Scontri a fuoco nelle favelas di Rio. Una guerra tra fazioni per il controllo della droga
scritto per noi da
Pietro Orsatti
Ogni settimana nella zona di Rio de Janeiro, e lungo l'asse che collega la città
con l'immensa area sub-urbana della Baixada Fluminense, si ripete il rituale della
chiusura della Linha Vermelha da parte della polizia e l'inizio degli scontri
a fuoco con gli abitanti delle favelas che costeggiano la grande autostrada che
dal centro della città carioca raggiunge l'aeroporto internazionale e i municipi
di Duque de Caixia, Sao Joao de Meriti e Nova Iguaçu. Un rituale di sangue, che
ogni settimana porta a morti e feriti in una delle zone più densamente popolate
dell'America Latina: un milione di persone in una manciata di chilometri quadrati.
Un'altra Palestina. Questa zona ormai è conosciuta come "La striscia di Gaza di Rio". Da più di
un anno qui si sta svolgendo una vera e propria guerra tra fazioni del narcotraffico,
gli abitanti delle varie favelas distribuite ai piedi del grande santuario di
Penha e che si allineano lungo Linha Vermelha, Linha Amarela e
Avenida Brasil e il 22° battaglione della Polizia Militare Maré tristemente conosciuto
in tutta Rio per la brutalità e per l'elevato livello di corruzione dei suoi appartenenti.
Del Maré si dice che non sia antagonista al crimine organizzato, se ne parla come
di concorrente al traffico. Questo battaglione è stato trasferito in questa zona
da pochi anni e, automaticamente, appena terminati i lavori di costruzione dell'immensa
caserma del Maré circondata da tre fra le più violente favelas di Rio, è iniziata
una guerra che ogni anno provoca dai 150 ai 250 morti e migliaia di feriti.
Guerra aperta. Alla guerra in atto fra le grandi gang operanti, in particolare, nelle favelas
di Bonsucesso, Do Timbau, Baixa Do Sapateiro, Nova Holanda, Vila Do Joao e Vila
dos Pinheiros, caratterizzata da continue invasioni di abitanti di una favela
delle case di una favela rivale e viceversa, invasioni che degenerano in continui
scontri a fuoco nelle strade, si è aggiunto un apparato repressivo imponente,
solo in parte legale, caratterizzato dall'uso di metodi violenti che in gran parte
si rivolge non soltanto contro gli appartenenti alle varie bande, ma indistintamente
anche verso tutti gli abitanti della zona.
Non solo Rio. L'ultima esplosione di violenza lungo la Linha Vermelha, per fare un esempio,
è arrivata quando gli abitanti di Vila dos Pinherio avevano inscenato una protesta
contro la polizia a causa del ferimento di una bambina di 4 anni durante un rastrellamento
avvenuto a metà maggio. La situazione in poche ore è degenerata e la polizia del
22° battaglione ha chiuso la strada, immobilizzando il traffico per circa due
ore, e ha iniziato uno scontro a fuoco che ha provocato un morto e una decina
di feriti. Questa situazione non è limitata alla sola Rio de Janeiro. Secondo
l'ultimo rapporto di Amnesty International, infatti, tutto il paese vede episodi
di corruzione, violenza e discriminazione da parte della polizia. "Le operazioni
di polizia condotte nelle baraccopoli sono state spesso reputate invasive e repressive
- si legge nel rapporto - La polizia civile e militare ha sovente alimentato la
violenza e la criminalità nelle zone povere ed emarginate, che continuano a essere
al centro di livelli estremi di violenza armata, frequentemente associata al traffico
di stupefacenti".
Impunità sovrana. Il livello delle violazioni dei diritti umani è rimasto estremamente elevato,
nonostante le varie iniziative intraprese dal Segretariato speciale per i diritti
umani del governo federale. I resoconti relativi all’operato delle forze di polizia,
inefficaci, violente e corrotte, hanno messo in dubbio l’efficacia delle proposte
di riforma presentate dal governo. Centinaia, forse migliaia di civili sono stati
uccisi dalla polizia nel corso di presunti scontri a fuoco. Pochi, se non nessuno,
di questi casi sono stati oggetto di accurate indagini. E inoltre sono giunte
frequenti segnalazioni secondo cui la polizia avrebbe preso parte alle operazioni
delle “squadre della morte” e il ricorso alla tortura in carcere o nelle caserme
di polizia è diffuso e sistematico.
Approssimazioni per difetto. Secondo le cifre ufficiali del governo federale, ammonterebbero a 663 le uccisioni
perpetrate dalla polizia nello Stato di São Paulo e a 983 quelle nello Stato di
Rio de Janeiro. Entrambe le cifre sono inferiori rispetto a quelle registrate
negli ultimi anni. La stragrande maggioranza delle vittime era di sesso maschile,
giovane, povera, nera. Quasi nessuno di questi episodi è approdato in un processo.
"Il governo dello Stato di Rio de Janeiro - si continua a leggere nel rapporto
- non è riuscito ad assicurare la difesa delle comunità emarginate, obiettivo
di invasioni da parte di bande di trafficanti di droga. La reazione della polizia
militare alle invasioni violente di due baraccopoli, Rocinha ad aprile e Vigário
Geral a ottobre, è stata tardiva e, nel caso di Rocinha, brutale. In seguito a
una delle invasioni, la governatrice dello Stato ha richiesto l’autorizzazione
federale per schierare l’esercito nelle strade. La richiesta è stata di fatto
respinta di fronte al rifiuto del governo dello Stato di Rio de Janeiro di impegnarsi
a rispettare le disposizioni imposte dal governo federale".
Squadroni della morte.
Intanto in tutto il Paese le “squadre della morte” hanno continuato a
prendere parte a esecuzioni extragiudiziali di sospetti criminali in
situazioni spesso descritte come “pulizia sociale”, oltre che nel
contesto della criminalità organizzata, con il frequente coinvolgimento
diretto di agenti di polizia, in servizio o in congedo. E' il caso
della strage avvenuta a marzo a Nova Iguaçu e Queimados, nella Baixada
Fluminense: 29 persone, normalissimi passanti, pensionati, operai,
casalinghe, minori, sono state uccise senza una ragione apparente. A
maggio i primi arresti, quattro persone - ma il gruppo di fuoco della
strage di marzo era composto da un numero ben maggiore - in parte
ancora in servizio nella polizia e in parte in congedo.
La povertà dietro le quinte. "La violenza nelle aree urbane in questo paese - dichiara il sociologo Jeorge
Romano - è strettamente connessa alla mancanza di infrastrutture sociali, alla
miseria e alla mancanza di un senso di cittadinanza. Inoltre la presenza della
polizia qui non è un deterrente, anzi, ogni politica di esclusiva repressione
violenta da parte delle autorità di fenomeni illegali (come il furto di corrente
elettrica o il mancato pagamento delle imposte) o realmente criminali (come il
traffico di droga) serve solo ad alimentare una risposta ancora più violenta,
un
incremento costante di atti che non stento a chiamare di guerriglia, di morti
assolutamente gratuite". E di morti gratuite a Rio se ne contano a decine ogni
mese. Sono i morti per presunti proiettili vaganti nel corso di scontri a fuoco.
Un fenomeno diffuso e che ha anche ricadute in settori imprevedibili come quello
immobiliare. Nella zona Sul di Rio, la zona più ricca di Leblon e Copacabana,
sullo stesso pianerottolo di un palazzo due appartamenti della stessa dimensione
possono variare di prezzo del 70%: questa differenza è motivata dall'esposizione
delle finestre delle case, ovvero se queste si trovino o meno in direzione di
tiro.