02/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Una presenza lunga dieci anni, gestita in modo diverso da due amministrazioni

La morte di bin Laden rappresenta un successo d'immagine per l'amministrazione Obama e, soprattutto, la scomparsa di un fantasma che ha giustificato scelte di politica estera e interna basate sull'immaginario del "nemico pubblico numero uno".
A PeaceReporter, Bruno Cartosio, docente di storia dell'America del Nord all'Università di Bergamo.

Al di là delle reazioni emotive ora, cosa ha significato bin Laden per gli stati Uniti dal punto di vista sociale, politico, dell'immaginario?

Superata la fase acuta dell'11 settembre, bin Laden è stato una specie di fantasma onnipresente per tutte le politiche Usa sull'area che va dall'Africa mediterranea all'Asia centrale e, in senso lato, verso il mondo islamico. Questa presenza ha influito anche sulle scelte di Washington che riguardavano la politica interna ai Paesi musulmani.
Il fantasma di bin Laden è sempre stato presente ma mai "determinante" se non nel caso dell'attacco all'Afghanistan. Ma lì siamo ancora nella zona di reazione immediata post-11 settembre.
Nel caso dell'Iraq - dove tra l'altro al Qaeda è arrivata dopo lo scoppio della guerra mentre non c'era con Saddam - bin Laden è scomparso per circa un anno dal frasario dell'amministrazione Bush, per poi essere evocato di nuovo quando le altre giustificazioni cadevano una dopo l'altra.
L'esempio di segno completamente diverso è l'evocazione di bin Laden da parte di Obama, che nel giugno-luglio 2009 - quindi da poco alla Casa Bianca - fece due discorsi al Cairo e ad Accra (Ghana) che rivelano il cambio di approccio da parte degli Usa. Obama parlò di amicizia con il mondo musulmano e sottolineava la necessità di un'evoluzione democratica non esportata, ma ottenuta attraverso la condivisione di valori. Parlò di bin Laden e del fondamentalismo ma ne fece un uso rovesciato rispetto a Bush, richiamando il dialogo invece che lo scontro di civiltà: "Noi facciamo la guerra a bin Laden ma siamo amici vostri".

Nell'ottobre del 2001, la guerra in Afghanistan coincide con il varo del Patriot act, che limita i diritti civili negli Usa. Quanto bin Laden c'è in questa misura? E, più in generale, il "fantasma" come ha trasformato l'America al suo interno?

Il Patriot act ha determinato una stretta molto significativa, che avrebbe avuto implicazioni gravi se fosse stato realmente messo in pratica. Però, cosa che non tutti sanno, c'è stata una reazione che si è concretizzata in forme di disobbedienza civile. I bibliotecari, per esempio, avrebbero dovuto segnalare alle autorità tutti i titoli di libri che venivano presi in prestito. Quasi nessuno ha rispettato questa imposizione, fatto molto importante, che la destra Usa ha occultato perché non poteva rivelare che ci fossero forme di resistenza civile.
L'altro processo significativo è l'unificazione dei servizi di intelligence sotto Michael Hayden, il predecessore di Leon Panetta.
Negli Usa di Bush, il fantasma di bin Laden si è combinato con quello della guerra, con il richiamo patriottico e la sollecitazione a non cambiare il "comandante in capo" che portò alla rielezione del presidente repubblicano nel 2004. Questi due fantasmi servivano da catalizzatore per il patriottismo militarista.

E adesso, senza il "cattivo numero uno"?

Oltre all'inevitabile ricaduta politica favorevole per Obama, registro quanto il New York Times scrive già oggi: "Attenti, bin Laden non c'è più, però bisogna mantenere alta la guardia perché al Qaeda continua a esistere".
Prevedo inoltre che sarà più facile andarsene dall'Afghanistan. La scomparsa del fantasma toglie anche qualche arma polemica ai repubblicani, che sono sempre più di destra. Infine permetterà forse una normalizzazione dei rapporti con il Pakistan, sempre ambivalenti. Nel dare l'annuncio della morte di bin Laden, lo stesso Obama ha sottolineato la collaborazione con i servizi, e quindi con il governo, pakistani.

Gabriele Battaglia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicitÓ