08/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontri a fuoco nelle favelas di Rio. Una guerra tra fazioni per il controllo della droga
  
scritto per noi da
Pietro Orsatti
 
Poliziotto in una favela di Rio
Ogni settimana nella zona di Rio de Janeiro, e lungo l'asse che collega la città con l'immensa area sub-urbana della Baixada Fluminense, si ripete il rituale della chiusura della Linha Vermelha da parte della polizia e l'inizio degli scontri a fuoco con gli abitanti delle favelas che costeggiano la grande autostrada che dal centro della città carioca raggiunge l'aeroporto internazionale e i municipi di Duque de Caixia, Sao Joao de Meriti e Nova Iguaçu. Un rituale di sangue, che ogni settimana porta a morti e feriti in una delle zone più densamente popolate dell'America Latina: un milione di persone in una manciata di chilometri quadrati.
 
Un'altra Palestina. Questa zona ormai è conosciuta come "La striscia di Gaza di Rio". Da più di un anno qui si sta svolgendo una vera e propria guerra tra fazioni del narcotraffico, gli abitanti delle varie favelas distribuite ai piedi del grande santuario di Penha e che si allineano lungo Linha Vermelha, Linha Amarela e Avenida Brasil e il 22° battaglione della Polizia Militare Maré tristemente conosciuto in tutta Rio per la brutalità e per l'elevato livello di corruzione dei suoi appartenenti. Del Maré si dice che non sia antagonista al crimine organizzato, se ne parla come di concorrente al traffico. Questo battaglione è stato trasferito in questa zona da pochi anni e, automaticamente, appena terminati i lavori di costruzione dell'immensa caserma del Maré circondata da tre fra le più violente favelas di Rio, è iniziata una guerra che ogni anno provoca dai 150 ai 250 morti e migliaia di feriti.

Guerra aperta.
Alla guerra in atto fra le grandi gang operanti, in particolare, nelle favelas di Bonsucesso, Do Timbau, Baixa Do Sapateiro, Nova Holanda, Vila Do Joao e Vila dos Pinheiros, caratterizzata da continue invasioni di abitanti di una favela delle case di una favela rivale e viceversa, invasioni che degenerano in continui scontri a fuoco nelle strade, si è aggiunto un apparato repressivo imponente, solo in parte legale, caratterizzato dall'uso di metodi violenti che in gran parte si rivolge non soltanto contro gli appartenenti alle varie bande, ma indistintamente anche verso tutti gli abitanti della zona.
 
Non solo Rio. L'ultima esplosione di violenza lungo la Linha Vermelha, per fare un esempio, è arrivata quando gli abitanti di Vila dos Pinherio avevano inscenato una protesta contro la polizia a causa del ferimento di una bambina di 4 anni durante un rastrellamento avvenuto a metà maggio. La situazione in poche ore è degenerata e la polizia del 22° battaglione ha chiuso la strada, immobilizzando il traffico per circa due ore, e ha iniziato uno scontro a fuoco che ha provocato un morto e una decina di feriti. Questa situazione non è limitata alla sola Rio de Janeiro. Secondo l'ultimo rapporto di Amnesty International, infatti, tutto il paese vede episodi di corruzione, violenza e discriminazione da parte della polizia. "Le operazioni di polizia condotte nelle baraccopoli sono state spesso reputate invasive e repressive - si legge nel rapporto - La polizia civile e militare ha sovente alimentato la violenza e la criminalità nelle zone povere ed emarginate, che continuano a essere al centro di livelli estremi di violenza armata, frequentemente associata al traffico di stupefacenti".
 
Favela di RioImpunità sovrana. Il livello delle violazioni dei diritti umani è rimasto estremamente elevato, nonostante le varie iniziative intraprese dal Segretariato speciale per i diritti umani del governo federale. I resoconti relativi all’operato delle forze di polizia, inefficaci, violente e corrotte, hanno messo in dubbio l’efficacia delle proposte di riforma presentate dal governo. Centinaia, forse migliaia di civili sono stati uccisi dalla polizia nel corso di presunti scontri a fuoco. Pochi, se non nessuno, di questi casi sono stati oggetto di accurate indagini. E inoltre sono giunte frequenti segnalazioni secondo cui la polizia avrebbe preso parte alle operazioni delle “squadre della morte” e il ricorso alla tortura in carcere o nelle caserme di polizia è diffuso e sistematico.

Approssimazioni per difetto.
Secondo le cifre ufficiali del governo federale, ammonterebbero a 663 le uccisioni perpetrate dalla polizia nello Stato di São Paulo e a 983 quelle nello Stato di Rio de Janeiro. Entrambe le cifre sono inferiori rispetto a quelle registrate negli ultimi anni. La stragrande maggioranza delle vittime era di sesso maschile, giovane, povera, nera. Quasi nessuno di questi episodi è approdato in un processo. "Il governo dello Stato di Rio de Janeiro - si continua a leggere nel rapporto - non è riuscito ad assicurare la difesa delle comunità emarginate, obiettivo di invasioni da parte di bande di trafficanti di droga. La reazione della polizia militare alle invasioni violente di due baraccopoli, Rocinha ad aprile e Vigário Geral a ottobre, è stata tardiva e, nel caso di Rocinha, brutale. In seguito a una delle invasioni, la governatrice dello Stato ha richiesto l’autorizzazione federale per schierare l’esercito nelle strade. La richiesta è stata di fatto respinta di fronte al rifiuto del governo dello Stato di Rio de Janeiro di impegnarsi a rispettare le disposizioni imposte dal governo federale".

Bambini di una favela di RioSquadroni della morte. Intanto in tutto il Paese le “squadre della morte” hanno continuato a prendere parte a esecuzioni extragiudiziali di sospetti criminali in situazioni spesso descritte come “pulizia sociale”, oltre che nel contesto della criminalità organizzata, con il frequente coinvolgimento diretto di agenti di polizia, in servizio o in congedo. E' il caso della strage avvenuta a marzo a Nova Iguaçu e Queimados, nella Baixada Fluminense: 29 persone, normalissimi passanti, pensionati, operai, casalinghe, minori, sono state uccise senza una ragione apparente. A maggio i primi arresti, quattro persone - ma il gruppo di fuoco della strage di marzo era composto da un numero ben maggiore - in parte ancora in servizio nella polizia e in parte in congedo.

La povertà dietro le quinte. "La violenza nelle aree urbane in questo paese - dichiara il sociologo Jeorge Romano - è strettamente connessa alla mancanza di infrastrutture sociali, alla miseria e alla mancanza di un senso di cittadinanza. Inoltre la presenza della polizia qui non è un deterrente, anzi, ogni politica di esclusiva repressione violenta da parte delle autorità di fenomeni illegali (come il furto di corrente elettrica o il mancato pagamento delle imposte) o realmente criminali (come il traffico di droga) serve solo ad alimentare una risposta ancora più violenta, un incremento costante di atti che non stento a chiamare di guerriglia, di morti assolutamente gratuite". E di morti gratuite a Rio se ne contano a decine ogni mese. Sono i morti per presunti proiettili vaganti nel corso di scontri a fuoco. Un fenomeno diffuso e che ha anche ricadute in settori imprevedibili come quello immobiliare. Nella zona Sul di Rio, la zona più ricca di Leblon e Copacabana, sullo stesso pianerottolo di un palazzo due appartamenti della stessa dimensione possono variare di prezzo del 70%: questa differenza è motivata dall'esposizione delle finestre delle case, ovvero se queste si trovino o meno in direzione di tiro.
Categoria: Guerra
Luogo: Brasile