12/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un quarto degli americani si definisce 'cristiano rinato'. Che cosa vogliono?
Dal nostro inviato
Alessandro Ursic
 
In una recente puntata del suo Late Night Show, l'anchor-man della Cbs David Letterman ha riassunto in una frase il fervore religioso che anima una crescente parte della popolazione statunitense. Al numero due della sua lista satirica delle dieci cose da dire prima di mangiare un cheeseburger da quasi sette chili – appena introdotto nel menu di un fast-food in Pennsylvania – c’era “What would Jesus do?”. A giudicare dalle risate in sala, per il cosmopolita pubblico newyorchese del Late Night Show questa è stata la migliore battuta della serata. Al contrario, almeno un quarto degli americani non deve averla trovata divertente, anzi. “Cosa farebbe Gesù” è una frase che si sente sempre più spesso negli Usa: per i cosiddetti born-again Christians, gli evangelici che dicono di aver scoperto la vera fede e vivono secondo i dettami della Bibbia, essa rappresenta una specie di punto di riferimento quotidiano.
 
Che cosa vogliono. Oggi il 25 per cento degli americani si definiscono cristiani rinati. Non tutti gli osservatori concordano sul fatto che negli ultimi anni gli evangelici siano aumentati in percentuale. Ma anche se non sono cresciuti di numero, sicuramente fanno più rumore. Personaggi influenti sulla scena politica, economica e giudiziaria americana fanno parte di questa corrente: lo zoccolo duro del partito repubblicano ora è formato dagli evangelici, e lo stesso George W. Bush è un born-again. Conscio della propria influenza, il movimento evangelico punta a ridefinire i confini tra Stato e Chiesa. Vorrebbe introdurre il momento della preghiera nelle scuole e rendere più severa la legge sull’aborto. Non vuole saperne di matrimoni gay né di eutanasia: nel caso di Terri Schiavo – la donna della Florida in stato vegetativo da 15 anni alla quale è stata staccata la spina – gli evangelici si sono schierati compatti dietro il presidente Bush e la sua difesa della “cultura della vita”. Ma è proprio su questo punto che molti non capiscono la mentalità degli evangelici: mentre dicono di essere “pro-vita” sulla questione dell’aborto, quasi tutti sono contemporaneamente favorevoli alla pena di morte. 
 
Domenica in compagnia. Nashville, Tennessee. La città con più chiese pro-capite in America è non a caso soprannominata la “fibbia” della Bible belt, la cintura religiosa degli Usa. Eccoli qui, gli americani che i secolarizzati europei non capiscono. E’ una calda domenica di giugno e come ogni anno centinaia di membri della chiesa battista – di stampo conservatore e molto diffusa nel sud degli States – partecipano a un picnic in riva al lago a pochi chilometri dalla città, per festeggiare l’arrivo dell’estate. Sono in grande maggioranza bianchi adulti. L’età media è sulla cinquantina, ma non mancano le famiglie giovani con bambini piccoli. Minoranze, poche: un po’ di asiatici, qualche ispanico, ancor meno gli afro-americani. E poi ci sono decine di teenager, papa-boys all’americana: bevono al massimo una birra perché ubriacarsi è male, non si drogano, sono orgogliosi di essere vergini. Tutti dicono di pregare ogni giorno, hanno letto la Bibbia anche più di una volta (“una mia amica ha letto trenta traduzioni diverse”, dice gioiosa una signora), e indicano come loro negozio preferito l’enorme LifeWay Christian Store del centro. Un posto inconcepibilmente kitsch anche nel più religioso paese europeo: vende libri e biglietti d’auguri religiosi, dischi di pop/rock cristiano, Bibbie da colorare per bambini, cravatte e calzini con la croce.
 
La rinascita. Sia gli adulti sia i ragazzi dicono di aver scoperto la vera fede in un preciso momento, attraverso un’esperienza mentale profonda. Non dicono “ho sempre creduto”. Parlano invece di aver “ricevuto Dio” a una certa età, che può arrivare prima di quello che si pensi: sette-otto anni, per esempio. Cresciuti in famiglie religiose, anche se non erano ancora nell’età della ragione hanno capito che dovevano vivere seguendo l’esempio di Gesù. Alcuni ricordano una vera e propria esperienza mistica, come il pastore locale Rus Roach: descrive ancora nei particolari l’istante in cui ha ricevuto Dio, a dodici anni. “A un certo punto, mentre pregavo, ho cominciato a sudare sul volto e ad arrossire”, racconta.
 
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Alessandro Ursic

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