,
di pericolo che sorge. Rumsfeld non è stato il solo. In tutte le edicole
campeggia il titolo dell’Atlantic Monthly: “Come combatteremmo la Cina
[iv]” che è un esercizio in analisi strategica, ma al
contempo è parte di un esplicito sottofondo, un modo di preparare la
popolazione all’eventualità, infatti all’ineluttabilità di un conflitto
sino-americano. L’elite americana si interroga sulle possibilità di vittoria,
ed i costi, ma al contempo cerca di preparare la nazione. I tamburi di guerra
in questo paese rullano sempre con molto anticipo. Affinché si sia sempre
pronti ad accettare la guerra che verrà.
[i] CBS NEWS. Singapore, Giugno 4. “Rumsfeld Scorns China Buildup”
[ii] Tim Weiner. “Air Force Seeks Bush’s Approval for Space Weapons
Program.”
The New York Times, Maggio, 18, 2005
[iii] 2002
National Security Strategy. White House.
[iv] Robert D. Kaplan “How We Would Fight China”
The Atlantic Monthly,
Giugno, 2005